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Calcio. Foggia riparte con De Zerbi l’assalto alla B

Una immagine della conferenza. (foto com.) ndr.

di Mario Schena 

FOGGIA, 20 GIU. - Una settimana per sbollire la rabbia e metabolizzare l’amarezza per l’ennesima finale play-off fallita. Una settimana per cominciare già a preparare una ricostruzione fondata su basi solidissime e che con opportuni ritocchi potrebbe rendere il Foggia edizione 2016/2017 uno squadrone capace di “uccidere” il Campionato. Una settimana per riavviare il motore di quella “Ferrari” bloccatasi spesso nei momenti cruciali del campionato e che ha causato il prolungarsi di un'altra stagione in Lega Pro e l’attesa per la B lunga diciotto anni. Incontro con la stampa per chiarire quello che è accaduto e quello che accadrà per quanto concerne il futuro della Società e le novità sotto il profilo tecnico. Iniziamo dalla società. La parola al presidente Lucio Fares, confermatissimo a dispetto di alcune voci che lo davano fuori dai vertici societari. Fares ha annunciato la fuoriuscita di Carla Di Corcia, moglie del direttore generale Pino Tiso, anch’esso dimissionario e di Luca Leccese nonchè la contestuale ridistribuzione delle quote, divise equamente tra la famiglia Sannella e Massimo Curci, già azionista di minoranza. Nessun problema per le scadenze future, stipendi pagati, e iscrizione che verrà effettuata anche prima della scadenza. Per quanto riguarda gli episodi accaduti domenica scorsa nel corso di Foggia-Pisa Fares ha annunciato che la società ha fatto comunque ricorso, sottolineando però che le varie intemperanze durante la stagione sono costate al Foggia Calcio oltre cinquantamila euro in ammende comminate dal Giudice Sportivo e la diffida che ha aumentato la sanzione comminata. Fedele Sannella, anche a nome del fratello Franco, ha sottolineato che il ripetersi di episodi dannosi alla Società comporterà un loro disimpegno. Chiarito da Sannella anche l’increscioso episodio legato al portiere Narciso ed ai malintesi nati per la sua prestazione di Pisa. La parola è stata presa poi a De Zerbi, pronto a guidare la squadra per il terzo anno consecutivo. Una permanenza così lunga di un tecnico sulla panchina del Foggia non accadeva dal quinquennio 1989/94 con il boemo Zeman. Contratto fino al 2018 e la ferma intenzione di riscattare la stagione appena conclusa. De Zerbi ha rifiutato il Crotone in A e l’Ascoli in B, ma il tecnico bresciano non ha badato alla categoria, la sua è una scelta di cuore e la voglia di continuare in un progetto in cui crede e che vuole felicemente portare a termine. Non ha chiesto ritocchi all’ingaggio. Anzi, ha sottolineato che, come lui, diversi giocatori del Foggia, pur avendo richieste da squadre di categoria superiore, che avrebbe consentito loro un maggiore guadagno, hanno deciso di restare dichiarando di essere pronti a ridursi l’ingaggio pur di rimanere a Foggia. Verranno rivisti lo staff medico e lo staff tecnico, quest’ultimo con l’innesto di Davide Possanzini, ex compagno di squadra di De Zerbi, come collaboratore tecnico. Previsti anche lavori per migliorare la struttura dell’Amendola, ormai diventato centro sportivo del sodalizio dauno. De Zerbi sa che la pressione è destinata ad aumentare e che difficilmente gli sarebbero perdonati altri passi falsi come quelli che sono costati il primo posto alla squadra. La rosa resterà nei punti cardine quella della passata stagione con qualche partenze siopperita da acquisti di qualità. Sarà difficilissimo trattenere Pietro Iemmello, di proprietà dello Spezia. Il giocatore ha dato la sua massima disponibilità a restare, ma una punta che ha messo a segno trentasette reti in una stagione vale tanto oro quanto pesa e nonostante gli ottimi rapporti tra Davide Lippi e Roberto De Zerbi trattenerlo in rossonero sarà dura. Su questo Fedele Sannella, sottolineando il rammarico per non aver acquistato il cartellino di Iemmello all’inizio del campionato scorso, ha dichiarato che qualunque opportunità avrà il Foggia per trattenere il bomber calabrese verrà valutata. Insomma i presupposti ci sono tutti per ripartire e riprovarci ancora, al campo l’ardua sentenza.





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