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Cinema. Presentato ALL ABC "Liberami", docufilm su un prete esorcista premiato a Venezia

Una immagine della presentazione. (foto M. C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 9 OTT. - Nessuno di noi prima di visionare questo documentario, avrebbe mai pensato che nell'epoca dell'alta tecnologia in Italia si praticassero ancora esorcismi. A quanto pare alla luce degli studi fatti da Federica Di Giacomo, all'anno in Italia se ne praticano a centinaia. Unico problema evidenziato: la carenza di esorcisti. Sarà per questo che non manca certo lavoro a Padre Cataldo, veterano palermitano della lotta a Satana, protagonista del documentario di Federica Di Giacomo, "Liberami", vincitore della sezione Orizzonti alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia. Il documentario presentato a Bari presso il cinema ABC, alla presenza della regista, di Antonella Gaeta e della psicologa Maria Cirone, ha suscitato nei presenti grande interesse e curiosità in merito a questa pratica poco conosciuta e circoscritta a vaghi ricordi risalenti alla fine degli anni 70 con il film L' esorcista, pellicola che ebbe il merito di aver segnato un'epoca, allora particolarmente incline a soggetti horror. Nel nostro caso invece si tratta di un docufilm, essenziale e metodico nelle riprese, che narra il quotidiano di una realtà a noi poco familiare. La telecamera segue con pazienza le giornate tumultuose di un uomo di chiesa, sempre pronto con cristiana disponibilità ad accogliere tanti fedeli che si presentano come indemoniati. La sala d’attesa della sua parrocchia è sempre colma di gente , sembra quasi quella di un medico di base o di uno specialista in cui una umanità variegata si presenta in preda a una sorta di depressione collettiva che si manifesta in questo caso in malesseri di origine diabolica. Una vera e propria emergenza spirituale, o almeno così viene trattata dalla Chiesa che, come si vede in uno dei momenti più accattivanti del documentario, organizza dei corsi di formazione e dei convegni per formare preti esorcisti. Una tematica che induce alla curiosità, spesso tra il sacro e il profano, ai limiti tra il malessere psicologico e la possessione del maligno. Una pellicola girata con sapienza senza eccedere nel cattivo gusto ma capace di sviscerare in modo chiaro il problema, in una Sicilia moderna ma allo stesso tempo legata a tradizioni che inducono lo spettatore a proiettarsi verso un bivio: accettare e constatare il vissuto, oppure proiettarsi a ritroso in un mondo antico dove individuare le radici di una tradizione dura a scomparire.





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