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Esclusivo. Il “poliziotto” Alfredo Fabbrocini allo SCO: comanderà la II Divisione

Il dott. Alfredo Fabbrocini (foto lagazzettadiparma) ndr.
di Nico Baratta

FOGGIA, 19 APR. Aumenta la criminalità in Capitanata, o meglio accresce l’incisività delle azioni della mafia foggiana, e di pari in passo si rafforza la risposta dello Stato. Dopo l’annuncio del dott. Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, dell’arrivo entro fine aprile 2017 di quindici agenti del ROS - Raggruppamento Operativo Speciale dell'Arma dei Carabinieri- dislocati nella provincia di Foggia, a Roma si decide chi dovrà dar man forte ai già presenti investigatori dello Stato. È cosa nota che a fine luglio l’odierno Questore di Foggia, dott. Piernicola Silvis, andrà in pensione. Come lo è pure l’attuale passaggio alla procura di Lecce del Procuratore dott. Leonardo De Castris.
Roma, nella veste del CSM e Ministero dell’ Interno, a quanto pare avrebbe già deciso chi andrà a sostituire i due posti vacanti: alla Procura di Foggia è certo l’arrivo del Procuratore dott. Ludovico Vaccaro, già PM in passato a Foggia, e preferito ad un ex che ha già operato in terra dauna, il dott. Domenico Seccia, sempre desideroso di un ritorno; mentre in alto alla graduatoria per il comando alla Questura dauna vi sarebbe il dott. Antonio Lauriola. Si attendono conferme, tuttavia, e speranze che ambedue si adoperino anche per non  far sopprimere l’importante presidio della Polizia Postale di Foggia che annovera importanti azioni di prevenzione e repressione di fenomeni molto gravi a danno dei consumatori riguardanti le frodi e le truffe online, lo stalking, il cyberbulismo, la pedofilia su internet. Presidio di legalità e giustizia e punto di riferimento dei cittadini dopo che sia la Scuola di Polizia a Foggia e del Tribunale di Lucera sono stati soppressi.
Mentre la certezza di un incarico di prestigio, delicato e soprattutto importante per la nostra provincia foggiana è quella che a breve verrà ufficializzata dallo stesso dott. Alfredo Fabbrocini. Difatti il già Capo della Squadra Mobile di Foggia e poi di Cagliari, il “poliziotto Alfredo” prenderà in seno, a Roma, il comando della II Divisione della Direzione Centrale Anticrimine dello SCO -Servizio Centrale Operativo-, al posto dell’uscente dott. Luigi Rinella destinato al comando della Squadra Mobile di Napoli. Avvicendamenti efficienti e soprattutto poiché ogni nome e collocazione non è a caso e tutte e due per aver messo a segno importanti arresti negli ambiti mafiosi. E quando parliamo di mafia, parliamo di Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, e “Società Foggiana”, la quarta mafia oggi purtroppo operante non solo nel territorio dauno, che è in “affari” con quella garganica ad oggi non formalmente riconosciuta dell’aggravante mafiosa degna di una criminalità organizzata, efferata, omicida, sempre decaduta in ogni sua fase processuale. E ciò è stato ricordato durante la conferenza stampa per la presentazione dei ROS, tenuta a Foggia presso il Comando Provinciale dei Carabinieri, per voce del Procuratore di Bari, dott. Giuseppe Volpe, affermando che «A Vieste vi è una situazione incandescente. È stato un grave errore dei giudici non riconoscerne tale aggravante, ma confidiamo nell’appello –riferendosi alla sentenza del processo “Medioevo” dove non è stata riconosciuta, e perciò fatta cadere, l’aggravante mafiosa, in particolare per il fu Angelo Notarangelo, boss del clan dei viestani.
La recrudescenza di questa mafia, quella foggiana e garganica, è pari alle altre tre e le vicende trascorse lo testimoniano. Come confermano gli ultimi casi di cronaca, non solo nera, dove la criminalità locale e dopo alcune scarcerazioni di personaggi di spicco della mafia foggiana, sanseverese e montanara (delle faide garganiche) per vari cavilli giudiziari e la “bravura” di avvocati che fanno il loro mestiere, hanno dato seguito a rapine efferate, estorsioni, omicidi di affiliati e fiancheggiatori di vari clan, aumento degli affari criminali nella pubblica amministrazione con facili appalti e per la richiesta e smercio di armi e droga provenienti prevalentemente dall’Albania.
