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DI TUTTO UN PO' - La storia dovrebbe insegnare

La storia insegna. (foto web) ndr.

di Nino Lastilla

BARI, 26 NOV. - Chi crede di essere istruito dovrebbe ricordare che gli antichi Romani, come altri popoli prima di loro adoravano come divinità i Lari, i Penati e i Mani. Spiriti protettori della famiglia e spiriti dei defunti. 

Se la primordiale esigenza di dare un senso alla precarietà della vita ha dato origine alle religioni vuol dire che nella parte più emotiva della nostra mente si tramanda un tentativo di risposta a questa esigenza quindi irridere alla fede altrui è inutile oltre che offensivo. Senza andare troppo oltre e calandoci nella pratica quotidiana insultare gli avi, da sempre deificati e presenti nel pantheon di ciascuno di noi, ottiene una reazione di chiusura, rifiuto e risentimento. Tenuto presente l’imprinting parentale ed il culto degli avi bisognerebbe che le persone istruite e colte evitassero di offendere nel prossimo le idee politiche dei suoi avi, soprattutto genitori. Un esempio piuttosto comune. In Italia la memoria di una guerra civile così vicina comprende sentimenti diversi e spesso ereditati. Se nostro padre è stato ucciso dai repubblichini o dai partigiani non si può pretendere che si possa sopportare una offesa atavica. Anche senza eventi così gravi le simpatie nostalgiche in un senso o nell’altro dei genitori o nonni non possono essere eliminate con la ragione. In altri termini se un amico è figlio di un fascista militante o di un nostalgico o addirittura di una vittima della guerra civile italiana, che chiamo anche io guerra di liberazione, potrò spendere milioni di parole ma non potrò pretendere di convincerlo razionalmente di essere dalla parte sbagliata perché equivarrebbe a dare del criminale a suo padre, comunque la si pensi. Idem per l’altra parte. Io sono certamente un democratico, un progressista ed anche un antifascista ma non offenderei mai la memoria di un padre a suo figlio. 

Posso pensare qualunque cosa per aver studiato ed ascoltato testimonianze, per imprinting parentale, per adesione di certe convinzioni alla mia struttura di personalità, ma a maggior ragione ed anzi proprio per questa mia natura libertaria e convintamente raziocinante devo tener presente che la emotività affettiva va rispettata. Per questo tra i miei amici ci sono persone di estrema destra, anche se comunque mai responsabili di violenze ne’ materiali ne’ verbali e tutti rigorosamente educati e socialmente stimabili e stimati. Nell’argomentare con loro civilmente anche se a volte con una certa convinta durezza ottengo il massimo possibile: far conoscere le mie opinioni sui singoli eventi, insinuare il dubbio che sempre deve essere il filo rosso di ogni mente libera e contemporaneamente cercare di conoscere i meccanismi mentali di chi la pensa diversamente da me perché questo è davvero utile proprio nel quotidiano e nella attività politica. Dare del fascista ad un fascista convinto e consapevole significa farlo felice. Dare del fascista a chi non ne è consapevole ottiene la chiusura nell’offesa. In entrambi i casi è inutile. Oggi in Italia abbiamo una gran fortuna. Possiamo dileggiare chiunque senza offendere i genitori o i nonni quindi Lari, Penati e Mani, ricorrendo ad un modo di pensare nuovo che non ha a che fare con la guerra civile: grillino! Ecco fatto. Quando si da’ del grillino a chiunque non si offendono gli avi e si ha comunque a disposizione un solo aggettivo che ci fa risparmiare tempo. 

Quanto ci vuole per dire o scrivere: cultore dell’ignoranza, qualunquista, populista, giacobino, complottista, anti vaccinista, terrapiattista, incompetente, cialtrone e via cantando... Basta dire grillino e ci si sbriga. Ho anche amici grillini? Mah... sono spariti....



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