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42° FESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA - Francesca da Rimini di Mercadante

Una immagine della rappresentazione. (foto D.L.) ndr.
Prima esecuzione di un’opera mai rappresentata

di Daniele Lo Cascio

MARTINA FRANCA (TA), 4 AGO. - A centottatantacinque anni dalla sua composizione il Festival della Valle d’Itria porta alla luce una pregevole opera del compositore pugliese Saverio Mercadante: Francesca da Rimini. L’opera composta tra il 1830 e il 1831 durante un soggiorno a Madrid del compositore non andò mai in scena probabilmente per l’inadeguatezza vocale delle cantanti a cui inizialmente era destinata. Ben noto il soggetto relativo ai due personaggi divenuti archetipi culturali per l'Occidente: Paolo e Francesca, gli sfortunati amanti immortalati da Dante nel Quinto Canto della Divina Commedia. L’allestimento martinese costituisce una rappresentazione di altissimo livello qualitativo illuminato dall’estro e dall’eleganza del maestro Pier Luigi Pizzi che ne ha firmato regia, scene e costumi. Semplici le scene costituite da soli leggerissimi drappi neri sul perimetro dell’atrio del Palazzo Ducale che mossi dal vento creavano quell’atmosfera surreale, quasi onirica, nella quale erano immerse le figure dei protagonisti le cui vesti, gonfiate dal vento, parevano farli sortire da un quadro di El Greco con tutto il loro spessore emotivo nella loro aulica bellezza. A tinte unite i colori dei costumi dei personaggi a rappresentare quel caleidoscopio di sentimenti e di personalità diversamente rappresentato dall’umanità. Di grande presenza scenica il coro della Filarmonica di Stato “Transilvania” di Cluj-Napoca che insieme agli undici danzatori formavano un tutt’uno inscindibile degno dei grandi teatri d’opera, per sicurezza e precisione il primo, per eleganza del portamento i secondi seguendo le coreografie di Georghe Iancu. L’Orchestra Internazionale d’Italia magistralmente diretta da Fabio Luisi era costituita da un’organico abbastanza esteso, così come richiede la partitura, ha saputo ben rendere i momenti di tensione psicologica come il riapparire di Paolo, i dubbi di Lanciotto, i rimpianti di Francesca alla fine del primo atto sottolineati dal pizzicato dell’arpa o la scoperta del tradimento da parte di Lanciotto. Manifesto è lo stile rossiniano della partitura, ogni personaggio si presenta e denota subito la sua cifra con un’aria di esordio che ben descrive il suo stato d’animo. Eccellente l’interpretazione del soprano Leonor Bonilla nel ruolo di Francesca che ha dato prova di grande agilità lungo tutta l’opera, allo stesso modo il contralto Aya Wakizono nel difficile ruolo en travesti di Paolo; Mert Süngü tenore ha cantato con una bella voce brillante e allo stesso tempo vigorosa nel ruolo di Lanciotto. Molto bene anche, seppur nelle loro più limitate parti, Antonio di Matteo (Guido), Larisa Martinez e Ivan Ayon Rivas (Isaura e Guelfo). Ieri la seconda rappresentazione al Festival, la terza e ultima domani giovedì 4 agosto.





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