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Emergenza Caporalato. “Non ci sono state problematiche per i ricoverati dell’incidente di Ripalta- Lesina”, la precisazione della Procura di Foggia. Aperte due indagini.

L'incedente di Ripalta - Lesina (foto ©ANSA, su gentile concessione) ndr.
di Nico Baratta

FOGGIA, 09 AGO. - Con un comunicato stampa dell’08 agosto 2018, prot. n° 3351, la Procura di Foggia, attraverso il suo responsabile dell’ufficio stampa, precisa che: “Con riferimento al tragico sinistro stradale occorso in Lesina (FG) il 06.08.2018, che ha determinato il decesso di dodici braccianti agricoli di origine extracomunitaria, si precisa che, a differenza di quanto riportato da alcuni organo di stampa nelle ultime ore, non è sorta alcuna problematica in ordine al tempestivo ricovero presso i Presidi Ospedalieri ubicati nella provincia di Foggia dei soggetti che hanno riportato lesioni personali a causa del sinistro”.
La precisazione è stata diramata in virtù, come detto dalla Procura, poiché alcune testate giornalistiche locali e nazionali avrebbero riportato incautamente notizie di ritardi eccessivi nel soccorrere i feriti.
Problematiche si sono registrate, invece, con esclusivo riferimento alla allocazione delle salme dei soggetti deceduti  –precisa la Procura di Foggia-, attesa la momentanea carenza di celle frigorifere disponibili. Tali problematiche, in ogni caso, sono state risolte e, pertanto, tutte le salme delle vittime risultano deposte presso gli Istituti di Medicina Legale”.

A tal fine e dalle ultime notizie si è appreso che le vittime sono state identificate grazie ad alcuni documenti ritrovati sulla scena dell’incidente e alle impronte digitali. Le vittime erano braccianti che lavoravano presso un’azienda agricola del Molise. La Regione Puglia, a proprie spese come comunicato dal Presidente Michele Emiliano, avrebbe iniziato tutte le operazioni per il rimpatrio delle salme nei loro rispettivi paesi di provenienza.

È stato anche indentificato l’autista del furgone che trasportava le vittime. Sarebbe un presunto “caporale” di origini marocchine.  L’indizio che potrebbe ricondurre alla sua funzione è il ritrovamento di denaro nelle tasche dei suoi indumenti, probabilmente riconducibile al dazio per lo sfruttamento delle vittime. Sul caso son state aperte due indagini. La prima è per appurare la dinamica dell’incidente, cui è indagato l’autista del Tir che si è scontrato con il mezzo dei braccianti, dove pare che non abbia responsabilità dirette poiché non poteva evitare lo scontro frontale. Difatti gli inquirenti hanno sequestrato il cronotachigrafo, quel dispositivo dove è registrato tutto ciò che il Tir ha fatto nella giornata dell’incidente. In tal modo la Procura stabilirà l’esatta andatura del mezzo e stabilire la verità. L’altra indagine, invece, è stata aperta per “caporalato”, dove per il momento non vi sono indagati.


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