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ESCLUSIVO - Dalla Terra di don Tonino Bello: una “rosa” per Papa Francesco [FOTO]

Papa Francesco sull'altare all'Omelia. (foto S. Inchingolo)
Un evento storico, per il 25° della scomparsa di don Tonino Bello, un Papa a Molfetta. Nessun accenno, però, a questa antichissima Diocesi che pur vanta un (ancora) beato come Nicola Paglia, compagno dei viaggi apostolici di S. Domenico di Guzman,  e addirittura un Vescovo, nel 1300, che altri non era che il fra' Guglielmo che ha ispirato "Il nome della rosa" di Umberto Eco


di Enrico Tedeschi

BARI, 26 APR. - Un avvenimento storico con, ovviamente al centro, tanto, tanto don Tonino, molta Molfetta, ma poca Diocesi e praticamente zero Cultura, cioè promozione territoriale e del turismo religioso. Nulla quaestio, per gli organizzatori di qua: nessuna deroga è possibile ai rigidissimi protocolli che regolano questo genere di eventi. Mah, probabilmente pure il celebrato (e pragmatico) don Tonino Bello avrebbe considerato uno spreco non approfittare di una circostanza, e di tali dimensioni, per poter offrire uno stimolo in più ad amare questi posti ai tantissimi fedeli del luogo, o farci tornare apposta quelli venuti da ogni dove. Circa 40.000, si è calcolato, e che, certamente arricchiti nello spirito ma svuotati nelle tasche (miserabile il taccheggio di una colazione a costi da Montecarlo, nella zona palco, applicato ai tanti convenuti stremati dalla notte in bianco) ora sono tornati alle loro case con il ricordo di una memorabile giornata religiosa, ma null’altro. Così come pure varrà per lo stesso papa Francesco, cui non avrebbe potuto che fare piacere anche la suggestione di un racconto locale, ma così forte, da poterlo poi portare con sé, nella mente e nel cuore, al suo ritorno nella Capitale della Cristianità. Per il resto tutto perfetto qui tranne appunto l’impossibilità, nel lungo saluto ufficiale di chi faceva gli onori di casa, di dare un abbozzo della grande storia dei comuni coinvolti o, quantomeno, fare un minimo accenno alle vicende salienti di questa antichissima diocesi che, non solo vanta presenze straordinarie nei secoli, ma è ancora in attesa – da oltre 800 anni - di un dovuto riscatto dal limbo della beatificazione di un suo preclaro figlio. Cosa peraltro nota, quest’ultima, allo stesso don Tonino Bello che non ha però potuto sostenerne più di tanto la causa - senza alcuna colpa, per carità - solo e semplicemente perché travolto dalle troppe emergenze concrete dell’ hic et nunc con cui lui, da buon “artifex della fede”, si è trovato a misurarsi quotidianamente fino a quando il Signore non lo ha voluto prematuramente accanto a Sé. Nel segno di una Chiesa vista come faro anche culturale, sono state queste omissioni l’unico neo, rispetto alle nostre forse troppo rosee aspettative, di una giornata indimenticabile che ha registrato l’evento eccezionale della visita di un Papa, seguendo le orme in vita di un grande Vescovo, a Molfetta, globale ante litteram ed in odore di santità.


Un omaggio completo, quello del Santo Padre, ad un Uomo che da Alessano ha risalito la Puglia fino a questa piccola capitale del mare, a pochi chilometri dalla città di S.Nicola, dove il suo impegno pastorale e l’esempio personale hanno finito col riempire memoria collettiva e libri con le sue illuminate parole ed episodi di vita vissuta. Un uomo moderno dunque, don Tonino Bello, che anticipava i tempi e ha saputo interpretare al meglio un nuovo corso della Chiesa alla ricerca di un dialogo più diretto ed attualizzato con i propri fedeli, ma declinando alla sua maniera il termine contemplazione, inteso da sùbito come una parola da spaccare a metà, per dar significato a quell’impegno richiesto ai suoi seguaci affinché fossero “contempl-attivi” , cioè pensiero ed azione pratica seguendo i princìpi del credo cristiano. Insomma una ventata d’aria fresca, quella di don Tonino, Pastore “visionario” come tutti i Grandi, ma umile “e con i piedi per terra”. Né più né meno come il Vicario di Cristo che è venuto qui a “salutarlo” a 25 anni dalla sua scomparsa e, quasi interpretandone le desiata, raccogliere i suoi appelli per la propria terra. A cominciare dall’allarme per quella pandemia che, grazie al micidiale “combinato disposto” tra brutta politica e cattiva informazione, rischia di distruggere tutti gli ulivi dell’intera Italia e del Mediterraneo. Toccante e di altissimo valore simbolico, perciò, la scena del Papa che, lasciando il mitico pastorale di don Tonino proprio in quel legno, ha guardato intensamente e poi asperso d’incenso lo splendido ulivo, lì sull’altare a rappresentare la Puglia, quasi a voler invocare con gesto antico l’aiuto celeste contro quella peste (Xylella) che metterebbe in ginocchio la nostra economia.



