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Attualità. Gero Grassi fuori dai giochi per il “Caso Moro”. Io non ci sto!

L'On. Gero Grassi con lo sfondo dei circa 500 cartelloni sul Caso Moro (foto ricostruita da N. Baratta) ndr.
di Nico Baratta

FOGGIA, 29 GEN. - «Non ci sto a questa ennesima carognata di Renzi. L'esclusione di Gero Grassi delle liste parlamentari è l'ennesimo attentato alla democrazia che lavora per la verità, legalità e giustizia Se il “Caso Moro” ha colpito ancora, e lo ha fatto, vuol dire che la Seconda Commissione parlamentare d’Inchiesta” sul predetto caso ha lavorato più che bene, scoperchiando quel vaso di Pandora che si vuol tenere saldamente chiuso. Sono fiero di Gero, di essere suo amico, e orgoglioso, col mio lavoro di giornalista, per aver contribuito a ricercare, scrivere, informare e comunicare, verità di Stato nascoste al Popolo Italiano, un tempo Sovrano. Gero è forte e perseverante e ritornerà».

Con questo post, che ho pubblicato sul mio profilo di Facebook, di Twitter e Google +, ho voluto esternare tutta la mia disapprovazione per la non candidatura di dell’On. Gero Grassi alla XVIII Legislatura che il 4 marzo prossimo vedrà eleggere i nuovi parlamentari.

Chiedo scusa se il presente è scritto in prima persona, come se fosse un editoriale, che non lo è, ma contro ogni forma deontologica giornalistica ritengo che ogni tanto si debba valicare quel confine che spesso fa sembrare impersonale un articolo.

Gero Grassi purtroppo è fuori da tutti i giochi. «Da parte loro slealtà e scorrettezza» l’amaro e comprensibile commento che l’amico Gero ha fornito alla stampa. «La presentazione delle liste per le politiche del 4 marzo 2018 pone fine alla mia presenza in Parlamento dopo 3 legislature» ha proseguito Grassi nella sua spiegazione, ad un torto grande quanto un tradimento, non solo politico, bensì umano e verso chi in tutti questi anni lo ha seguito nella sua indefessa e certosina ricerca della verità sulla morte del Presidente Aldo Moro. È l’amaro epilogo di un lavoro svolto quotidianamente a beneficio della verità, di quella legalità e giustizia che soprattutto le scolaresche hanno voluto testimoniare invitando Gero nei loro istituti per conoscere i particolari del Caso Moro e soprattutto chi era il Pres. Aldo Moro e cosa aveva fatto. Con circa 500 incontri tenuti in tutta Italia (e che stanno ancora continuando, Parlamento sciolto), Gero Grassi ha fatto conoscere il lavoro svolto dalla Commissione, presieduta dall’On. Fioroni, aprendo incartamenti, mostrando foto e video, tutte testimonianze ora accessibili sulla pagina web di Grassi. Infatti chi volesse approfondire l’attività della Commissione parlamentare sul Caso Moro può visitare il web site www.gerograssi.it, dove troverà documenti interessanti e inediti. Ma non solo: Gero nei suoi incontri ha raccontato aneddoti inediti e confidenze avute dalla famiglia Moro, grazie alla fiducia conferita dai familiari del Pres. Moro, in primis la figlia Maria Fida. Difatti l'archivio sul caso Moro è passato dalla famiglia, per loro volontà, a Gero Grassi che attraverso tutte le interrogazioni della Seconda Commissione parlamentare sul caso sono a disposizione online.

La mancata ricandidatura di Gero pare essere l’ennesimo prezzo, molto caro, che, chiunque si avvicina alla torbida verità di un caso che invece dovrebbe essere limpidamente detto, deve pagare sulla propria pelle. Ricordo a tutti che questa non ricandidatura fa il paio con un’altra, inseguito descritta, che molti o se lo sono dimenticato o non vogliono ricordarlo. Avvicinarsi a una verità celata dallo stesso Stato è sempre stato pericoloso.

Nel mio piccolo, da giornalista, ho seguito quotidianamente il lavoro svolto dalla Commissione, grazie anche al contatto diretto con Gero, che lo ringrazio pubblicamente. Un lavoro che intuitivamente era a un passo dalla verità, che attendeva la certificazione della stessa Commissione per pubblicare altre verità, non solo quelle approvate a fine anno 2017 dalla Camera dei Deputati per fine naturale della XVII Legislatura. Verità che sono state pubblicate  e che il sottoscritto più volte ha riportato in tanti articoli, incontrando attriti di ogni tipo, anche di editori e direttori di giornali, web e cartacei, indegni del loro ruolo, e a volte subendo anche da altri soggetti "inviti", meschini e intimidatori, a farmi i fatti miei. Ciò denota palesemente cosa stava accadendo scoperchiando quel vaso di Pandora, che oggi  sbugiarda la  menzognera scelta del “capo partito PD” per l’uscita forzata di Gero Grassi dalle scene politiche parlamentari.

2250 documenti acquisiti e 440 operazioni investigative della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Caso Moro non sono bruscolini. Come non lo sono le molteplici foto, video, bibliografie e pubblicazioni varie, oggi preziosamente custodite dall’On. Gero Grassi e messe pubblicamente a disposizione sul suo sito web.

