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Libri. "Più di una regina", una donna e la sua forza, nell'ultimo libro di Onofrio Pagone

La locandina dell'evento. (foto com) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 2 OTT. - La vita a volte può essere generosa e prodiga oppure avara e arcigna, maldestra o soltanto indifferente, l'importante è saperla affrontare nella maniera giusta, soprattutto accettando ciò che la realtà ci pone di fronte. La cosa importante è non rassegnarsi anche di fronte alle difficoltà insormontabili, perché può esserci sempre una via d'uscita. Cosa importante è non rifiutare mai l'oggettività, ma nemmeno l'accettazione sottomessa di quest’ultima. E’ di tutto questo e tanto altro, che parla Onofrio Pagone nel suo libro “Più di una regina” edito da Progedit. Nell’opera Pagone, giornalista attualmente presso La Gazzetta del Mezzogiorno, autore di numerosi libri, saggi e romanzi, racconta La storia di Maria Elena Barile Damiani, nata a Cosenza nel 1964, laureata in giurisprudenza, che a causa della sclerosi multipla, malattia che l'ha aggredita quando aveva solo 20 anni, non ha mai potuto trovare spazio nel mondo del lavoro. Nel libro Si parla di una donna e della sua malattia, ma soprattutto della resilienza grande compagna di vita di Maria Elena. Questo non è solo un racconto, è una storia vera, quella della protagonista è una testimonianza importante che si evince attraverso la narrazione sensibile ed accurata dell'autore, egli è attento nel cogliere tutto il pathos e soprattutto l’immenso amore che questa donna è pronta a donare a tutti coloro che entrano a far parte della sua vita. 

Purtroppo la sclerosi multipla è una malattia senza ritorno; oltre alle problematiche quotidiane che essa elargisce, si affiancano quelle della burocrazia a cui si è costretti a sottostare. Questo racconto si muove tra la forza e la dolcezza dei sentimenti, privilegia le emozioni e soprattutto cautela quelle che sono le speranze, i sogni della vita, a cui ogni individuo aspira e deve coltivare. In tanti momenti a caratterizzare la narrazione è il paradosso. Pagone con grande sensibilità e attenzione su richiesta della protagonista, racconta del percorso di questa donna forte, che ha dovuto lottare per conquistare il suo posto nella vita, piegata nel fisico ma mai rassegnata. Sorretta da grande forza e ostinazione è da considerarsi una guerriera nel corpo e nello spirito. Maria Elena non si è mai arresa alla malattia, nel senso che ne ha accettato i limiti, perché ignorarli per una donna intelligente sarebbe stato impossibile. L'intento di questo libro è quello di far sapere attraverso la voce della protagonista, come è possibile opporsi ad una malattia e alle forze della natura che con essa ci impediscono l'utilizzo armonioso del nostro corpo; dar voce ad una donna che con grande forza ha saputo attraversare con l'ausilio della Fede, le tempeste della vita. 

Non si è arresa alla sua malattia, ma neanche ha potuto ignorarla, ha cercato con intelligenza e rassegnazione i cambiamenti del proprio corpo senza mai arrendersi ad essi, cercando di assecondare quei cambiamenti che neanche con la volontà è riuscita a contrastare. Maria Elena in maniera ironica si definisce più di una regina. perché purtroppo con l'andare del tempo numerose sono state le persone che si sono avvicendate alla sua cura quotidiana. Maria Elena è stata capace sempre di regalare a tutti un sorriso, una donna forte. convinta che la rassegnazione e la tristezza sono quelle cose che immobilizzano più di ogni altra cosa e soprattutto più della sclerosi multipla. Tutti pensano che la malattia è un nemico infame, ma la nostra protagonista con la malattia è stata molto più benevola, l'ha considerata solo un'insidia che agita la vita, la sua è una battaglia quotidiana in cui lei è regina soprattutto perché sostenuta da una fede incrollabile. Tutto sommato Maria Elena si considera una donna fortunata, ha dei figli un marito che la ama, e che è stato capace di accettare un menage coniugale consapevolmente diverso, le è stato sempre vicino, ed è per lei un grande sostegno. E' lei stessa a dire: "Io non rido, io sorrido, sorrido alla vita". 

Questa donna infatti, non maledice ciò che non ha, lei benedice ciò che ha e soprattutto non demorde e non si stanca con la sua testimonianza di vita ad insegnare che bisogna guardare le risorse di cui disponiamo, piuttosto che i limiti. Anche se la sua vita si svolge perennemente sulla scala mobile ed è così da anni, fatta di piccoli episodi, di storie, di dialoghi accorati e soprattutto di sguardi; lei confessa di sentirsi circondata da un immenso amore e lo fa col suo stile e con la sua ironia sferzante. Onofrio Pagone con la sua grande sensibilità e soprattutto con l'empatia creata nel lungo percorso di amicizia con Maria Elena, che risale ai tempi dell'adolescenza, quando entrambi frequentavano la stessa parrocchia, è riuscito ad esprimere e a liberare tutto l'amore, tutta la forza e perché no, anche la disperazione, ma soprattutto il coraggio di questa donna che non ha mai mollato e non intende mollare, anzi continua ad essere grande esempio di forza per tutti coloro che nella vita hanno dovuto affrontare il dramma di una malattia e non solo, può anche essere considerata monito per tutti coloro che di fronte alle quisquilie quotidiane si arrendono ed imprecano contro il Fato, inconsapevoli di avere tutto senza rendersene conto.



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