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Martina Franca (Ta). Il giovane Verdi in Valle d’Itria: 'Un giorno di regno'

Immagine dal Festival. (foto D. Lo Cascio) ndr.

di Daniele Lo Cascio 

MARTINA FRANCA (TA), 21 LUG. - È tornata in Valle d’Itria mercoledì scorso una delle opere della giovinezza di Giuseppe Verdi: Un giorno di regno (Il finto Stanislao). Il compositore bussetano aveva infatti solo 27 anni quando musicò questo melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani perchè fosse rappresento per la prima volta al Teatro La Scala di Milano il 5 settembre 1840, avvicinandosi al genere comico quando la stagione dell’opera comica in Europa si era pressochè esaurita. Il Festival ha scelto di rappresentare quest’opera, nel nuovo allestimento basato sull’edizione critica della Chicago University Press e da Casa ricordi di Milano, perchè pur rientrando nel grande catalogo verdiano, resta tra le opere poco eseguite del compositore. Brillante la partitura con pagine di comicità costruite attorno a personaggi rientranti nel clichè del genere buffo, e scene d’insieme del modello rossiniano, ma in cui l’ingranaggio ritmico verdiano è già riconoscibile. Non uno ma due buffi: il Barone e il Tesoriere che hanno come scopo il tendere tranelli ai due innamorati (Giulietta e Edoardo) e portare a termine il solito matrimonio d’interesse tra un vecchio ricco e una giovane ragazza di bell’aspetto (la Marchesa del Poggio e il Conte Ivrea). foto Festival (ndr) Stanislao, aristocratico costretto dalla ragion di stato a fingersi re per un giorno, è il fulcro attorno al quale ruotano tutti gli altri personaggi. L’esecuzione dell’opera è stata affidata ai giovani dell'Accademia di Belcanto “Rodolofo Celletti”, luogo di alta formazione tecnico/artistica che punta sul Festival per offrire alle nuove voci uno spazio unico e privilegiato di crescita artistica. Essendo Un giorno di regno "opera di ensemble", ben si è prestata a mettere in luce le diverse qualità dei giovani interpreti. 
Immagine dal Festival. (foto D. Lo Cascio) ndr.
Degno di nota il ritorno, da artista affermato, del baritono Vito Priante nel ruolo del Cavalier Belfiore, mentre il ruolo di Edoardo di Sanval è stato affidato al giovane Ivan Ayon Rivas dagli ampi registri e dall’ottima presenza scenica. Stefania Bonfadelli ha ideato una regia, delle scene e dei costumi, forse non da tutti condivisibili, che trasponevano l’azione e i personaggi anzichè nel castello del Barone di Kelbar in un ipotetico teatro Verdi abbandonato e occupato dalle maestranze (l’ottimo Coro del Teatro Municipale di Piacenza). Una scelta dal sapore simbolico che intendeva dare il senso della conquista per un giorno, della cultura, dell’arte e della bellezza. A dirigere l’Orchestra Internazionale d’Italia Sesto Quatrini che ha dato vitalità allo spettacolo con ritmi ben sostenuti dell’orchetra e dell’insieme. L’opera di Verdi, sempre bistrattata ha fatto un figurone in Valle d’Itria. Il progetto è stato realizzato grazie a una coproduzione con la Fondazione Paolo Grassi, il contributo della Fondazione Puglia e la collaborazione dell’Accademia delle Belle Arti di Bari. Unica replica domenica 30 luglio.



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