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DI TUTTO UN PO' - A Corato, quando i braccianti urlavano "Viva la Prima di Maggia!"

1° Maggio festa dei lavoratori (foto web) ndr.

di Nino Lastilla

BARI, 1 MAG. - Ieri a Corato per un concerto jazz di Mirko Signorile e Raffaele Casarano ho guardato il palazzo all’angolo fra lo stradone e via Duomo. Improvvisamente è sparito lasciando il posto all’antica magione della mia famiglia materna, con una terrazza che chiamavamo... la loggia... Da quella terrazza noi bambini guardavamo il passeggio nella via sottostante ma un giorno che ricordo ancora non c’era la gente elegante col vestito della festa. Ricordo migliaia di persone silenziose, centinaia di bandiere rosse tra le quali campeggiavano, in minor numero, altre bandiere bianche e verdi, come margherite in un campo di papaveri. Ogni tanto qualcuno squarciava quel silenzio composto ed urlava:” Evviva la prima di Maggia!” seguito da applausi scroscianti. Erano quasi tutti braccianti con la pelle scurita dal sole e le mani nodose con le dita che per un giorno stringevano una bandiera invece del margiale di una zappa o di una vanga. Me lo feci spiegare da mia madre. Mi fece impressione proprio il silenzio dignitoso ed ordinato e l’entusiasmo ritmico scatenato da quelle chiamate a gran voce fatte con l’accento murgiano di quelle terre sacre e amate da Federico. Allora ignoravo che poco più in là il mio futuro amico e compagno di liceo Pino Pisicchio, osservava lo stesso corteo, provava le stesse emozioni e faceva simili domande ai suoi genitori. 
Durante il concerto nel teatro comunale ho ripensato ai primi anni della mia vita quando arrivavo nella cittadina materna ed uscendo dalla macchina riconoscevo il profumo di quell’aria frizzante coi profumi dei fiori della Murgia, così diversa dal profumo del mio mare di Palese ricco di alghe sugli scogli. Oggi si tengono concerti rock, ascoltati da giovani e meno giovani, per festeggiare il 1 Maggio, festa del lavoro. Io però ho ancora nostalgia di quella giornata assolata in cui guardavo quella distesa di uomini e bandiere quando ero più piccolo del muretto della loggia e dovetti farmi prendere in braccio da mamma per poi correre sul balcone e guardare in basso attraverso le sbarre metalliche della ringhiera. Fu allora probabilmente che feci la mia scelta certamente inconsapevole ma affidata ad una grande emozione. Nel cuore ho ancora ed avrò sempre quei braccianti composti e fieri felici di applaudire e tenere alte quelle bandiere. Sarò sempre dalla loro parte. Non mi interessano molto i concertoni rock perché nel loro pubblico non ho mai intravisto uno di quei braccianti...Oggi ripenso agli anni successivi nei quali io e Pino abbiamo combattuto le nostre battaglie sotto le rispettive bandiere, rossa la mia, bianca e verde la sua, apparentemente così distanti durante la nostra giovinezza, ma adesso di nuovo affratellate come quel primo maggio del 1960 a Corato. Il nemico è comune: si chiama ignoranza vile ed egoista. Viva la prima di Maggia!



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