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Concerti. Peppino di Capri reinventa il Jazz e viceversa [Fotogallery]


di Enrico Tedeschi

BARI, 21 LUG. - Pura goduria per gli appassionati del genere, emozioni a non finire per chi, come noi, ha veramente lasciato tutto per andare a sentire e rivedere principalmente lui, è stato a dir poco imperdibile questo ’Peppino di Capri in Jazz ‘ di giovedì scorso nella bella cittadina di Capurso, a pochi chilometri da Bari. Senza mezzi termini, un evento non uno spettacolo. Impossibile definire diversamente ciò che abbiamo visto, ma soprattutto sentito, a conclusione della XVI edizione del Multiculturita Summer Jazz Festival e poi approdato direttamente qui dal prestigioso ‘Jazz Inn Capri 2017 ’ (uno degli appuntamenti internazionali di punta, a fine estate, dell’isola più famosa del pianeta) per questa unica data pugliese. Giusto per dare un’idea, prendi il cantante italiano e napoletano più famoso del Mondo e le sue canzoni immortali, aggiungici il sound inedito di uno strepitoso trio jazz, ed ecco ciò di cui stiamo parlando. Anche se, per onor di cronaca, non solo ad un “Peppino di Capri in Jazz” abbiamo alla fine assistito, ma praticamente a ben due concerti diversi e con tanto di colpo di scena finale: un’esibizione d’apertura dell’ormai famoso ‘Emmet Cohen Trio’, naturalmente Peppino di Capri con il loro accompagnamento e, in chiusura, persino lui da solo al piano per un generoso (ed imprevisto) commiato da un pubblico caloroso come pochi e che gli ha voluto tributare entusiasticamente tutto l’affetto e l’ammirazione che aveva per lui. Troppo poco lo spazio di un articolo per parlare dell’immenso Peppino di Capri, capace per un attimo di reinventare addirittura se stesso e misurarsi in un genere non certo per tutti, preferiamo invece spiegare come poi si sia arrivati a questo concerto, e al suo originale mix tra la canzone italiana più tradizionale e il jazz. Partiamo perciò dal trio che nasce di fatto a New York (nel 2012) quando il validissimo contrabbassista lucano Giuseppe Venezia e l’eccezionale batterista partenopeo Elio Coppola, partecipando in coppia agli “Italian Jazz Days”, scoprono in un jazz club newyorchese di culto un giovane prodigio del piano, Emmet Cohen: è subito intesa tra loro tanto che nasce poco dopo il disco di successo ‘ Infinity’ dove guarda caso - e anche dimostrazione di una leadership solo nominale del gruppo - il brano di apertura è proprio ‘Nun è peccat’ cavallo di battaglia del nostro Peppino, nonché una delle canzoni più rappresentative della musica napoletana nel mondo. Il resto è una storia semplice: Peppino di Capri li sente alla rassegna jazzistica caprese e ne rimane affascinato; di qui l’idea di esibirsi insieme a loro l’anno dopo, e sempre per il ‘ Jazz Inn Capri’, dove riceve pure, insieme agli immancabili applausi anche dei tanti turisti presenti, un meritato premio per i suoi sessant’anni di carriera.

Capri e la Puglia, un legame anche storico

Concludendo questo report, davvero una serata indimenticabile nonostante il biglietto (ridotto) a causa degli «accrediti irrimediabilmente chiusi» e qualche raccomandazione di troppo “sul campo” su come fare il nostro lavoro. Ma per Peppino di Capri, tutto ed anche di più, perché sono sensazioni senza fine e senza tempo quelle che lui riesce a trasferire agli altri. Ma anche l’inverso, evidentemente, quando abbiamo scoperto, per esempio, quanto gli sia rimasta impressa nella memoria la sua venuta a Giovinazzo di quasi un decennio fa. Peccato solo che adesso sia mancata la circostanza giusta (come la cena con lui a suo tempo) per riparlarne, compreso il poi abortito progetto di un utilissimo gemellaggio tra Capri e Giovinazzo - ora da intendersi oltretutto come Città Metropolitana di Bari - che pur gli accennammo per rilanciare quel turismo destagionalizzato di cui si parla tanto, ma senza far nulla di concreto per realizzarlo veramente. Per il momento non ci resta che sperare in un futuro incontro a breve, magari in occasione dello ‘champagne’ - da stappare soltanto,stavolta! - in onore del neo dottore Tiziano Galasso, caprese doc da un numero infinito di generazioni; ma non solo, anche nipote omonimo di quel Pietro, barcaiolo tutto muscoli e con i baffetti subito ribattezzato dalle turiste “Errol Flynn” (per la sua somiglianza con l’attore allora all’apice del successo mondiale) ma incorruttibile alla bellezza ed al fascino dei soldi per quegli invalicabili valori degli abitanti di Capri, quando Capri era ancora quella incontaminata ed immortalata nelle tele di “Giordano Felice”. Molto è cambiato negli anni, in particolar modo a causa del turismo di massa di visitatori “mordi e fuggi”, anche se Capri, “Luna caprese” docet, è all’imbrunire, dopo l’ultimo traghetto, che ritrova tutto il suo fascino esclusivo e ridiventa quel paradiso che è e merita di essere conosciuto nel modo giusto… Ma solo ora ci rendiamo conto che non stiamo scrivendo né per ‘Il Mattino’ né per ‘Nuova Capri’ o ‘l’informatore popolare’, e ci scusiamo pertanto con i lettori per questo nostro insopprimibile “amarcord” e l'omaggio ad un artista senza confini (e brand nel brand) all’amicizia e all’isola più bella del Mondo. Benedetto Peppino, cosa è stato capace di evocare!


Peppino di Capri in concerto a Capurso (Ba) - 18/07/2018



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