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Attualità. Valeriano Magni da Milano, riformatore e diplomatico apostolico per il dialogo interreligioso tra Chiesa e Stato

Il libro "Valeriano Magni da Milano", (foto) ndr.
di Redazione

FOGGIA, 24 NOV. - Giovedì 17 Novembre, alle ore 18, presso la Sala Rosa del Vento in Via Arpi a Foggia, si è tenuto un incontro dal titolo “Il Rapporto tra Chiesa e Istituzioni Civili nella Diplomazia Pontificia, in Mitteleuropa”. Sono intervenuti all’evento Padre Alfredo Di Napoli, storico della chiesa ed autore del libro Valeriano Magni da Milano, pubblicato per le Edizioni della Biblioteca Francescana, e il professor Mario Spedicato, docente di Storia Moderna presso l’Università del Salento e Presidente della Sezione di Lecce della Società di Storia Patria per la Puglia. 

L’incontro, organizzato dal MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) e dalla Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci di Foggia, ha rappresentato un’occasione di studio e di approfondimento delle lezioni di storia per alcune classi del Liceo Scientifico “G. Marconi” di Foggia accompagnate dalle docenti Rosaria Chirolli e Antonietta Pistone.

Valeriano Magni era un missionario apostolico, frate minore cappuccino, vissuto a Praga nel corso della Guerra dei Trent’anni (1618-1648), e incaricato da Propaganda Fide di intessere un dialogo diplomatico tra Chiesa e Stato, per ricattolicizzare l’Europa dopo l’ondata protestante. Il suo ideale era ispirato a San Lorenzo da Brindisi, elevato dalla Chiesa al titolo di "Dottore apostolico". L'opera riformistica di Magni si snoda attraverso due punti fondamentali: l'organizzazione dello stato ecclesiastico e il modo di trattare con i protestanti da lui chiamati "biblisti".

Valeriano si propone di dialogare a Vienna con Ferdinando II e in Polonia con Ladislao IV. 

La chiesa cattolica, difatti, cercava un confronto pacifico con le religioni luterana e calvinista, secondo gli accordi della Pace di Augusta (1555), che affermava i due principi del cuius regio, eius et religio, e del reservatum ecclesiasticum, e della Pace di Westfalia (1648), che segnò la fine dell’impero asburgico e della sua pretesa di costituire uno stato confessionale, a sola religione cattolica.

Dunque Valeriano Magni fu un riformatore e un diplomatico, che tentò di restituire decoro e dignità al dialogo interreligioso nel nome della tolleranza e del rispetto reciproco di tutte le confessioni. 

Durante la conferenza (foto) ndr.

I due relatori, Padre Alfredo Di Napoli ed il professor Mario Spedicato, hanno evidenziato l’attualità dell’opera missionaria del frate cappuccino che, soprannominato il Monaco lungo, si impegnò a ricattolicizzare il popolo boemo dopo la predicazione di Jan Hus, facendosi nemico dei Gesuiti. La sua lungimiranza fu pagata a caro prezzo, quando venne arrestato a Vienna. Il monaco insegnò anche filosofia a Praga e a Vienna, combattendo l’aristotelismo da posizioni agostiniane. 

L’attualità dell’opera riformatrice di Valeriano Magni è ancora implicitamente affermata dalle parole pronunciate da Papa Francesco nel corso del suo ultimo viaggio in Svezia, il 31 ottobre 2016: “Questo viaggio è importante perché è un viaggio ecclesiale, molto ecclesiale nel campo dell'ecumenismo… L'esperienza spirituale di Lutero ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio”.

D’altra parte, per amor di verità, bisogna ricordare che, nonostante il successivo spirito repressivo che assunse la Controriforma Cattolica, scatenando in Europa una vera e propria caccia alle streghe, il Concilio di Trento (1545-1563) fu indetto e convocato da Papa Paolo III nella speranza di poter incontrare i luterani e di poter instaurare con loro un proficuo dialogo interreligioso. Ma furono proprio i luterani a rifiutare l’invito e a snobbare il tentativo di incontro con i cattolici, non presentandosi al Concilio e lasciando di fatto soli i rappresentanti della chiesa di Roma.

(Comunicato Stampa dei Dipartimenti di Lettere e Storia e Filosofia del Liceo “Marconi” di Foggia)





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