Alfredo Fabbrocini, napoletano, 43 anni, laureato in giurisprudenza, ha lavorato in Calabria, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna e l'ultimo incarico, prima di approdare prima a Foggia e poi a Cagliari, è stato nello SCO. Certo, proprio dove ora ritorna da Capo della II Divisione e dove ha affinato le sue doti investigative e di risposta alla mala. Lì, nello SCO, è bene ricordarlo perché gli dà merito, veniva inviato in "missione continuativa" nella squadra mobile di Palermo. Una palestra naturale la Sicilia per addestramenti mirati.
Foggia e tutta la sua provincia conosce bene il “poliziotto Fabbrocini”. Uomo tra e con la gente e soprattutto fuori dai “Palazzi”, con lui il territorio foggiano stava "quatto quatto” e chi violava la legge pagava. Il suo modus operandi di investigare era ed è anche quello di ascoltare i cittadini, di chi conosce il territorio, svolto sottotraccia e senza mai “dar fastidio” a chi avesse un sospetto; per lui è importante chi ha anche un solo minimo e per altri insignificante indizio, e non è prassi messa in campo da tutti.
La nomina del dott. Fabbrocini a capo della II Divisione dello SCO è strategica per il nostro territorio di Capitanata. Questo perché Lui conosce molto bene quest’area geografica, in particolare quella garganica, dove catturò nel maggio del 2011 il noto boss della faida garganica (detta anche dei Montanari) Giuseppe Pacilli, meglio conosciuto come “Peppe u’ Montanar”, latitante da ben tre anni. A Fabbrocini si annoverano molte operazioni di legalità in territorio foggiano. L’operazione che diede il “LA” alla sua notorietà per fiuto investigativo, che ricordiamo fu messa in campo sul Gargano con lo SCO a capo della “squadra Gargano” fin da prima di approdare alla Questura di Foggia, fu quella denominata “Medio Evo” su territorio viestano, arrestando mafiosi locali e in particolare il loro boss Angelo Notarangelo, detto “Cintaridd”, e poi ucciso, dopo la scarcerazione, il 25 gennaio 2016 sulla litoranea Mattinata-Vieste in località “Gattarella”.
Foggia lo ricorda con passione per quello che ha fatto e per come interagiva con la gente, sempre disponibile e molto umano. Ma Fabbrocini si porta dietro un rammarico, quello di non essere riuscito a trovare le due piccole sorelle gemelle svizzere, Alessia e Livia, che nel gennaio del 2011 furono rapite e presumibilmente uccise dal padre, che poi si tolse la vita  gettandosi sotto un treno in cor­sa a Cerignola. 
Con Alfredo Fabbrocini al comando della II Divisione dello SCO, che ricordiamo è quell’unità che investiga sulla criminalità organizzata e perciò mafiosa, e con i 15 militari del ROS dei Carabinieri, la provincia di Foggia si arricchisce di uomini, mezzi, strumenti, atti al contrasto della mafia. Seppur con Fabbrocini a Roma, come del resto i ROS coadiuvati da Bari, la Polizia di Stato fondamentalmente opererà costantemente sul territorio foggiano con investigatori assistiti dalla Squadra Mobile di Foggia e di Bari, quasi a dire un’osmosi dovuta e soprattutto voluta, specie da chi è di casa da queste parti.
Al poliziotto dott. Alfredo Fabbrocini va tutta la gratitudine e gli auguri della gente di Foggia e provincia, pronta a collaborare per liberare dal cancro della mafia un territorio ricco di storia, bellezze naturali, paesaggi unici e dal forte senso religioso. Siamo certi che Alfredo saprà anche distogliere i giovani all’attenzione nell’emulare il male per dar loro risposte e alternative legali, poiché nel 2013 li definì «I giovani sono malati di malavita. Il fascino del male in questa provincia spinge al­l'emulazione».
Buon lavoro poliziotto.






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