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Teatro. Peter Stein al Petruzzelli di Bari, mette in scena la glaciale magnificenza di “Riccardo II”

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 27 NOV. - Nella messinscena firmata da Peter Stein al Petruzzelli di Bari, per il secondo appuntamento del Teatro Pubblico Pugliese, abbiamo seguito le vicende del “Riccardo II” di William Shakespeare, nella traduzione Alessandro Serpieri; dramma incentrato sulle vicende di un re legittimo a cui toccò di esser deposto, di un sovrano che nel corso del regno si inimicò tutte le forze sociali, abusando del proprio ruolo. Ciò gli procurò la perdita del trono, a favore di un nuovo sovrano “usurpatore”, che incapace di sottrarsi alle dinamiche del mondo, ben presto generò, come afferma il regista, lo “stesso meccanismo di ostilità contro il suo potere”. Una delle novità del regista tedesco Peter Stein è quella di aver scelto Maddalena Crippa per rappresentare sulla scena uno dei drammi più umani di Shakespeare. 
Il testo shakespeariano ha precisi riferimenti storici, infatti rievoca la deposizione e poi l’assassinio dell’ultimo rappresentante dei Plantageneti per mano di Henry Polingbroke, duca di Lancaster. L’evento fu all’origine del tormentato periodo storico della cosiddetta Guerra delle due Rose, quella bianca degli York e quella rossa dei Lancaster che, in terra d’Oltre Manica, segnò il passaggio dal Medio Evo al primo Rinascimento. Il “Riccardo II” è un’opera scritta intorno al 1595 e non tra le più conosciute. né affrontate, di Shakespeare. Il regista tedesco la considera invece tra le più interessanti ed attuali del Bardo, soprattutto per quanto concerne la riflessione sul tema, di grande attualità, della legittimità ed illegittimità del potere. Il dramma si apre con la misteriosa morte di Thomas Woodstock, di cui si accusano vicendevolmente due pari, Bolingbroke e Mowbray. 
A mettere fine alla contesa interviene Riccardo II, che condanna entrambi all’esilio. Al primo toccheranno solo sei inverni lontano dall’amata patria. Ma le azioni infelici e dispotiche di cui si rese responsabile il fuorviato sovrano richiameranno l’espulso alla ribellione. Con l’appoggio del popolo ritornò in Patria per ribaltare le sorti del legittimo re, il quale costretto ad abdicare in suo favore, morirà assassinato nella Torre di Londra, dove era imprigionato. Si tratta di una messinscena impegnativa riguardo diversi aspetti, soprattutto per il ritmo lento ed espanso, il pubblico fatica ad arrivare al tragico finale dello spettacolo, che inevitabilmente si prospetta statico. L’inizio fa ben sperare, con una Maddalena Crippa persuasiva nei panni di un re Richard glaciale nella sua magnificenza. Purtroppo, forse a causa dei tempi scenici troppo lunghi, nel corso dello spettacolo, la protagonista mostra un po di “stanchezza”, che poco a poco le fanno perdere l'efficienza iniziale. Anche se lo spettacolo riduce il testo, la messinscena dura pur sempre quasi tre ore, semplifica l'ambientazione in uno spazio vuoto con un pannello quadrato nero che diventa all'occorrenza il palazzo reale, la prigione ecc... sormontato dal dipinto del Dittico Wilton alla National Gallery di Londra.
I costumi accennano solo all'epoca della storia, fine 1300. Forse qualcuno si sarebbe aspettato un allestimento differente, anche sono state apprezzate la geometria e l'essenzialità scenografia ed i costumi di Anna Maria Heinreich.  Il punto di forza di questa rappresentazione sono gli attori: Maddalena Crippa, Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Paolo Graziosi, Andrea Nicolini, Graziano Piazza, Almerica Schiavo, Giovanni Visentin, Marco De Gaudio, Vincenzo Giordano, Luca Iervolino, Giovanni Longhin, Michele Maccaroni, Domenico Macrì, Laurence Mazzoni. Non è facile trovare un cast di così alto livello e dalla talentuosa recitazione che ha saputo mantenere viva l'attenzione nel pubblico nonostante la lunghezza dei tempi scenici.



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