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Bari. Disoccupazione, Uil Puglia: nessuna riprese nel 2016, e nel 2017? Nessuna svolta

Aldo Pugliese

di Redazione

BARI,  9 GEN. (Comunicato St. ) - Conferenza stampa di inizio anno della UIL di Puglia. “Nessuna ripresa nel 2016 e anche nel 2017 non ci sarà la tanto attesa svolta: la disoccupazione regionale calerà solo dello 0,8 - 1,1%, attestandosi intorno al 18%”. Giudizio negativo sulla Regione Puglia: “E’ affetta da pericoloso immobilismo: bilancio deludente con l’arrivo della batosta Ecotassa, piano di riordino che sembra un piano di disordine e trasporto locale inefficiente e indebitato” “Il 2016 doveva essere l’anno della ripresa per il Mezzogiorno e per la Puglia. Invece, tranne un effimera crescita del PIL come effetto rimbalzo della lunga crisi che ha colpito il Sud, non c’è traccia di crescita e di sviluppo, economico e occupazionale. E, stando alle nostre previsioni, anche nel 2017, la tanto attesa svolta non ci sarà, ma proseguirà uno stato di crescita da ‘zero virgola’, a certificare uno stato di sostanziale stagnazione, aggravato da una disoccupazione che proseguirà con una dinamica di lentissima discesa. I numeri, quindi, sono impietosi e, a fronte di una crisi che non va via, i pugliesi devono far fronte a servizi inadeguati come una Sanità iniqua e penalizzante e trasporti non all’altezza di un tessuto economico e sociale come quello pugliese”. Sono le dichiarazioni di Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia e di Bari-BAT, rilasciate nel corso della conferenza stampa di inizio anno, occasione per esporre le previsioni sul 2017 elaborate dall’Ufficio Politiche del Lavoro della UIL regionale. “La cassa integrazione, nel 2017, manterrà la medesima tendenza del 2016, con una riduzione di circa il 30% delle ore autorizzate. Tuttavia, non siamo di fronte a una buona notizia: infatti, la flessione in questione sarà dovuta alla riforma del Jobs Act sul tema degli ammortizzatori sociali, che ha irrigidito le regole di accesso alla cassa, riducendo la durata dello strumento e aumentando il costo per le imprese sulla scorta del sistema bonus/malus. A ciò si aggiunga, dal 1° gennaio 2017, la fine delle indennità di mobilità ordinaria, che porterà molte aziende a scegliere di percorrere la strada della riduzione del personale anziché quella della ristrutturazione, mantenendo il capitale umano. Senza dimenticare che il tessuto economico e produttivo pugliese è, per gran parte, composto da piccole e medie imprese. Lo stesso dicasi per il tasso di disoccupazione pugliese, che dovrebbe registrare, nel 2017, un calo tra lo 0,8 e l’1,1 per cento, attestandosi intorno al 18,3-18%. Un dato tutt’altro che positivo, se si pensa che nel 2008, nei mesi prima dello scoppio della grande crisi, in Puglia il tasso di disoccupazione era dell’11%, dato peraltro non drogato dall’emissione fiume di voucher che si è verificata negli ultimi due anni o dal fenomeno della decontribuzione stabilita dal Jobs Act. Come dire, che la Puglia non fa eccezione al resto del Mezzogiorno, inserito in un contesto Paese che continua a viaggiare fuori dalla crisi a due velocità. Per quel che riguarda la disoccupazione giovanile, prevediamo una riduzione tra il 4,5 e il 5%, che porterà il dato totale, in Puglia, al 46,8-46,3%, con picchi oltre il 50% per quella femminile. Un dato ancora altissimo, che influirà notevolmente sull’emigrazione dei talenti verso i mercati settentrionali, europei ed asiatici e peggiorerà ulteriormente lo stato di crisi in cui vertono non solo tante aziende locali che puntano sull’innovazione, ma anche molte università nostrane”. Bocciatura senza appello, da parte della UIL di Puglia, anche per l’attività dell’amministrazione regionale nell’anno appena trascorso, a cominciare dal bilancio. “Ci aspettavamo una riduzione delle tasse e dei balzelli, invece sono state tutte confermate, ad eccezione dell’ecotassa, che si rivelerà una batosta per tanti Comuni e, di conseguenza, per tanti cittadini pugliesi, che pagheranno amaramente l’incapacità della Regione Puglia nel settore ambientale. Certo, non si registra un aumento, ma neanche la diminuzione auspicata. Insomma, la Regione, dal punto di vista amministrativo, è in una sostanziale fase di stallo, di immobilismo, come dimostra anche il famoso sistema Maia, che doveva rilanciare l’azione amministrativa e invece ha finito per avvitarsi su se stesso. Un fallimento totale che andrebbe metabolizzato quanto prima”. Critiche anche per la Sanità e i trasporti. “Il piano di riordino si è rivelato un piano di disordine, lontanissimo dalle reali esigenze dei territori e dei cittadini. I problemi che tutti conoscono non sono stati risolti, né si sono poste le basi per la loro risoluzione: spesa farmaceutica allegra e spropositata, liste d’attesa bibliche, una mobilità passiva che ha assunto le proporzioni di un esodo e che costa 250 milioni di euro annui alla Regione, organico ridotto all’osso, posti letto per abitante sotto la media… Noi, assieme a CGIL e CISL e alle categorie della sanità e dei pensionati, ci siamo battuti per nove mesi e continueremo a farlo, al fine di rivendicare un servizio più equo, in grado di venire incontro realmente alle esigenze dei cittadini e del territorio, soprattutto di quei territori colpiti da svariate emergenze ambientali e sanitarie. La nostra battaglia, conclusasi con una partecipatissima manifestazione sotto il palazzo della Presidenza regionale, ha portato alla firma di un accordo quadro, che certo non rappresenta la panacea di ogni male, ma che quantomeno porta in dote accorgimenti importanti come 5000 assunzioni tra medici e infermieri e avvia finalmente una discussione di merito su tutta la sanità, compresa quella privata, finora rimasta ai margini del confronto. Auspichiamo che d'ora in poi si apra un percorso di condivisione politico, e non solo tecnico come avvenuto finora, con le forze sociali. Per far ciò, riteniamo indispensabile che venga nominato un assessore alla sanità, che si occupi 24 ore su 24 della reale tutela del diritto alla salute”. “Infine, sui trasporti, spiace dirlo ma siamo ancora all’anno zero: la messa a sistema dei quattro scali aeroportuali è una chimera, la rete tra porti, aeroporti e ferrovie non è mai stata messa in campo e i trasporti locali fanno acqua da tutte la parti, barcamenandosi tra debiti e scandali dovuti alla mala gestione dell’attuale classe manageriale. Intanto, la forbice tra il nostro tessuto produttivo ed economico e quello settentrionale ed europeo diventa enorme, a causa di un ritardo infrastrutturale allucinante”.





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