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DI TUTTO UN PO' - Cantone va e la corruzione resta

Raffaele Cantone ex presidente Anac. (foto web) ndr.

di Nino Lastilla

BARI, 28 LUG. - Raffaele Cantone lascia l’Autorita’ Nazionale anti Corruzione. Dopo cinque anni ha gettato la spugna. Scopriamo l’acqua calda notando che M5S e Lega non sono diversi dai vecchi partiti perché gli esseri umani non cambiano. La scelta di votare non comprende la presupposta onesta’ di un gruppo per il semplice fatto che qualunque gruppo difende a spada tratta i suoi componenti. Votare può corrispondere alla fiducia nella onesta’ del singolo, ma la corruzione in un Paese qualsiasi va studiata dagli antropologi, dai sociologi, dagli psicologi, dagli storici ma non può trovare una soluzione in una Autorità Nazionale. Penso a don Chisciotte contro i mulini a vento. Non mi preoccupa l’accusa di qualunquismo. La corruzione aumenta ovunque perché il mondo ha paura di se stesso. Il clima assomiglia sempre più agli scenari di un film catastrofista in cui la paura fa vedere il prossimo come un possibile nemico e non più come una risorsa. Raffaele Cantone tornerà a fare il magistrato con una esperienza gigantesca e ne vedremo delle belle. Un eroe borghese che non farà mai il giustiziere grossolano come Di Pietro, ma un raffinato e colto professionista della Giustizia che assesterà colpi tremendi ai corrotti con pugno di ferro in guanto di velluto senza mai eccedere in narcisismo e protagonismo. Meglio così per tutti perché l’ANAC non serve a nulla. Il prossimo responsabile sarà un quacquaracqua’ a nomina grillo leghista completamente privo di poteri e di voglia alcuna di incidere in qualche modo nel problema.



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