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Estero. In migliaia rendono omaggio a Shimon Peres, domani i funerali

Morto Simon PEres in Iraele. (foto Agi) ndr.

di Redazione

GERUSALEMME (ISR), 29 SETT. (AGI) - In Israele è il giorno del dolore per la morte di Shimon Peres, l'ex presidente e Permio Nobel per laPace morto nelle prime ore di mercoledì all'età di 93 anni. Una fila ininterrotta di migliaia di cittadini sta rendendo omaggio alla bara avvolta nella bandiera con la stella di David nella camera ardente allestita davanti alla Knesset, il Parlamento israeliano. Tra i primi ad arrivare l'ex presidente americano Bill Clinton. Peres verra' sepolto domani al cimitero dei Grandi della Nazione sul monte Herzl, a pochi metri da Yitzhak Rabin, l'ex premier protagonista come lui della stagione degli Accordi di Oslo, ucciso da un estremista ebraico nel 1995. Come allora, polizia e forze di sicurezza sono impegnate in un massiccio sforzo per garantire una funzione a cui parteciperanno capi di Stato e leader da tutto il mondo. Verranno infatti a dare l'ultimo saluto al "caro amico" sia il presidente americano, Barack Obama, insieme alla moglie Michelle, che Bill Clinton, accompagnato da Hillary, candidata democratica alle imminenti presidenziali Usa. Oltre a loro, hanno annunciato la partecipazione il principe Carlo d'Inghilterra, l'ex premier britannico Tony Blair, il segretario di Stato americano John Kerry, il presidente tedesco Joachim Gauck, il presidente francese Francois Hollande, insieme al premier canadese Justin Trudeau e al re di Spagna Felipe VI. La bara di Peres restera' esposta al pubblico fuori dal Parlamento fino alle 21. Domani mattina alle 8.30 ora locale (alle 7.30 italiane) il corteo lascera' la Knesset per il cimitero dove avverra' la funzione davanti alla tomba di Theodore Herzl, con la partecipazione prevista di 5mila persone. Tutte le principali arterie che portano al Parlamento resteranno chiuse fino alla fine della processione. Una seconda cerimonia piu' intima, con soli 500 partecipanti tra cui capi di Stato mondiali, seguira' al cimitero dei Grandi della Nazione. La famiglia Peres ha chiesto all'artista David D'Or di cantare la preghiera ebraica durante la funzione. Prenderanno la parola i tre figli, Tsvia Walden, Yoni e Chemi, insieme al presidente Reuven Rivlin e al presidente della Knesset, Yulli Edelstin, oltre a diversi leader mondiali, a cominciare da Obama. La polizia, ha spiegato il commissario Roni Alsheikh, "sta affrontando un'operazione di proporzioni senza precedenti" nei preparativi per il funerale. "Ci saranno 7mila agenti, e altri volontari che verranno dispiegati sul campo per proteggere e mantenere l'ordine pubblico cosi' come per dirigere il traffico a Gerusalemme". E' infatti alto l'allarme per timori di attentati o attacchi da parte di 'lupi solitari' come quelli che dall'ottobre scorso insanguinano Israele e i Territori occupati. I leader che arriveranno all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv verranno trasferiti su mezzi corazzati e fatti viaggiare in convogli sotto la protezione della polizia. Peres si è spento nel sonno all'ospedale di Ramat Gan alla periferia di Tel Aviv, per le conseguenze di un ictus che lo aveva colpito il 13 settembre, anniversario degli accordi di Oslo. Con lui se ne è andato l'ultimo superstite della generazione dei padri fondatori dello Stato di Israele. E 'stato anche l'ultimo superstite dei tre vincitori del 1994 Nobel per la Pace premiando i loro "sforzi per la pace in Medio Oriente", concretizzato dal primo accordo di Oslo, che ha gettato le basi di una autonomia palestinese. Il leader palestinese Yasser Arafat è morto nel 2004, il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin fu assassinato nel 1995 e Peres riposerà a pochi metri da lui. Diversi gli incarichi istituzionali ricoperti, fin dalla prima elezione alla Knesset nel 1959 nelle fila del Mapai, il precursone del Labour. Negli anni, Peres ha guidato i dicasteri di Esteri, Difesa, Finanze e Trasporti, e' stato due volte premier, fino a diventare presidente, dal 2007 al 2012. Culmine del suo impegno per la pace sono stati gli Accordi di Oslo, firmati nell'agosto 1993 a Washington con il leader palestinese, Yasser Arafat, alla presenza dell'allora presidente americano, Bill Clinton, e del premier israeliano, Yitzhak Rabin. Un'intesa, frutto di lunghi e segreti negoziati, che valse ai tre uomini il premio Nobel per la Pace. Una lunghissima carriera politica per un uomo nato il 21 agosto del 1923 a Vishniev, in Polonia, ed emigrato con la famiglia in Palestina nel 1934, scampando all'orrore nazista che di li' a poco avrebbe decimato gli ebrei d'Europa e i suoi stessi parenti rimasti indietro. Messaggi di cordoglio sono piovuti su Israele, con i leader del mondo che hanno celebrato l'uomo della pace. Tra i primi, il presidente americano, Barack Obama, convinto che "ci sono poche persone che hanno cambiato la storia dell'umanita', non attraverso il loro ruolo negli eventi umani, ma perché allargano la nostra immaginazione morale e ci costringono ad aspettarci di piu' da noi stessi. Il mio amico Shimon Peres e' stato uno di questi". Bill Clinton, che insieme alla moglie Hillary, partecipera' ai funerali venerdi', ha ricordato quei giorni a Washington di 25 anni fa, quando "i critici lo chiamavano sognatore: era un lucido, eloquente sognatore fino alla fine". Commosso anche Paolo Gentiloni: "Voglio ricordare quanto si sia battuto in 30 anni per la soluzione politica del conflitto israelo-palestinese, in particolare per la soluzione dei due Stati. Oggi per rendergli omaggio bisogna dire non c'e' alternativa a quella soluzione". A questo coro di voci si e' unito anche il presidente dell'Autorita' nazionale palestinese, Abu Mazen, che lo ha ricordato come "un partner nella costruzione di una pace coraggiosa". Una visione non condivisa da tutti palestinesi, che ricordano il bombardamento di Qana, un villaggio nel sud del Libano, dove nel 1996 vennero uccisi 106 civili in un rifugio vicino a un edificio Onu, cosi' come il ruolo dell'allora premier laburista nella promozione dei primi insediamenti ebraici in Cisgiordania in seguito alla guerra del 1967. Esplicito il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, che ha esultato "per la morte di questo criminale". 





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