Attento a persone e cose in ogni angolo della Terra dove va per la sua missione per il mondo, come proprio dimostra l’esempio precedente, ci ha in ogni caso lasciato l’amaro in bocca il fatto che, in nessun modo, né a Papa Francesco, ma nemmeno ai 40mila giunti persino dall’estero – magari prima che il Santo Padre arrivasse – si sia potuto fare anche un piccolo riassunto di questa diocesi che aveva già tantissimo da dire prima della venuta di don Tonino. Sicuramente deformazione professionale la nostra, ma come non ricordare almeno che qui ha forse operato già nel V sec. un S. Felice, il cui culto è molto seguito al Sud e la cui pregevolissima effigie (opera di Lorenzo Lotto) ha meritato un posto d’onore ad Expo 2015? Oppure che, a pochi chilometri da Molfetta, nella contigua Giovinazzo, era nato quel (ancora) beato Nicola Paglia, fedele compagno dei viaggi apostolici di S. Domenico di Guzman ed autore di numerosi miracoli, oltre che fondatore dei conventi di Trani e Perugia? Senza poi contare la singolare la coincidenza del dono della curia per l’amatissima SS. Madonna dei Martiri, ed affidato al Santo Padre per farglielo deporre da lui personalmente nelle mani della statua che la raffigura: una splendida rosa in oro. E se è vera, così come appare, la celeberrima frase “stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” ("la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi") con cui Umberto Eco concludeva il suo capolavoro, ecco allora uno spunto per sussurrare al Papa, o al limite ricordare soltanto attraverso i media in collegamento con mezzo pianeta, che il più famoso frate della letteratura e del cinema mondiali, quel fra’ Guglielmo da Baskerville protagonista de “Il nome della rosa” di Eco, altri non si è storicamente rivelato che quel 'William o Guillelmus of Alnwick' (leggi qui), illustre teologo francescano e 'bishop of Giovinazzo' dal 1329 al 1333 prima di essere richiamato ad Avignone, per ordine di papa Giovanni XXII, dove morì misteriosamente. 



Forse, scrivendo queste cose, stiamo peccando di orgoglio per troppo amore verso questi nostri luoghi ancora paradossalmente misconosciuti, ma siamo sicuri che quantomeno il coltissimo don Tonino, avendolo conosciuto, da Lassù ci assolverà sorridendo. E probabilmente apprezzerà il nostro sforzo per far sì che chi ci legge conosca quanto forse anche a papa Bergoglio avrebbe fatto piacere sapere, oltretutto nella prospettiva della notorietà universale che ne deriverà, con importanti riflessi sulla diocesi, a séguito di una imponente serie tv, a diffusione mondiale, con la probabile rilettura storica del libro di Eco. Ora non ci resta che sperare che con la benedizione del Santo Padre a questi posti, e l’aiuto dal Cielo di don Tonino, un radioso futuro, anche ne “Il nome della rosa”, si possa a breve aprire per noi. Comunque vadano le cose e con la coscienza a posto di chi ha fatto il proprio dovere, ora ci illudiamo che in qualche modo pervenga a papa Francesco la “rosa” che la Storia gli sta porgendo a ricordo delle tristi vicende (narrate e reali) dello sfortunato Guglielmo, vescovo a Giovinazzo nel ‘300, e perseguitato perché seguace del dettato di quel S. Francesco d’Assisi che gli ha pure ispirato il suo nome da Pontefice.


Una 'rosa' per Papa Francesco - 28/04/2018



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