Ma la verità, quella buia di uno Stato che non vuol far sapere, fa tremare i polsi finanche a chi li oggi li ha ammanettati. Quando si parla di Brigatisti Rossi pentiti che ritrattano le loro deposizioni per poi infangare altri, depistando inquirenti a caccia di ulteriori prove, o di una brigatista rispondente al nome di Faranda Adriana  che parla di “Gero Grassi ossessionato”, quando si rendono pubbliche liste, come quella trovata a viale Giulio Cesare il 29 maggio del 1979, contenenti molti nomi di brigatisti, oltre 90, quando la reticenza diventa mezzo d’oblio come ha fatto il brigatista Valerio Morucci, quando Maria Fida Moro, primogenita del Pres. Aldo Moro, svela sulle “intrusioni” del “Movimento Febbraio 74” subite in casa durante i 55 giorni del sequestro di suo padre, quando si parla di agenti dei servizi deviati e di “Gladio”, di interferenze della Banda della Magliana, di poliziotti e carabinieri intimoriti ed alcuni pagati per mentire, quando si nomina Paul Casimir Marcinkus e lo IOR con tanto di documenti alla mano, di Servizi Segreti Italiani, anche deviati, quando si nominano massoni e logge come la P2, quando si dice che nel complotto sul rapimento del Presidente Aldo Moro quel giorno in Via Fani a Roma erano presenti, oltre agli italiani, anche agenti della CIA, del KGB e del Mossad, quando di svela chi davvero ha fisicamente ucciso Moro, vuol dire che la verità è a un passo. E Gero lo ha detto, ed io l’ho scritto, come del resto hanno fatto alcuni miei colleghi.

Tanto per far comprendere a tutti voi  quanto si era vicini alla “vera verità” sul Caso Moro, basterebbe leggere le carte presenti sul sito predetto: è pubblico e Gero, ed io e chi lo ha seguito, sostenuto, ascoltato, incoraggiato, lo sa e lo dirà sempre. A corroborare questa “vera verità” basterebbe anche ascoltare l’intervista che Gero Grassi ha rilasciato a Tele Sveva nel programma “Spazio Città”: ecco il titolo del video che immortala questa “vera verità”, SPAZIO CITTÀ - Intervista all'onorevole Gero Grassi (14-12-2017), cliccando sopra potrete vederla e ascoltarla.

Vi riporto un stralcio della “vera verità” detta dall’On. Gero Grassi: «In via Fani non c'erano solo le Brigate Rosse. C'erano uomini dei Servizi Segreti stranieri e italiani. C'erano i tedeschi. Al complotto Moro hanno partecipato la CIA, il KGB, il Mossad, una grande partecipazione della P2 che è stata determinante. Ciò che dico è tutto provato nei documenti della Commissione cui faccio parte. La novità è lo IOR di Marcinkus, che sta tutto dentro il Caso Moro. La prima prigione di Moro, cosa inaudita, nuovissima come notizia, è in via Massimi 91 a Roma, palazzine dello IOR, gestite da Marcinkus. La cosa altrettanto strana è che nelle palazzine dello IOR vivevano dei brigatisti, uomini della finanza palestinese, uomini di una società americana di copertura della CIA. Chi ha ucciso Moro non era un brigatista, era un uomo della 'Ndrangheta calabrese, defunto prima della fine degli anni '90, sepolto in Calabria, stava in carcere quando morì, e quindi questo dimostra che le Brigate rosse sono state comprimarie nel rapimento Moro, come ha detto Abu Bassam Sharif in Commissione, che era il braccio destro di Arafat, quando ha detto che le Brigate Rosse dopo Francheschini, Curcio e Cadol, erano  state infiltrate dalla CIA e dai Servizi Segreti».

Provate a dirle voi queste cose, e a scriverle come me, e poi ditemi se i polsi non vi tremano.

Ecco, queste “vere verità”, come ha ben detto l’amico Gero sono state le cause della sua esclusione a questa tornata elettorale «Io escluso. Il Caso Moro colpisce ancora» lo sfogo di Gero, che accosta questo sua uscita a quella precedente che vide il Sen. Vittorio Cervone non ricandidato dall’allora DC perché proponente della Prima Commissione parlamentare sul Caso Moro che operò dal 1979 al 1983. Un caso? No! Un’amara verità, allorquando davanti al tavolo della Commissione finiscono nomi e sigle eccellenti.

Per chi crede che Gero si fermerà, sbaglia. Lui continuerà nella sua opera per la “vera verità”. Certo non lo farà da parlamentare, ma le giovani coscienze possono essere edotte ed educate con incontri, conferenze, seminari, tavoli maieutici scolastici e universitari. Per chi invece crede che tre legislature son tante ed è ora di riposarsi, lo conforto rispondendo che per Gero Grassi la politica non è un lavoro bensì una passione, perciò non lo stanca se la si fa per ridare verità. L’Italia va avanti anche senza di lui ma azzoppata in una parte che la rende stabile, verità, legalità, giustizia. Del resto siamo in democrazia e rispetto chi non vorrebbe più Gero in Transatlantico, ma non lo condivido, e per certe persone che preferiscono “pulirsi” la faccia adulando il binomio Renzi-Emiliano per le scelte partitiche per gli attuali candidati, lo aborro. Non è questione di legislature, ma di portare avanti un lavoro che avrebbe ridato vita a ciò che altri hanno ucciso e condannato all’oblio. Così facendo si rimanda nella tomba il Pres. Aldo Moro. Il 16 marzo del 2018 ricadrà l’anniversario, il quarantesimo, della strage di via Fani e perciò, poi, dell’omicidio del Pres. Aldo Moro. Già ci sono contestazioni in essere e sempre da chi vuol celare la verità, da parte di chi vorrebbe una democrazia propria, rendendola incompiuta richiudendo il “Caso Moro”. Almeno in quest’occasione non permettiamo a costoro di oscurare le giovani menti. Gero ci sarà e poi ritornerà, certo che ritornerà in quel Parlamento, Renzi o senza Renzi, che di questo passo terminerà di essere il capo di un partito, non un segretario.

Mi congedo con un pensiero che lo stesso Gero Grassi ha voluto esternare sul suo profilo social, citando Brecht: "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi erano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare." Bertolt Brecht.

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