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'La Buona Politica' - Rischio privacy – l’incertezza del futuro

Rischio Privacy, incertezza del futuro. (foto com.) ndr.

di Cosimo Imbimbo 

BARI, 9 GEN. (Comunicato St.) - Tanti, troppi tranelli costellano il nostro transito terreno, eternamente sospesi tra dubbi ed incertezze ci predisponiamo istintavamente ad un minimo di riservatezza e discrezionalità che pare non sia esattamente il piatto forte del nostro vivere. Un futuro che, non molto vicino ma neppure troppo lontano, consentirà un flusso infinito di informazioni in tempo reale: addirittura la lettura del pensiero. è la prospettiva del terzo millennio, con un problema però: garantire la sicurezza delle informazioni e della loro trasmissione via etere preservando, nello stesso tempo, la privacy e l’integrità delle informazioni stesse. A diffondere l’allarme sulla vulnerabilità della nostra privacy a causa delle webcam non è una fonte anonima dell’Fbi. Questa volta a parlare è James Comey, il direttore del Bureau. Ci mette la faccia nel dichiarare “coprite le webcam, potrebbero usarla hacker per violare la privacy e ricattarvi”. Un allarme non da poco e che riguarda, praticamente, tutti i possessori di computer. Anche gli uffici governativi non sono esenti dal pericolo. “In ogni ufficio governativo americano è una precauzione che abbiamo già preso, in tutti i computer c’è una copertura che oscura la webcam”, ha ribadito. “Nessuno può essere certo di non rimanere vittima di un software spia che prende in controllo della webcam mettendo a rischi la privacy e di conseguenza aprire la possibilità a malviventi di ricattare le vittime”. Per ovvie ragioni alcune associazioni che difendono i diritti civili e sulle quali concordiamo, hanno immediatamente condannato questo che è ormai divenuto un vero e proprio gioco soprannominato "Internet Eyes" poiché da una parte evidentemente troppo invadente per la privacy e dall'altro perché potrebbe generare una pericolosa "caccia alle streghe" che non a nulla a che vedere con la lotta alla criminalità. Se quindi, le webcam possono essere preziosamente utilizzate dalle forze di polizia cui riteniamo deve essere univocamente affidato il contro della sicurezza dei cittadini, dall'altra possono trasformarsi addirittura in un vile mezzo di ricatto. Non è raro il caso di cibercriminali o hacker che carpiscono le immagini di ignari cittadini infiltrandosi nei loro pc e procedono alla registrazione o alla visione di quanto c'è dall'altra parte della telecamera. Sono segnalati, peraltro, in rete i casi di cronaca di spregiudicati soggetti che una volta acquisiti i video o le immagini le utilizzavano come arma di ricatto, minacciando i malcapitati e le malcapitate di renderle pubbliche o di mandarle a parenti e amici. Secondo Giovanni D'Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti" non resta che riferire un semplice suggerimento manuale a chi non vuole correre alcun rischio d'invasione della privacy visto che la tecnologia fa passi da gigante e gli hacker sono sempre un passo avanti rispetto ai rimedi tecnologici: basta coprire la webcam con un pezzo di nastro adesivo quando non è in uso e staccare ogni microfono. Poi altri problemi di privacy riguardano il trasporto dei bagagli a mano. È in fase sperimentale il MagRay, che grazie alla risonanza magnetica e i raggi X dovrebbe essere in grado di identificare i prodotti liquidi che vengono trasportati. Ovviamente questo metodo può rendere molto più rapidi i controlli dei bagagli, ma ciò non toglie che alcuni passeggeri potrebbero non gradirlo: può capitare, ad esempio, che qualcuno possa non apprezzare che un determinato medicinale che porta con sé venga identificato. Pur essendo un sistema che non può nuocere in alcun modo, violerebbe comunque il diritto di privacy. Diventa allora di prioritaria importanza diffondere maggiore consapevolezza tra gli utenti che utilizzano questi nuovi servizi illustrando le loro potenzialità lesive, anche di diritti individuali, ed informandoli delle conseguenze rilevanti alle quali si possono esporre nel mondo reale. Il rischio potrebbe anche essere rappresentato da aziende in grado di raccogliere informazioni sensibili senza coinvolgere direttamente le persone interessate; esempio paradossale potrebbe essere l’utilizzo indiscriminato dei dati raccolti dai sistemi di videosorveglianza, dalle telecamere a circuito chiuso fino a considerare l’utilizzo estremo di algoritmi in grado di geolocalizzare gli spostamenti di qualsiasi individuo identificato.Le applicazioni IOT risultano quindi parzialmente deficitarie nella gestione dei dati; la sfida dei prossimi anni sarà quindi basata sulla proposta di soluzioni tecnologiche in grado di garantire un sostanziale equilibrio tra privacy e sicurezza.Il settore industriale, per sua natura, risulta meglio gestibile in quanto la sicurezza dovrà essere garantita quasi unicamente per l’affidabilità dei sistemi di automazione.





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