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In Libia un ospedale da campo italiano

L'Ospedale da campo in Libia. (foto Agi) ndr.

di Redazione

ROMA, 13 SETT. (AGI) - L'operazione Ippocrate in Libia è pronta a partire: l'Italia realizzerà un ospedale da campo a Misurata inviando sul posto 300 unità tra personale medico, addetti alla logistica e uomini che si occuperanno della sicurezza. La conferma arriva dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che intervenendo a Montecitorio dinanzi alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato assieme al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ha fornito i dettagli dell'intervento. "Siamo pronti per un ospedale a Misurata per un totale di circa 300 unità", ha detto Pinotti. "Una aliquota sarà composta da 65 tra medici e infermieri, 135 saranno addetti al supporto logistico generale che si occuperà di manutenzione, comunicazioni, gestione amministrativa etc. Di cento unità sarà invece composta una vera e propria 'force protection'". A supporto della missione sarà schierato un velivolo C27-J "per una eventuale evacuazione strategica" e lo stazionamento di una nave che è già "impegnata nel dispositivo di 'Mare sicurò con funzioni di supporto. Non si tratta dunque di una nave in più - ha precisato Pinotti - ma di una nave che è già in mare". L'ospedale da campo di Misurata, ha aggiunto Pinotti, consentirà di effettuare interventi per codice rosso e trasfusioni. La capacità finale sarà raggiunta dopo 3 settimane, con un massimo di 50 pazienti""a regime l'ospedale da campo opererà con l'ospedale civile di Misurata. L'inquadramento è quello di una missione umanitaria, che è importante che sia tempestiva e quindi il lavoro preparatorio che è stato fatto ad agosto serve per essere operativi al più presto". Respingendo le critiche dell'opposizione, Pinotti ha detto che "I militari italiani non sono già partiti per la Libia, sono pronti ma non sono già partiti". "Rispetto a degli obiettivi i militari si preparano, quindi sono predisposti - ha aggiunto - ma nessuno è partito, noi siamo pronti se il Parlamento ce lo dice, a partire subito. L'avvio della missione in Libia coincide con un momento particolarmente delicato della situazione sul campo, dopo che le forze del generale Haftar nei giorni scorsi hanno rivendicato la conquista di punti strategici della cosiddetta Mezzaluna petrolifera. Manovre che secondo Gentiloni sono "negative perché danneggiano il processo di stabilizzazione della Libia". Si tratta di miliziani "prevalentemente di nazionalità sudanese e del Ciad arruolati dal generale Haftar, che si sono scontrati con le guardie delle installazioni petrolifere. Non è certo di quali siti petroliferi siano stati presi, ma possiamo confermare che la situazione è instabile", ha aggiunto il capo della Farnesina. "Non si può dire che gli uni abbiano il controllo dei pozzi petroliferi nè che gli altri ne abbiano ripreso il controllo, ci sono contrasti di dimensione piuttosto limitata - ha aggiunto Gentiloni - Vedremo. Quello che è certo è che operazioni come queste sono negative perchè danneggiano il processo di stabilizzazione della Libia". Gentiloni ha ricordato: "il prossimo impegno al quale stiamo lavorando è la conferenza ministeriale che Kerry e io presiederemo a New York tra una decina di giorni. Il nostro impegno, al di là di confermare il sostegno a Serraj e alla lotta contro Daesh è molto concentrato sullo sforzo che Usa e Italia stanno portando avanti per ingaggiare al dialogo le componenti del generale Haftar. Anche per questo la reazione dei sei paesi di ieri rispetto alle operazioni di Haftar è stata ferma, perchè stiamo lavorando per tessere una trama di dialogo includendo anche il generale Haftar". In ogni caso, ha continuato il ministro degli Esteri, "la presa di Daesh sulla Libia è stata scongiurata, ma non è del tutto finita. Sui media libici girano oggi rivendicazioni di attentati a Bengasi e Tripoli, la cui attendibilità e assolutamente da verificare ma che ci dicono che quella situazione non è finita". Sono stati raggiunti risultati "molto importanti nel contrasto a Daesh - ha proseguito - la presenza a Sirte è ormai ridotta ad alcune sacche di resistenza, anche se non può essere definita del tutto conclusa questa operazione che ha avuto l'appoggio americano. Per Gentiloni, "il ritorno alla normalità di Sirte non sarà affatto semplice, il governo ha stanziato 500 mila euro per sminamento umanitario che stanno cominciando a essere efftuate in quell'area". E l'Italia continuerà a fare la sua parte sia sul fronte diplomatico, con l'invio "al più presto" dell'ambasciatore Giuseppe Perrone, sia con un impegno più massiccio sul fronte umanitario, con l'avvio dell'operazione Ippocrate: "Noi stiamo mandando dei medici in Libia con la necessaria protezione militare, stiamo andando a costruire un ospedale da campo, non stiamo mandando una portaerei. In Libia - ha concluso Gentiloni - non ci sono 'boots on the ground' di soldati italiani".





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