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Attualità. La legalità non è solo sulla carta, sig. Sindaco: Monte lo merita!

Sindaco senza volto (foto) ndr.
di Nico Baratta

MONTE SANT'ANGELO (FG), 25 OTT. - È sconcertante il silenzio assordante dell’Amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo in merito all’atto vandalico (anche criminale) che giorni fa interessò la vedova di un noto pregiudicato, Giuseppe Silvestri, detto “A’Picanese”, ucciso il 21 marzo 2017 a Monte Sant’Angelo mentre si recava a lavorare, a bordo della propria autovettura. Per la cronaca si ricorda che durante la notte tra il 14 e 15 ottobre 2017 furono date alle fiamme due auto vicine, di cui una era della moglie e l’altra della figlia del Silvestri. 

L’atto è decisamente doloso e gli inquirenti hanno aperto un fascicolo su questo ennesimo spiacevole evento, che riporta alla ribalta il paese garganico al centro della cronaca non solo locale.
Qui non si sta a fare la morale alle Istituzioni, tanto meno l’educatore. Certo è che nessuno dell’attuale governo di città si è espresso condannando l’atto, neanche per prendere le distanze da simili azioni e da soggetti che continuano a seminare paura, inquietudine, e soprattutto cattiva visione di una località che sta uscendo da certi schemi criminali. Disegni corroborati finanche da servizi televisivi nazionali che etichettano Monte Sant’Angelo come “luogo dove si decidono le azioni mafiose locali”, rendendola perciò “capitale della mafia garganica”. E neanche in questa occasione il Primo Cittadino del centro micaelico ha aperto bocca, né tantomeno ha condannato il “servizio pubblico” con una nota stampa.

Un Sindaco, un Assessore alla Legalità, un Presidente del Consiglio comunale, hanno il dovere di rasserenare la popolazione, di esprimersi, di invitare i cittadini a collaborare. Hanno il dovere primario di difendere l’immagine della comunità e del territorio che amministrano. Ma finora nulla è stato detto, scritto e fatto riguardo a questo spiacevole e criminale atto incendiario. Seppur in città si vocifera che l’atto possa essere stato frutto di una vendetta passionale (voci di piazza scritte su un blog locale), tuttavia senza escludere ritorsioni di carattere malavitoso (saranno gli inquirenti a dircelo), la recrudescenza mafiosa che sta interessando la Montagna Sacra e tutta la provincia di Foggia è già motivo per gli amministratori montanari per intervenire, esprimendosi. Invece nulla di tutto questo. Seppur la vedova è stata coniuge a un malavitoso, non significa non solidarizzare con lei e maggiormente con la figlia: non ha senso. 

Eppure non meno di 10 giorni fa il Sindaco e tutta l’Amministrazione si è vantata dell’adesione del Comune di Monte Sant’Angelo all’associazione “Avviso Pubblico”, una rete degli enti locali per la formazione civile contro le mafie. Giustamente lo ha fatto perché è un atto importante e va riconosciuto. Ma in quell’occasione Pierpaolo d’Arienzo, il Sindaco, ha dichiarato: «La trasparenza sarà il nostro faro per promuovere la cultura della legalità», appoggiato dal Presidente del Consiglio comunale,  Giovanni Vergura, che disse: «Il Consiglio Comunale tutto ha pienamente approvato gli scopi che l’Associazione si prefigge perché vogliamo “organizzare la legalità”».

Platone, nella sua cosmopolita e sempre attuale saggezza, disse : «Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce».

Si spera che le affermazioni del Sindaco e del Presidente del Consiglio comunale non rimangano sulla carta stampata, o al massimo in qualche clip video, e che si dia davvero seguito alla legalità iniziando con un messaggio di vicinanza verso chi ha subito il torto sopraddetto e di condanna verso chi lo ha cagionato.

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