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Venezia. Mostra del Cinema: “La sabbia negli occhi”

Mariggiò alla Mostra del Cinema. (foto Mariggiò) ndr.

di Luciano Manna

Un film sulle donne e sulla sindrome di  Sjögren

TARANTO, 30 SETT. – Settembre è stato il mese in cui a Venezia si è svolta la 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e proprio al termine di questo mese abbiamo voluto raccogliere le impressioni a sangue freddo di Gregorio Mariggiò che a Venezia, e alla mostra cinematografica, era presente come produttore esecutivo, con la Southclan arts, del film “La sabbia negli occhi”. Un film che ha visto all’opera il regista francavillese Alessandro Zizzo e che racconta la forza, la perseveranza e la capacità di amare di una donna che affronta una malattia, la sindrome di Sjögren, che colpisce in tutto il mondo prevalentemente le donne. Il film è stato prodotto dalla A.N.I.Ma.S.S. ONLUS e ha visto recitare i volti noti degli attori  Valentina Corti e Adelmo Togliani ed è stato girato nelle province di Taranto e Brindisi a Maruggio, Campomarino, Manduria, Sava e Francavilla Fontana.

“Per me è stata una grande esperienza – ci racconta Gregorio Mariggiò - e quello che ho imparato da questa mia avventura non è andato a finire nel bagaglio del viaggio di ritorno, ma in quello della mia vita perché lì a Venezia ho potuto toccare con mano la consapevolezza di aver partecipato e contribuito alla realizzazione di un progetto cinematografico di un certo spessore umano ed etico, un progetto in cui si parla di una malattia che non è neanche considerata rara”.

Il film che approda a Venezia aiuta a divulgare ciò che si è previsto nel progetto di produzione del film? Si, il nostro obiettivo era quello, far conoscere il film per il suo valore etico e Venezia è stata una bella vetrina. Non nascondo, egoisticamente, che il contesto della mostra cinematografica è stata importante a farmi conoscere”.

Quali difficoltà si incontrano nel raccontare in un film una malattia come la sindrome di Sjögren?  “Il nostro obiettivo è far conoscere la malattia che colpisce soprattutto le donne, ma è anche un film sulle donne: le donne che amano, le donne che soffrono, le donne che fuggono, le donne che resistono, le donne che, nonostante tutto, continuano a guardare in faccia il dolore, a sopportarlo a denti stretti, le donne che non smettono mai di combattere e di guardare verso il futuro, le donne che non chiedono mai aiuto ma che sono sempre pronte ad aiutarti, le donne che cadono e si rialzano e poi cadono ancora e si rialzano di nuovo. Abbiamo deciso di raccontare un film su quelle donne che un giorno scoprono di avere un amante invisibile, che ti entra dentro e inizia a scorrerti nelle vene, impedendoti di muoverti, di sorridere, di essere felice, un amante che ha un nome difficile da memorizzare: Sjogren, la malattia invisibile, ma pesante come un macigno che ti trascini dietro ogni giorno della tua vita. Lo abbiamo fatto con grandi sacrifici e con un badget limitato ma era da realizzare, per tutte quelle donne che soffrono per colpa di una malattia invisibile che può essere la Sjogren o qualche altra malattia autoimmune… soprattutto quando si è coscienti che le malattie autoimmuni hanno anche correlazioni con l’inquinamento ambientale”.






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