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Bari. Al Petruzzelli con "Bestie di scena" regia di Emma Dante sul palcoscenico fragilità e nudità dell'essere umano

Una immagine dello spettacolo. (foto M.C.) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 12 FEB. - Una performance della durata di 75 minuti senza intervallo, capace di stupire un pubblico che non si aspetta, tanti repentini mutamenti di scena che lasciano completamente nudi i ballerini sul palcoscenico in balia di un ipotetico demiurgo che si diverte a giocare con le loro vite, rendendoli impotenti esecutori di regole. Numerosi gli spettatori del Petruzzelli di Bari per "Bestie di scena" convalidando così un successo inconsueto ad uno spettacolo, la prima regia di Emma Dante in una produzione del Piccolo Teatro, di straordinario rigore. Sul palcoscenico i ballerini sono in scena già prima che gli spettatori prendono posto, tanto da non permettere con precisione di individuare il momento di inizio dello spettacolo. A sfilare è un il corteo di creature primigenie e fragili di una comunità in fuga, un drappello silenzioso che muove passi incerti, che non paventa via d’uscita ma che … permette loro di immaginare, illudersi, lottare, indifesi, contro la vita. Come spiega Emma Dante “Le Bestie di scena finiscono su un palcoscenico pieno d’insidie e di tentazioni, il luogo del peccato, il mondo terreno. Lì c’è tutto ciò che serve: la casa, la stanza dei giochi, l’odio, l’amore, il sentiero, il rifugio dove trovar riparo, la paura, il mare, il naufragio, la trincea, la tomba dove piangere i morti, i resti di una catastrofe… Le bestie di scena allora non fanno altro che immaginare. S’illudono di vivere, tenendo tra le mani oggetti, dati loro in prestito, cibandosi di intrugli inesistenti, tartagliando tra lembi di storie capaci di impegnare le loro misere esistenze. Come i bambini che credono nei giochi e da essi si lasciano incantare a dismisura. Come mossi da un burattinaio, ballano, cantano, strillano, bisticciano nei dialetti del sud, incantano, vaneggiano, amano, ridono, e illudendosi combattono. Dopo aver affrontato le numerose prove, attraverso la quinta arriva l'ennesimo comandamento, l’ultimo, il più spaventoso. Solo allora gli “sciocchi” disubbidiscono. Sceglieranno così di restare nudi in schiera davanti al pubblico. "La loro scoperta sarà di essere sempre stati nudi e di non essere stati altro che quello". Tutto allora diventa vano come raccogliere gli abiti, coprirsi, compiere altre azioni … Uno spettacolo spesso dai toni forti, che rappresenta l'uomo nelle sue diverse sfaccettature, ma soprattutto nella sua fragilità e nella sua nudità di fronte all'incommensurabile.



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