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Taranto. L'Orlando Furioso approda in Valle d'Itria

Una immagine dal Festival. (foto D. Lo Cascio) ndr.

di Daniele Lo Cascio 

TARANTO, 17 LUG. - Con un’atrio di un Palazzo Ducale gremito sotto ogni ordine di posto si è inaugurato venerdì scorso il 43º Festival della Valle d’Itria. Sulle scene l’Orlando Furioso di Antonio Vivaldi, un’opera su cui c’era tanta aspettativa sia per la difficoltà della messa in scena che per la professionalità delle maestranze coinvolte. L’attesa è stata in effetti premiata. L’opera si presentava già sulla carta complessa ponendosi in quel particolare momento storico in cui la scuola napoletana vide una progressiva erosione delle convenzioni barocche  per approdare a un nuovo linguaggio espressivo fatto di periodi simmetrici e ritmi armonici rallentati. L’opera, per la regia di Fabio Ceresa si apre con una grande conchiglia sulla scena, rappresentazione della reggia dei piaceri della maga Alcina, simbolo di pansessualità che ammalia i cavalieri erranti dal suo abisso di lussuria, questa figura si contrappone a quella di Orlando, cavaliere esemplare dalla inscalfibile castità che, nel suo ideale, seduce la stessa Alcina, per un momento affascinata dall’amore vero (aria Così potessi anchio). 
Una immagine dal Festival. (foto D. lo Cascio) ndr.
Ma Alcina continua con le sue lusinghe cercando di ammaliare quelli che saranno i capostipiti della casa d’Este, Bradamante e Ruggiero, cercando di liberarne i freni inibitori per disperdere la continenza sessuale nella sua follia amorosa. Vi è poi l’altra coppia, Angelica e Medoro, ossia l’amore tra una bellissima principessa orientale e un semplice soldato di fanteria. Infine ma non da ultimo la figura chiave di Astolfo, che riesce a liberarsi della laccio che lo lega ad Alcina per volare sulla luna e recuperare, a bordo dell’ippogrifo, l’ampolla che racchiude il senno perduto di Orlando neutralizzando così il potere della maga. Un’opera nel complesso ben rappresentata in cui registicamente domina l’impostazione tipica di Ceresa”, riconosciuto best young director agli Opera Award 2016 di Londra,  fatta di contrasti forti, capaci di inquadrare la dimensione globale in cui vivono i personaggi mettendone in risalto le specificità del loro caleidoscopico essere. Ne hanno integrato l’essenza a tinte forti le scene di Massimo Checchetto che contrapponevano gli abissi del mare e la loro antitesi, le altezze del cielo, così come i costumi di Giuseppe Palella brillanti e sfarzosi. Della compania di canto per tutti occorre ricordare Lucia Cirillo sicura e agile nel ruolo di Alcina e Luigi Schifano che ha sostituito egregiamente Philipp Mathmann. 
Una immagine dal Festival. (foto D. lo Cascio) ndr.
Magistrale la direzione di Diego Fasolis che a capo dei Barocchisti ha saputo mettere in risalto pagine di rara bellezza come quelle di Ruggiero Sol per te mio dolce amore sottolineata dal flauto traverso o Piangerò sinchè l’onda del pianto il cui tono meditativo era descritto dal violoncello. Significativi i brevi interventi del coro. A impreziosire il tutto il felice ritorno dei Danzatori della Fattoria Vittadini su coreografie di Riccardo Olivier.  

Seconda e ultima replica da non perdere lunedì 31 luglio.



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