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Bari. Scomparsa Stefano Fumarulo, "partigiano del bene…". Nell’omelia l’ultimo saluto

Il dott. Stefano Fumarulo (foto com.) ndr.
di Nico Baratta

BARI, 15 APR. - A Bari, in Cattedrale, alle ore 15:30, l'altro ieri si sono svolti i funerali di Stefano Fumarulo, il dirigente regionale della Sezione Sicurezza del Cittadino, Politiche per le Migrazioni e Antimafia Sociale, scomparso prematuramente nel suo garage, in Via Pavoncelli a Bari, proprio quando stava per mettersi in viaggio alla volta di Borgo Mezzanone per partecipare alla manifestazione “Caporalato No”, appunto contro cui da sempre aveva combattuto, il caporalato nei ghetti. Un malore improvviso, pare un aneurisma all’aorta, stando ella informazioni avute dai sanitari, lo ha fermato per sempre. Aveva solo 38 anni.
Impegnato prevalentemente contro il malaffare nei campi pugliesi, schierato con i più bisognosi, in particolare per conferire diritti e aiuto ai migranti e dignità di vita nei ghetti, Fumarulo è stato fortemente voluto da Michele Emiliano nella sua squadra di governo regionale, quella pugliese. Come detto aveva appena 38 anni ma con un curriculum istituzionale di tutto rispetto: difatti aveva ricoperto cariche delicate e importanti a livello internazionale, come per esempio quella di consulente dell'Unità mondiale contro la criminalità organizzata dell'Onu.
L’ultimo saluto, in un bagno di folla commossa, Stefano lo ha ricevuto durante il suo funerale. Oltre ai vari messaggi di cordoglio delle cariche politiche, istituzionali, del mondo associativo, civile e militare, Fumarulo è stato ricordato dal celebrante del suo commiato: «Era un ragazzo che aveva scelto di stare dalla parte della giustizia, un partigiano del bene…Era uno coraggioso, andava avanti per la sua strada senza farsi intimorire…Non arrestava la corsa ma premeva ancor di più sull’acceleratore, convinto di poter superare ogni ostacolo, senza animosità ma con fermezza, con la convinzione e determinazione di chi sa stare dalla parte giusta. Lo ricorderemo sempre così».
Parole forti, commosse, da sprone per tutti noi, che esortano chi continuerà il suo lavoro, e non solo, a fare come lui. Un impegno prezioso, sempre nell’umiltà che lo contraddistingueva. Lo stesso che ha profuso nelle campagne della provincia di Foggia, dove era sovente combattere quel caporalato che da sempre ha sortito malaffare, sangue, morte.
Stefano Fumarulo era un “uomo del fare”, affidabile nei suoi impegni. La sua abnegazione al lavoro, particolarmente per la Legalità, è stata tale da fornire un importante sostegno durante le fasi di progettazione e di avvio della “Commissione regionale per il contrasto della criminalità”. Ma il ricordo più recente, quello che lo ha portato alla ribalta delle cronache nazionali è stato l’impegno costante per lo smantellamento del Gran Ghetto di San Severo, meglio conosciuto come il "Ghetto di Rignano". In un anno solo Stefano Fumarulo riesce laddove nessuno c’era riuscito. E tutto combattendo, oltre la malavita organizzata locale, contro la burocrazia e parti istituzionali e politiche che avrebbero voluto affrontare il problema con metodi diversi. È inutile dire che la battaglia di Fumarulo rimarrà un esempio di buona prassi per ridare dignità, libertà, lavoro e legalità a chi in un ghetto era schiavo dei suoi stessi connazionali, una libertà che si spera continui ora che Stefano non c’è più.

L’editore, il direttore e tutta la redazione rinnovano alla famiglia di Stefano il cordoglio per la dipartita del loro caro.






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