Ultim'Ora

Bari. Incastrato dal DNA uno dei componenti del commando che, il 19 ottobre 2015, assali’ due furgoni portavalori nei pressi del centro commerciale Barimax [CRONACA DEI CC. ALL'INTERNO][VIDEO]

Un arresto dei cc. a Bari (foto cc.) ndr.

di Redazione

BARI, 4 AGO. (Comunicato St.) - Un commando, composto da almeno 10 persone, vestite di nero ed a volto coperto, il 19 ottobre 2015, assaltò, in pieno giorno ed in evidente stile militare, due furgoni portavalori nella zona industriale di Bari, nei pressi del centro commerciale Barimax. In quell’occasione, per bloccare i mezzi protetti che trasportavano un ingente carico di denaro per conto della Banca d’Italia, i malviventi non esitarono a speronare ed arrestare il convoglio, scaricando diversi colpi di kalashnikov sui mezzi, poi, con l’uso di un flessibile, tagliarono la carrozzeria, prima che il sistema spuma-block entrasse completamente in funzione, solidificandone in pochi secondi il contenuto. In tale situazione, la tangenziale di Bari rimase a lungo bloccata, anche perché i malfattori, per guadagnarsi la fuga, collocarono trasversalmente diversi automezzi pesanti dati alle fiamme, al fine di ritardare e rendere difficoltoso l’intervento delle forze dell’ordine e dei mezzi di soccorso. A distanza di quasi due anni di indagini, sono scattate le manette per uno dei componenti del commando. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari lo hanno, infatti, individuato quale complice nella preparazione e partecipazione all’assalto di quel giorno. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ritiene l’arrestato responsabile di rapina aggravata in concorso, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, ricettazione e furto aggravato di autovetture. Il Tribunale del Riesame, appellato dall’interessato avverso il provvedimento restrittivo, si è pronunciato confermando la misura cautelare. Le complesse e approfondite indagini, svolte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, hanno consentito di ricostruire, infatti, il percorso compiuto dai rapinatori e le autovetture utilizzate per l’assalto. Proprio all’interno di una di queste è stato possibile rinvenire del materiale che, abilmente prelevato e repertato dalla Sezione Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Bari, analizzato da personale del R.I.S. di Roma, ha consentito l’estrapolazione di un profilo DNA inequivocabilmente appartenente ad uno dei rapinatori. Da tale elemento di estrema rilevanza investigativa e grazie alla sinergia di organi investigativi e di Reparti altamente specializzati, sono stati individuati alcuni soggetti dell’area di Andria (BT) e Foggia, sul conto dei quali sono state avviate mirate indagini tecnico-scientifiche, grazie alle quali il dato genetico ha trovato perfetta corrispondenza con FRATEPIETRO Carmine, 39enne andriese, pluripregiudicato, anche per reati specifici, che è stato così colpito dal provvedimento cautelare.


 

BARI: IN DUE ABUSANO DA PIÙ DI UN ANNO DI UNA MINORENNE: ARRESTATI 

Nella mattinata odierna, i Carabinieri della Stazione di Bari Scalo della Compagnia di Bari Centro, in collaborazione con l’Aliquota della Polizia Municipale presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari Dott. Sergio DI PAOLA, su richiesta del Sost. Proc. della Repubblica Dott.ssa Simona FILONI, nei confronti di un 69 enne barese e di un 45 enne triggianese, con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una minorenne barese di anni 16. Le indagini, avviate sin dall’immediatezza, a seguito della acquisizione della denuncia querela, hanno aperto un terribile ed imprevedibile scenario investigativo, in cui trovano collocazione una serie di turpi e deprecabili violenze poste in essere dagli indagati in danno della vittima, in maniera così sistematica e violenta da avere compromesso la sua integrità di minore, con gravi ripercussioni sia dal punto di vista fisico che psicologico. Il racconto della minore ha consentito di acclarare la gravità degli indizi di colpevolezza a carico dei due arrestati, fornendo importanti informazioni non solo in merito alla loro identità, ma ha consentito di raccogliere una serie di elementi individualizzanti in merito ai luoghi teatro degli abusi consumati e di accertare le brutali e scellerate modalità con le quali gli stessi sono stati commessi, nel tempo e in luoghi diversi. Nel corso del drammatico racconto, la minore, alternando momenti di totale disperazione e pianto, ha ricostruito puntualmente, con precisione, determinazione, coerenza e razionalità logica, tutte le fasi del suo vissuto, dall’iniziale adescamento, alla “iniziazione” alla vita sessuale, fino agli episodi in cui gli abusi hanno trovato consumazione, con una precisione di dettagli, situazioni, luoghi, riferimenti, che non hanno lasciato spazio alcuno alle valutazioni in merito alla attendibilità ed alla credibilità della stessa. È emersa, altresì, tutta la sua sofferenza, unitamente al sentimento di colpa per quanto accaduto e per la sua incapacità di sottrarsi alle malsane voglie dei due indagati, ben lontani tra di loro negli anni (di 69 anni l’uno e di 45 anni l’altro), probabilmente divenuti correi per mera coincidenza, ma accomunati dalla loro perversione, dai quali era quasi soggiogata, insieme alla paura per le future reazioni del padre, nell’ipotesi in cui avesse scoperto tutto. Rapporti completi ed abusi perpetrati da più di un anno, circostanze, queste, che spiegano la “abitualità” delle condotte, alle quali si aggiungevano le minacce, anche di morte, nell’ipotesi in cui avesse raccontato le orribili violenze ordite dai due bruti. D’altronde, soltanto la consapevolezza che la minore avrebbe taciuto, ha indotto i due indagati ad abusarne ripetutamente, conducendola in ogni luogo per consumare le loro bestialità, facendo attenzione a che nessuno si avvicinasse o li udisse, facendo proprio leva sul rapporto di fiducia insorto, dovendo necessariamente fare affidamento l’uno sul silenzio dell’altro. Nel corso delle indagini è emerso anche che la minore è stata condotta dai suoi abusatori all’interno di una delle loro abitazioni, alla contestuale presenza di entrambi, al fine di farla assistere a film pornografici. Tutte le dichiarazioni della minore sono state supportate e suffragate da una serie innumerevole di riscontri effettuati dai Carabinieri, che hanno contribuito a delineare un quadro indiziario a carico dei due indagati assolutamente granitico. Le condotte abusanti che si sono consumate nel corso di questo anno e mezzo sono senz’altro innumerevoli e sono risultate caratterizzate da una callidità e da una brutalità non comuni nonché dall’assenza totale di pietà. Le attività investigative hanno consentito di riscontrare purtroppo la credibilità ed attendibilità dei fatti narrati. Le condotte poste in essere dai due indagati con le loro malsane ed ignominiose voglie, infatti, sono state caratterizzate da modalità di estrinsecazione gravi, poste in essere con azioni violente, spesso compiute insieme e con un dispiego di notevole forza fisica che, anche a causa della loro reiterazione, hanno causato alla minore un pregiudizio grave. I due sono stati condotti agli arresti domiciliari, presso le rispettive abitazioni, con l’accusa di violenza sessuale aggravata.



Nessun commento