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Cinema. 100 Anni di Steno

Il Maestro della Commedia Italiana


di Giuseppe Gallo

TARANTO 18 GEN. - Il 19 Gennaio 1917, esattamente cento anni fa, nasceva a Roma Stefano Vanzina, in arte Steno (1917-1988). Prolifico regista e sceneggiatore, padre dei celebri Carlo ed Enrico Vanzina (creatori del “cinepanettone”), Steno ha contribuito alla costruzione e alla caratterizzazione del cinema italiano dagli inizi del secondo dopoguerra fino alla fine degli anni '80, raccontando i vizi e le virtù degli italiani, passando dalla commedia al poliziesco. Siamo nel bel mezzo degli anni '30, in pieno regime fascista. Uno Stefano Vanzina appena ventenne debutta come giornalista sulla rivista satirica “Marc’Aurelio”, alla quale collaborano, fra gli altri, anche i giovani colleghi Monicelli, Fellini e Scola. 
E' in questo periodo che Stefano comincia a farsi chiamare Steno, mentre si fa conoscere grazie alle sue vignette, ai suoi articoli di costume e alle recensioni dei film. Dai suoi scritti, oggi raccolti nel libro "Sotto le Stelle del '44", emerge un umorismo garbato e pungente, colonna portante delle sue future commedie. Dopo aver frequentato il neonato Centro Sperimentale di Cinematografia, Steno entra nel mondo del cinema grazie al regista Mario Mattòli, debuttando come sceneggiatore non accreditato del film "Eravamo sette vedove" (1939). Steno collaborerà a lungo con Mattòli, scrivendo le sceneggiature di alcuni grandi successi di Totò e Macario, come "Non me lo dire!" (1940), "I due orfanelli" (1947), "Fifa e Arena" (1948) e "I pompieri di Viggiù" (1949). Nel 1949 Steno e Monicelli debuttano alla regia con il surreale "Al diavolo la celebrità", con protagonista il comico americano Mischa Auer. Segue poi un grande successo: "Totò cerca casa" (1949), parodia dei film neorealisti che vede una comica famiglia alla ricerca di un alloggio, fra gag slapstick e giochi verbali. Steno e Monicelli dirigono "Vita da Cani" (1950), "E' arrivato il Cavaliere" (1950),  "Guardie e ladri" (1951), "Totò e i re di Roma" (1952), "Totò e le donne" (1952) e "Le Infedeli" (1952). Otto film in tre anni, che aiutarono i due registi a definire il loro personale concetto di commedia e le loro differenti personalità artistiche. La coppia "scoppia" e Steno dirige in solitaria "Totò a colori" (1952), il primo film italiano a colori. 
Nel 1954 il regista porta al cinema "Un Americano a Roma", consacrando Alberto Sordi e il suo Nando Moriconi, già presentato alle masse in un suo precedente film: "Un Giorno in Pretura" (1953). Ha inizio, così, una folgorante carriera che vedrà Steno dirigere circa tre film l'anno tra gli anni '50 e '60. Totò, Johnny Dorelli, Franco e Ciccio, Tognazzi e Vianello, Aldo Fabrizi, Rita Pavone... Tutti, almeno una volta nella loro carriera, hanno lavorato con il regista romano. "Totò nella luna" (1958), "I tartassati" (1959), "Letto a tre piazze" (1960), "Psycosissimo" (1961),  "I Due Colonnelli" (1962), "Totò contro i Quattro" (1963), "I gemelli del Texas" (1964), "Un mostro e mezzo" (1964), "Arriva Dorellik" (1967), "La feldmarescialla" (1967) sono solo alcune fra le commedie diretta da Steno in questo periodo. Ma il regista romano non è solo il Maestro della risata. Steno è anche autore di grandi avventure di cappa e spada, come "I moschettieri del mare" (1962) e "Rose rosse per Angelica" (1966). Negli anni '70 la contestazione giovanile, il nudo imperante e i nuovi comici arrivati dalla televisione in bianco e nero, impongono a Steno una necessaria evoluzione stilistica. Il regista romano dirige due film l'anno, molto reali e poco surreali. Questo è il periodo di Lando Buzzanca, Renato Pozzetto, Teo Teocoli, Mariangela Melato, Paolo Villaggio e Edwige Fenech; l'epoca de "Il vichingo venuto dal Sud" (1971), "La poliziotta" (1974), "Il padrone e l’operaio" (1975), "Tre tigri contro tre tigri" (1977) e "La patata bollente" (1979). Se queste commedie accontentavano il gusto più "libertino" del pubblico, Steno non rinuncia alla sua originalità e, insieme al figlio Enrico, porta al cinema, in chiave ironica, il mondo delle corse dei cavalli. 
Il risultato è un vero cult: "Febbre da Cavallo" (1976), con il magico trio Proietti - Montesano - De Rosa.Anche il compianto Bud Spencer avrà un ruolo d'onore in questa sterminata filmografia. Il gigante buono, infatti, è il protagonista del film "Piedone" (1973), capolavoro di ironia e di avventura, famoso in tutto il mondo e amato dal pubblico di tutte le età. Ma è nel 1972 che Steno decide di abbandonare (temporaneamente) il suo pseudonimo. In quell'anno, Stefano Vanzina firma un film crudo e violento che darà inizio a un nuovo genere: il poliziottesco. "La Polizia Ringrazia" è un film unico per il suo tempo: una pellicola impegnata, ricca di azione e tematiche sociali. Gli anni '80 vedono Steno abbracciare i nuovi comici delle TV nazionali e private che, grazie alla televisione ormai a colori, stanno riscuotendo un grande successo. 
Se da un lato il regista continua a lavorare con Pozzetto, Villaggio e altri fidati collaboratori, dall'altro Steno si apre a un esordiente molto "terrunciello": Diego Abatantuono, portato al cinema da Stefano con "Fico d’India" (1980), "Tango della gelosia" (1981) e "Sballato, gasato, completamente fuso" (1982) e consacrato dai suoi figli Carlo ed Enrico con "Eccezzziunale... Veramente" (1982). Nel 1984, aiutato dal figlio Enrico, Steno  aggiorna "Un giorno in pretura", portando al cinema e in TV "Mi faccia causa" (1984), con un giovane Christian De Sica. Nel 1985, il regista debutta in televisione con L’ombra nera del Vesuvio, una miniserie in quattro puntate incentrata sulla camorra e prodotta dalla RAI. Le tematiche trattate sono oggetto di polemiche che coinvolgono le alte sfere della cultura e del potere, portando anche ad interrogazioni parlamentari e a importanti interventi censori sugli ultimi tre episodi.Dopo la delusione televisiva, Steno realizza "Animali Metropolitani" (1987), la sua ultima opera cinematografica, una commedia fantascientifica e antropologica che faticò a trovare una giusta via distributiva, uscendo nelle sale solo nel maggio 1988, per doveri burocratici. 
Nel frattempo, Steno stava lavorando a "Big Man", una miniserie poliziesca in 6 puntate, interpretata da Bud Spencer.La serie andò in onda su Canale 5, ma il regista romano, purtroppo, non era fra gli spettatori. Steno fu colpito da un ictus il 12 marzo 1988, a 71 anni, mentre era sul set dell'episodio: “Polizza Inferno”.  Con 73 film, un centinaio di sceneggiature e due serie televisive, Steno ha contribuito a rendere grande il cinema italiano, riuscendo sempre a capire e ad accontentare i gusti del pubblico, attraverso gag, personaggi, detti popolari e storie che rimarranno per sempre nella cultura dell'italico stivale. (redazione di Taranto Daniele Lo Cascio)







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