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«Docenti, cittadini, la vera questione è la "Sindrome di Stoccolma". I Silenzi e le paure non educano alla legalità», la riflessione di Matteo Notarangelo

Monte Sant'Angelo (foto villasantamariadipulsano.it) ndr.
di Redazione

MONTE SANT'ANGELO (FG), 10 OTT. (Lettera Aperta) - a cura di Matteo Notarangelo.
«Gente, il problema è che la fusione degli istituti comprensivi a Monte Sant'Angelo non è voluta dai numeri, dalla legge, ma da pochi individui, adagiati nel vivere feudale, che non permettono l' emergere di un barlume  di modernità.
La fusione degli istituti è una brutta storia che non si racconta.
È un salto nel buio, irreversibile e incontrollabile.
Un salto pericoloso per l'intera economia di Monte Sant'Angelo.
Un'assurdità scolastica, politica e amministrativa che farà pagare il prezzo reale della dannosa scelta alle famiglie dai ragazzi di oggi e di domani.
Il Comune non sarà in grado di fornire i servizi opportuni, neanche per la deportazione dei ragazzi nelle sedi indicate.
In pratica, ogni famiglia dovrà pagare un nuovo e inutile  servizio scolastico: si prevede di euro 5,00 al giorno (benzina) e tempo per accompagnare i ragazzi a scuola. Le strade intorno alla sede scolastica  verranno ostruite da tantissime autovetture che metteranno in serio pericolo la normale mobilità.
Il personale scolastico perdente posto verrà trasferito, ma in realtà si distruggeranno  posti di lavoro, che scompariranno dall'offerta.
I docenti che subiranno una fusione, considerata dai tanti cittadini  politico-clientelare, vivranno l'uno contro l'altro, asserviti a logiche di servilismo professionale da alto medioevo.
Una scuola "morta", demotivata, burocratizzata, escludente è quella che vedo all'orizzonte, per i nostri figli, per i nostri nipoti.
Una scuola costruita contro la legge, conseguenza di accordi elettorali, mi spaventa. Quella scuola non la vorrei in nessun luogo civile o incivile che sia.
Una scuola graffiata da queste supposizioni non aiuta le comunità a costruire un mondo di serenità, di tolleranza, di legalità, di civiltà.
Quella "brutta" scuola non è la  mai scuola. Quella scuola non può avere cittadinanza nella mia saccheggiata città. Noi resisteremo per difendere i valori della nostra Costituzione, della buona scuola, della scuola libera e democratica, porto sicuro per i nostri figli, cittadini del mondo.
Aggiungete che lo Stato ridurrà i finanziamenti e quella scuola mostrerà il volto dell'inutile, inopportuna e politica fusione.
Nei prossimi anni, questa sconsiderata scelta determinerà l'emigrazione nei paesi vicini e ancora calo demografico.
Il disastro non si ferma qui.
Le case saranno sfitte e il loro valore economico si abbasserà, mentre il costo dei servizi per il mantenimento della città aumenterà.
La qualità della vita sarà sempre più scadente e aumenteranno le malattie mentali e le condotte suicidarie.
Esagerato? Vedrete.
Tutto questo si può arginare con una politica di sviluppo socio - economico, frenando i processi di disgregazione sociale, avviando nuove scelte di benessere, di speranza, di entusiasmo, motivando i cittadini, progettando la bella scuola dove i rancori e l'invidia non hanno cittadinanza.
Con  la fusione delle scuole, invece, si continua a parlare di crisi, di perdita di lavoro, di morte di una città.
Vi piace questo nuovo sport?
Praticatelo.
Ma la morte della scuola annuncia la morte della città.
A mio parere, questa città e questa scuola sono molto rancorose e quasi  prigioniere della sindrome di Stoccolma. Questi spazi condivisi stanno quasi diventando un non luogo diseducativo, privo di entusiasmo e di libera progettualità.
Spaventa vedere i docenti terrorizzati (da chi?) che non riescono ad esprimere una loro idea.
Più che fusione, sarebbe il caso di parlare di qualità della vita scolastica, che mi sembra scadente per i docenti e per i ragazzi.
La concatenazione di tutti questi motivi è naturale e va governata, altrimenti questa comunità verrà inghiottita dagli eventi e dall'impotenza di chi la dovrebbe governare».



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