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Si muore meno per infarto, diminuiscono ospedalizzazioni e cesarei, fratture di femore trattate più rapidamente

Sala operatoria in preparazione per intervento chirurgico

di Riccardo Guglielmi 

BARI, 17 DIC. - E’ da poche ore in rete il Piano Nazionale Esiti 2016 (PNE), sviluppato da AGENAS per conto del Ministero della Salute e consultabile con APP sul proprio smartphone e tablet. 
Dai dati emerge la fotografia dell’efficacia, sicurezza, efficienza e qualità delle cure prodotte nell’ambito del servizio sanitario. L’osservazione di 1371 ospedali evidenzia luci e tante ombre secondo gli indicatori di valutazione, aumentati da 146 a 158, e gli strumenti di audit. In generale scendono le ospedalizzazioni quando è corretta la presa in carica del paziente sul territorio, vedi le broncopatie croniche, o quando c’è una maggiore appropriatezza diagnostica e terapeutica, appendicectomia e tonsillectomia. L’analisi raffinata tra i volumi delle prestazioni e gli esiti dimostra che c’è molto da lavorare per ottenere risultati soddisfacenti. Tra le novità arriva il Treemap, la valutazione sintetica per singola struttura secondo 7 aree cliniche principali, cardiocircolatoria, neurologica, respiratoria, osteoarticolare e chirurgica, generale, oncologica, ostetrica ginecologica.
Tra le Regioni con più strutture (tra il 30 e il 50%) che riportano livello di qualità elevato, c’è la Lombardia, la Valle d’Aosta, la Pa di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia. Poi Toscana, Pa Trento e Sicilia che hanno tra il 15 e il 30% di strutture di livello alto. La media italiana è del 14,7%. Al contrario tra le Regioni con più strutture di bassa qualità troviamo Campania, Abruzzo e Molise. 
In generale, a parte la Sicilia, sono tutte le regioni meridionali ad avere la maglia nera per percentuali di livello basso. Frattura del femore: il 55% è operato entro le 48 ore, con un +5% del 2015. Siamo vicini allo standard del 60%. E’ un beneficio di salute per i soggetti fragili sopra i 65 anni e un vantaggio economico in termini di risorse impiegate. In ogni Regione è presente almeno una struttura che rispetta lo standard, fatta eccezione per Campania, Molise e Calabria. 
Cesarei in calo, ma ancora differenza Nord-Sud con Campania in coda. In tema di nascite, il regolamento del Ministero della Salute fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per le maternità con più di 1000 parti annui e 15% per le maternità con meno di 1000 parti/ anno. 
Nel cesareo, richiesto per specifiche indicazioni cliniche, i rischi sono maggiori per la donna e per il bambino. Punti nascita con più parti e solo uno su 4 non rispetta lo standard di 500 parti l’anno. I progressi sono importanti rispetto a 5 anni fa dopo l’accordo Stato Regioni che prevedeva la chiusura delle maternità con meno di 500 parti. 
Nel 2015 in Italia le strutture ospedaliere con meno di 500 parti annui sono 118 (24%), in diminuzione rispetto al 2010 (155 maternità con meno di 500 parti annui). Meno sono i morti a 30 giorni dal ricovero per l’infarto del miocardio. La diminuzione è progressiva e continua dal 2010. È bassa la variabilità interregionale, discreta quella intra regionale, con valori che variano dall’1,3% al 25%. La causa è l’attivazione delle reti dedicate e la pratica dell’angioplastica nelle prime ore dall’insorgenza dei sintomi. Se in cardiologia è positivo l’aspetto ospedaliero molto bisogna fare sul territorio per garantire facilità di accesso alle cure. 

Lente d’ingrandimento per i tumori, mammella, stomaco e polmone. Per il primo solo il 27% delle 449 strutture esaminate, presenta volumi di attività superiore ai 150 interventi chirurgici/anno come definito nel regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera; per il secondo, una struttura su 3 fa più di 20 interventi l’anno e per il tumore polmonare il 25% degli ospedali dove si pratica questa chirurgia presenta un volume di attività superiore a 100 interventi annui. 
In definitiva qualità in crescita ma ancora troppe sono le aree in difficoltà. Persistono punti nascita troppo piccoli e quindi poco sicuri. Solo il 30% delle strutture oncologiche ha un range d’interventi per polmone, stomaco e mammella superiore ai livelli minimi sotto i quali la qualità e la sicurezza sono a rischio. Ricette miracolose non esistono ma è bene fare qualche commento. Sarebbe utopistico pretendere dall’Università la formazione di medici e infermieri preparati e pronti all’uso di tecnologie diagnostiche e terapeutiche senza che baronie o nepotismi abbiano il sopravvento; che gli amministratori pubblici forniscono il supporto logistico per una sanità moderna e di qualità lontano da logiche partitiche e clientelari. La risposta è no. Maggiore legalità, minore burocrazia, meritocrazia e umanizzazione delle cure devono essere i principi valoriali ispiratori per operatori e utenti del Sistema sanitario.
Non dimentichiamo che Sanità è servizio non potere.





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