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Politica. "Il Movimento 5 stelle non è in grado di governare Roma. Ma aiutiamolo"

Virginia Raggi. (foto Agi) ndr.
Il noto giurista Sabino Cassese in un lungo editoriale su Corriere della Sera fotografa il declino di Roma ma chiede di non essere cinici e aiutare il 5Stelle a migliorare la situazione 


di Redazione

ROMA, 1 SETT. (AGI) - “Occorre invece riconoscere che l'evidente incapacità amministrativa di quel movimento politico danneggia romani e italiani, e che, quindi, vanno aiutati. Aiutarli vuol dire prestare alla città una ventina di sperimentati amministratori pubblici, capaci di costituire, con l'esempio, focolai di buona gestione, riconoscendo che per fare il buon amministratore non basta essere un politico onesto”. Nel suo intervento sul Corriere della Sera il giurista Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, si aggiunge alle voci di chi vede in Roma una rapida involuzione e una "una città in stato di abbandono". 

"Perché Roma è in rapido declino" 

Scrive Cassese: “Le strade sono intransitabili a causa delle buche. Nei casi più gravi, vengono tenute chiuse per evitare incidenti, ma così impedendo alla gente di raggiungere le proprie abitazioni. Vi sono lavori pubblici che attendono da quarant'anni d'esser fatti. Per la pulizia di strade e giardini, in alcuni casi diventati pattumiere, si ricorre ormai al "fai da te": si paga qualche extracomunitario di buona volontà, che provvede”. 

"Ma non è solo colpa dei 5 Stelle" 

Il giurista ammette più volte che l’involuzione di Roma non è cominciata oggi. E non è cominciata con i Cinque Stelle. Ma che nell’ultimo anno si è accelerato molto. “Mentre Roma ritorna a grandi passi verso il livello di una città medio-orientale, Milano corre, e ai romani che visitano la "capitale morale" pare di esser in un altro Paese”. Ed elenca tre punti intorno a cui ruota il miglioramento della città: 

“Il primo è affidare le funzioni di rappresentanza a una persona diversa dal sindaco. 

Occorre riconoscere che oggi i sindaci di Roma, di una città dove risiedono due capitali (quella dello Stato e quella di una potenza mondiale, la Chiesa cattolica), sono caricati di una funzione da ciambellani, debbono ricevere capi di Stato, visitare pontefici, accompagnare personalità straniere in visita. Questo assorbe energie e "vizia", abituando chi dovrebbe gestire e amministrare a stare sotto la luce dei riflettori, accanto ai grandi nomi della vita internazionale. Il secondo è dare alla capitale un ordinamento speciale, come molte delle capitali del mondo (la Costituzione dispone espressamente che "la legge dello Stato disciplina il suo ordinamento"). Un ordinamento speciale che riconosca una realtà ineludibile: la duplicità di funzioni del potere locale romano, che è chiamato anche ad agire come capitale, quindi nell'interesse della intera nazione. 

Il terzo punto è abbandonare il ragionamento cinico: lasciamo che i Cinque Stelle dimostrino quel che (non) sanno fare, 

In modo da far capire che una dirigenza politica e amministrativa non si improvvisa. Occorre invece riconoscere che l'evidente incapacità amministrativa di quel movimento politico danneggia romani e italiani, e che, quindi, vanno aiutati. Aiutarli vuol dire prestare alla città una ventina di sperimentati amministratori pubblici, capaci di costituire, con l'esempio, focolai di buona gestione, riconoscendo che per fare il buon amministratore non basta essere un politico onesto”.



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