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Attualità. Le donne italiane che scelgono di prostituirsi aumentano di giorno in giorno. Intervista esclusiva

Escort. (foto com.) ndr.

di Ninni Di Lauro

BARI, 2 MAR. - Avevo deciso di affrontare il problema intervistando personalmente le nuove imprenditrici del sesso. Incontro una di loro al bar di un grande albergo. Ricordo di averla conosciuta, qualche anno fa, in qualità di responsabile del reparto cosmetica di un grande magazzino milanese. Il suo abbigliamento è elegante, audace e non lascia dubbi. Sicuramente, penso, sarà in attesa di qualche cliente facoltoso. Con la faccia tosta che mi ritrovo e che la mia professione impone, le chiedo se posso accomodarmi al suo tavolo. Mi presento e senza proferire parole parte la sua richiesta. Sono 300 euro, esordisce. Cerco di glissare. Le ricordo di aver avuto amicizie comuni e, a questo punto, le chiedo se volesse rilasciarmi, in anonimato, una breve intervista. Per un solo quarto d’ora pattuiamo 100 euro. Mi racconta essere una quarantenne, dai capelli corvini, bellissima e disoccupata da oltre un anno, motivo per cui, pur di sbarcare il lunario, ha deciso di intraprendere questa nuova attività. Non mostra alcun tipo di imbarazzo e mentre accendo il mini registratore mi propone un affare. Un incontro d’amore con una piccola differenza sulla cifra pattuita prima. Solitamente quando lavoro non posso permettermi divagazioni. Pago anticipatamente la somma pattuita in prima battuta e prima ancora di farle qualche domanda, con aria di supponenza, parte come un fiume in piena. 

-Non mi interrompa e mi stia ad ascoltare. So perfettamente quello che vorrebbe chiedermi. Dia pure la colpa alla crisi economica ma, ultimamente, un numero sempre più numeroso di colf, operaie, studentesse fuori sede, shampiste, bariste, baby sitter, impiegate e commesse sottopagate, si siano avvicinate al mestiere più antico del mondo. Secondo una seria indagine socio-economica non mancano dalla lista nemmeno le nostre “casalinghe” che, a causa delle separazioni o della perdita del lavoro dei loro mariti, pur di far quadrare i bilanci familiari, abbiano scelto di intraprendere questa nuova-antica professione. Qualche suo collega, malevolo, dissacrante e con aria pungente ha trasformato il termine casalinghe in “casalingue”. Ma il fine giustifica i mezzi. 

= La trovo preparata e acculturata, se permette mi piacerebbe conoscere i motivi per i quali una donna possa decidere di dare una simile svolta alla sua vita. Mi parli di lei. 

-Mi son laureata al d.a.m.s. in lettere moderne, ho superato due master in gestione del personale e dopo un matrimonio fallito, a 27 anni, mi son ritrovata a dover affrontare la vita da sola con la responsabilità di una figlia a carico. Pur di lavorare, ho dovuto affrontare ricatti sessuali da parte di quasi tutti i datori di lavoro. Pare proprio che in Italia la metodica medioevale dello “ius primae noctis” non sia mai scomparsa. A conti fatti se avrei dovuto svendere il mio corpo per uno stipendio da fame ho deciso di prendere in mano la situazione e di gestirmi autonomamente. Non solo per me ma per tante altre, le motivazioni di tali scelte sarebbero tante. In primo luogo, vi sarebbero le paghette sempre più esose dei propri figli, il costo degli affitti, le schede telefoniche, l’aumento della benzina e, dulcis in fundo, le varie scadenze con le tante finanziarie. Le teen agers, al contrario, pare abbiano fatto questa scelta di vita per aprire una propria attività, per acquistare un’auto nuova o per garantirsi una vacanza da sogno più volte l’anno. Tutte motivazioni più o meno plausibili ma di difficile comprensione. 

=Senza voler minimamente dare alcun giudizio, saprebbe spiegarmi come mai il numero di queste volontarie aumenta di giorno in giorno? 

-Ha perfettamente ragione. La tendenza sembra crescere in maniera esponenziale. Purtroppo la concorrenza è spietata. Le minorenni attraverso le chat line offrono selfie di dubbio gusto pur di indossare scarpe sportive alla moda che costano centinaia di euro. Altre, sempre munite di tablet o telefonini di ultima generazione, pare lo facciano in chat pur di ricavarne pochi spiccioli o qualche ricarica telefonica. Una volta le lavoratrici del sesso, venivamo chiamate cortigiane, lucciole o squillo, sino a quando, piuttosto che farci chiamare prostitute, abbiamo scelto un nome anonimo e significativo: “escort”

Prima, le stesse, battevamo i marciapiedi, il nigth o le case d’appuntamento, ora siamo solite bazzicare i salotti dei grandi alberghi, le discoteche alla moda o i vari siti d’incontri. Sappia che un’antica legge di mercato ricorda che i vari “punti vendita” aumentino o diminuiscano in funzione delle richieste di mercato. Senza voler in alcun modo fare la moralista, mi piacerebbe ricordarle che i fruitori sono davvero tanti e che il mercato, pare possa valere oltre 4 miliardi di euro. Oltretutto, spero lo sappia, l’Italia annovera un numero di clienti abituali pari a tutti gli abitanti della Svezia. (ndr. circa dieci milioni) Non saprei spiegami se le motivazioni siano dovute ad una forma di “gallismo italico” o ad un’eccessiva dose ormonale maschile dovuta al nostro clima. La cosa più grave è che le italiane devono tener banco alla cosiddetta concorrenza delle russe e delle sud americane. Queste ultime, per nostra fortuna, pur dichiarandosi pronte a fare sesso anche senza l’uso del profilattico sono accusate, dai nostri stessi clienti, di non parlare bene la nostra lingua, di essere distratte e, oltretutto…carenti d’affetto e fin troppo frettolose. Noi al contrario puntiamo tutto su un rapporto erotico, sensibile e tipicamente mediterraneo. Offriamo le nostre prestazioni in un clima amichevole e familiare risultando così meno “esotiche” ma, molto, molto più rassicuranti. Vorrei darle un dato significante. Le potrà sembrare incredibile ma le escort di lusso battono (sic) quelle a prezzo più accessibile per 10 a 1. Sintetizzando e, per concludere, visto che oramai faccio parte della categoria, mi considero una vera e propria imprenditrice di me stessa. Lo Stato non vuole riconoscerci e noi, di rimando, lo ringraziamo, in quanto le tasse che potremmo e vorremmo pagare, in cambio di alcuni riconoscimenti, le intaschiamo, le mettiamo da parte e... 

L’addetto alla reception le fa un cenno d’intesa e la signorina in questione si scusa, mi saluta, mi strizza l’occhio e decide di andare. E’ stata fin troppo esaustive nelle spiegazioni. Più che un’intervista ne è venuto fuori un monologo sincero ed esplicativo come non me lo sarei mai aspettato. Ora ho le idee più chiare ma visto che nella vita tutto ha un prezzo, spero proprio che l’editore voglia riconoscermi almeno questo rimborso spese più le consumazioni del bar…altri 18 euro.





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