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Giovinazzo (Ba). La prima visita di Mons. Cornacchia alla Chiesa dello Spirito Santo di Giovinazzo

Una immagine della visita di Mons. Cornacchia. (foto A. N.) ndr.
L’intervista in occasione della ricorrenza della consacrazione della Chiesa 


di Annamaria Natalicchio 

GIOVINAZZO (BA), 11 LUG. -  Era la prima volta che S.E. Mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi dal 20 febbraio 2016, varcava la soglia del portale della Chiesa dello Spirito Santo di Giovinazzo. L’occasione una ricorrenza importante non solo per questo tempio trecentesco nel cuore del centro storico che trasuda storia e devozione, ma anche per la comunità giovinazzese tutta. Sono passati più di 6 secoli, 619 anni per la precisione, infatti, da quando l’illustre discendente di una nobile e potente famiglia giovinazzese, il vescovo Pavone Griffi, fece consacrare il tempio. Due anni prima, con bolla pontificia del 27 novembre 1395 fu proprio papa Bonifacio IX a concedere a Monsignor Griffi l'autorizzazione ad edificare la chiesa dello Spirito Santo e costituire una Collegiata Insigne di preti direttamente dipendente dalla Santa Sede. Tale privilegio durò sino al 1818 quando papa Pio IX l'assoggettò alla giurisdizione episcopale. La visita di venerdì 8 luglio di sua eccellenza Mons. Domenico Cornacchia, fortemente voluta dal rettore della chiesa Don Saverio Minervini, ha visto oltre ad una grande partecipazione di fedeli, la presenza del sindaco della città, Tommaso Depalma, con l’Arciconfraternita della S.S. Trinità e la Confraternita della Madonna del Rosario in grande spolvero per l’occasione. A pochi mesi dall’inizio del suo Ministero episcopale, la breve intervista che S.E. Mons. Domenico Cornacchia ci ha gentilmente rilasciato. 

D. - Eccellenza, sono passati più di sei secoli dalla consacrazione di questa Chiesa in capo ad un suo illustre predecessore, il vescovo Pavone Griffi, in seguito a questa straordinaria ricorrenza le chiediamo se si interesserà affinchè questa comunità, piccola ma molto devota, rimanga tale e migliori, così come ha già sollecitato don Saverio Minervini, considerati i lavori di restauro che necessitano a questo tempio? 

R. - Ringrazio di questo momento che lei mi offre per rivolgermi a tutti i lettori e porgo un saluto benaugurante per le prossime vacanze e festività. E certamente non posso non esprimere la convinzione che sono le piccole realtà quelle verso le quali ci dobbiamo orientare. Papa Francesco in continuazione ci esorta ad andare verso le periferie, soprattutto quelle umane, e se io sono qui in questa comunità, la Chiesa dello Spirito Santo in Giovinazzo, nel giorno in cui celebriamo la memoria della consacrazione di questa bellissima e storica Chiesa, significa che sottoscrivo mille volte quello che lei si augura. Certo non dobbiamo chiudere gli occhi dinanzi ad una realtà – prosegue il presule - cioè che la vita della città si è decentrata, si è estesa verso le periferie, verso le nuove arterie di comunicazione, verso le strade commerciali. Una volta le chiese erano all’interno del cuore della città antica, ormai la città antica è bella per la sua storia e la sua arte ma comprendiamo bene che molti centri storici sono delle isole svuotate, senza vita. Non è il caso di quello di Giovinazzo. Tuttavia noi dobbiamo sentire forte il dovere da parte nostra di conservare anche i beni culturali-artistici che ci sono stati tramandati e di affidarli alle future generazioni in uno stato ancora migliore. Devo dire che già questa Chiesa dello Spirito Santo qui a Giovinazzo è tenuta in ottimo stato per la fede, la carità e la solidarietà di coloro che la frequentano, e poi se il vescovo è presente qui tramite un suo delegato, un rettore, che si prende cura di questa Chiesa (don Saverio Minervini ndr), ciò denota l’affetto, l’affezione e l’amore che io stesso ho per questa realtà. Sono circa cinque mesi che sono in mezzo a voi e mi auguro di farmi carico sempre più non solo di questa ma di tante altre chiese della città. 

D. - Qui, in questo tempio, è venerato il Beato Nicola Paglia, cercherà come primo rappresentante della diocesi di sostenere la causa del beato, visto che sono trascorsi tanti secoli? 

R. - Sicuramente, farò di tutto perchè si rimetta in cammino questa causa verso la canonizzazione del Beato Nicola Paglia, nato qui a Giovinazzo, egli era un domenicano, io porto il nome di Domenico. Vengo da una chiesa diocesana, dove abbiamo avuto recentemente la gioia di vedere annoverato tra i santi un cittadino di quella diocesi di Lucera e Troia, Francesco Antonio Fasani, e mi sono adoperato per rimettere in cammino un’altra causa di un beato, Agostino Kažotić, che fu vescovo di Zagabria e di Lucera, anch’egli domenicano, e io spero – così chiosa Mons. Cornacchia - che come ho già fatto per il beato Agostino, farò per il beato Nicola. Auguri a tutti voi.





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