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'La Buona Politica' - Partito Democratico: Venti di scissione

Partito Democratico: Venti di scissione. (foto com.) ndr.

di Cosimo Imbimbo 

BARI, 8 FEB. - Venti di scissione nel Pd, sempre più forti. La spinta arriva da Pippo Civati: "Un partito a sinistra del Pd si costituirà se Renzi continua così, non è colpa o responsabilità nostra". Riprendono a tirare i venti di scissione nel Pd, dopo che Renzi ha respinto in modo perentorio quello che al Nazareno definiscono un ricatto: ossia “cambiare l’Italicum, oppure al referendum voteremo ‘no'”. Perché, è il ragionamento della minoranza dem, degli Speranza come dei Cuperlo, Italicum e riforma costituzionale vanno letti in combinata e la pietanza che ne esce è indigesta per la democrazia italiana. Ecco l'amara riflessione di Gianni Cuperlo, esponente della minoranza Pd, guardando alla direzione del Pd. "Vorrei sentire - prosegue Cuperlo - la volontà di una svolta nelle priorità sociali del governo e un atto concreto sulle regole: elezione diretta dei senatori e nuova legge elettorale che garantisca rappresentanza, collegi e un premio per la governabilità tale da non farci uscire da una repubblica parlamentare". "I segnali di questi giorni non incoraggiano - rileva -. Io però non voglio arrendermi". Bersani dice di essere stato trattato come un rottame: ha ragione? "Le parole di Bersani - risponde Cuperlo - mi hanno colpito e ho colto la sua amarezza. Lui si è assunto le sue responsabilità, ma i numeri generosi che oggi in Parlamento sostengono il governo Renzi sono frutto del suo lavoro. Un'antica saggezza orientale dice 'quando prendi l'acqua al pozzo ricordati di chi lo ha scavato'. Temo che parecchi non conoscano il detto. Spero solo che non vendano il pozzo". Poi la volta di Michele Emiliano. Ospite di Lucia Annunziata, il governatore della Puglia ha minacciato la scissione se Renzi non dovesse convocare subito un congresso di partito. “D’Alema ha utilizzato un termine diverso: ha detto “liberi tutti”. Ma un congresso è necessario. Se il segretario lo nega, è lui che fa la scissione”. Se non lo farà, attacca Emiliano, si andrà “per carte bollate”. Così sembrerebbe. Stando a quanto riporta Il Corriere della Sera, infatti, Matteo Renzi non ha alcuna di convocare nessun congresso ed è sempre più convinto di andare ad elezioni subito. L’ex premier avrebbe indicato una nuova data sul calendario: il 30 aprile. Data che troverebbe d’accordo sia la Lega di Matteo Salvini (aveva proposto il 23 aprile) sia il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Renzi, intanto, tiene la linea dettata a Rimini e imposta la campagna sui contenuti a partire da un tema sensibile come le tasse: «Bisogna rottamare il modello Dracula che per anni è stato la base di alcuni ministri del centrosinistra e del governo Monti: scommettere su un fisco amico, come abbiamo fatto ottenendo il record di 17 miliardi dalla lotta all’evasione. E abbassare le tasse», scrive rivendicando una distanza dalla sinistra del passato. Quella sinistra che con Massimo D’Alema si prepara alla scissione: «Spero che non ci si arrivi ma senza un congresso sarà Renzi a farla, a imporre una frattura. Vuole votare subito per un calcolo molto meschino: con i 100 capilista bloccati garantirebbe se stesso e i più fedeli», attacca l’ex premier. Che accusa anche Paolo Gentiloni di rispondere «alle direttive di Renzi e non dei cittadini». D’Alema, che punta a un asse con Emiliano e dice di essere in contatto con Bersani, fa conto su un sondaggio Tecné che dà un eventuale partito formato con Bersani all’11%, mentre stima ad ora il Pd al 30% sostanzialmente alla pari col M5s, che starebbe a quota 30,5%. E chiarezza andrà fatta anche sulla gestione del Pd da qui al Congresso, fissato in autunno, che qualcuno vorrebbe anticipare. Bisogna individuare il traghettatore, che non può essere il vice Enrico Letta (quasi certamente nell’esecutivo). C’è chi vorrebbe che Bersani rimanesse fino a quella data (è stata avviata già una raccolta di firme da presentare questo pomeriggio).Ma al di là della gestione e della scelta della delegazione che domani andrà alle consultazioni (sicuri sono solo i due capigruppo Zanda e Speranza, ma dovrebbe esserci anche Enrico Letta), è il nodo politico ancora tutto da sviscerare. Dopo le dimissioni del segretario, sono in molti a concedere a Bersani l’onore delle armi.





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