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Economia. Crisi ed Euro. Ma è tutta colpa della moneta unica?

Crisi ed Euro.  (foto com.) ndr.
In Italia sono state le speculazioni compiute nel passaggio dalla lira all’euro a ridurci in mutande. Come uscirne ?. Adeguare gli stipendi di ieri al costo della vita di oggi

di Massimo Resta 

BARI, 18 FEB. – Le difficoltà economiche che da circa dieci anni gli italiani stanno vivendo sulla propria pelle non sono soltanto dovute alla crisi finanziaria internazionale ma anche alle speculazioni che sono state commesse quando nel Belpaese si è passati dalla lira all’euro. In vista dell’arrivo della nuova moneta, nello Stivale si munirono tutti di un convertitore tascabile che fungeva anche da calcolatrice. Serviva per verificare se il prezzo di un prodotto era stato correttamente convertito dalla lira in euro. Nelle vetrine dei negozi e sulle bancarelle, inoltre, per facilitare il compito veniva esposto il doppio prezzo, in lire ed in euro, per consentire ai consumatori di raffrontarli e controllare l’esattezza dei costi. Poi i convertitori ed il doppio prezzo sono spariti nel nulla e con l’attuazione della formula “matematica” mille lire=un euro è partito l’imbroglio. I prezzi sono stati così raddoppiati poiché, come tutti sapevamo e sappiamo, un euro non è uguale a mille lire ma a circa duemila lire. Gli stipendi in lire che gli italiani prendevano e consentivano loto di vivere più che dignitosamente, sono stati invece convertiti in euro in modo esatto, non attuando la formuletta mille lire=un euro. Facciamo un esempio. Se ai tempi della lira un operaio prendeva uno stipendio di un milione e cinquecentomila lire, oggi prende 750 euro e non 1500 euro che sarebbero il doppio. Di qui l’inizio di sempre più gravi difficoltà, dovute alla mancanza di controlli e sanzioni da parte di chi era chiamato a vigilare per evitare le speculazioni che poi sono purtroppo dilagate e commesse senza alcun freno. Fu il governo Prodi a guidarci in Europa e ad introdurre in Italia l’euro, moneta unica europea che sicuramente ci ha evitato di cambiare la lira con le divise degli altri Stati in caso di viaggi ed ha facilitato gli scambi commerciali nell’Ue. Ma il suo esecutivo cadde e ritornò in auge il governo Berlusconi, che fece poco o nulla per contrastare l’imbroglio perpetrato ai danni dei consumatori. Con il passare del tempo la crisi in Italia si è aggravata sempre di più anche per questo, con perdita di posti di lavoro e mancanza di mezzi economici per vivere e curarsi. Gli stipendi e le pensioni di oggi sono da fame. Non consentono di vivere o di mettere da parte del denaro. Necessario adeguarli ai tempi odierni. Solo così si uscirà dalle sabbie mobili in cui sono stati fatti finire gli italiani e ci sarà un’effettiva ripresa. Non bisogna essere degli esperti economici per sostenerlo. Non si salvino solo le banche per salvaguardare i risparmi degli utenti ma si adeguino gli stipendi e le pensioni al reale costo della vita. Tornare indietro, come qualcuno vorrebbe, non si può. Sarebbe una catastrofe per i bilanci delle famiglie italiane ritornare alla lira. Bisogna continuare ad avere l’euro ma normalizzare i prezzi, rendendoli accessibili a chi oggi ha rinunciato anche a mangiarsi una pizza.





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