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DI TUTTO UN PO' - Nulla è invincibile in natura, neppure il Sole

Il Sole. (foto web) ndr.

di Nono Lastilla

BARI, 22 DIC. - Perché i latini parlavano di Sol Invictus in relazione al solstizio di inverno? In latino Invictus vuol dire mai vinto ma anche invincibile. Eppure queste traduzioni italiane non sono esattamente sinonimi. Invitto sancisce che sino a quel momento il Sole non è stato mai sconfitto. Invincibile significa che non sarà mai possibile vincerlo, sconfiggerlo. Chi ci garantisce che un giorno non sarà vinto? Non sarà per questa ancestrale incertezza che gli antichi celebravano il solstizio ringraziando il Sole per aver vinto ancora una volta sul buio cosmico? La meraviglia rispetto ai fenomeni naturali mista a paura del futuro ha dato origine alle religioni. La risposta più semplice pre scientifica ai fenomeni naturali è stata una entità sovrannaturale e pre naturale chiamata Dio. Anche le religioni politeiste hanno comunque un Dio principale ed infatti quelle monoteiste hanno poi avuto necessità di sostituire gli dei minori, associati agli eventi naturali, con i santi protettori. 

La domanda però resta la stessa. La fede resta tale anche se la fisica post newtoniana, soprattutto con Stephen Hawking, ha fornito una spiegazione logicamente plausibile della non necessita di un Creatore dell’Universo, che è diverso dal negarne la esistenza, nel rispetto per le convinzioni, i sentimenti, i bisogni e le paure di tutti con le rispettive risposte. Perché festeggiare ogni volta il Sol Invictus, che coincide col Natale di Cristo ma anche di tante altre divinità di culti pre cristiani, curiosamente nate il 25 dicembre da madri vergini? La risposta più semplice sarebbe la non scontatezza della eternità del Sole. La percezione della caducità di tutto quello che esiste di materiale, ovvero capace di sollecitare almeno uno dei cinque sensi, sta alla base del bisogno di festeggiare, di ringraziare il Sole di averci concesso il privilegio di sopravvivere restando per un altro anno invitto. È vero che la scienza ha poi confermato questa percezione ancestrale di caducità, come è vero che noi vediamo la fine del Sole molto lontana, ma questo non deve farci dimenticare che noi esseri umani siamo una anomalia dell’universo e rispetto agli animali abbiamo una coscienza piu’ raffinata e la capacità di speculare ovvero di astrarre. 

La capacità di concetti astratti dovrebbe però farci capire che abbiamo una tecnologia potente usata da menti emotivamente disturbate, perché percepiamo il pericolo immediato e rimuoviamo l’idea di quello futuro. Per questo esistono le guerre, la voracità criminale e la tentazione di negare le emergenze climatiche come causate anche dall’Uomo ed attribuirle alla Natura. In fondo abbiamo traccia quotidiana in noi di questa emotività concentrata solo sull’immediato. Nessuna sigaretta da sola potrebbe ucciderci, o bicchiere di vino o piatto in più di cibo. Il rischio non è immediato come quello climatico quindi non viene percepito e diventiamo tutti negazionisti. Però festeggiamo il Natale perché ringraziamo il Salvatore di tornare a salvarci. C’è sempre Qualcuno da caricare di responsabilità solo nostre. La nostra specie si estinguerà molto prima della fine del Sole, ma solo e soltanto perché ha la stupidità nella sua natura. 

P.S. Non è vero che una singola sigaretta non può ucciderci. I portatori di stent coronarici possono morire anche per una sola sigaretta perché lo spasmo coronarico indotto dal fumo è capace di scollare il sottilissimo strato di endotelio che riveste la plastica dello stent all’interno, creando un piccolo vortice nel flusso sanguigno e la formazione di un nuovo trombo assassino. I portatori di stent che fumano non sono solo negazionisti...



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