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Corona Virus. Sospese anche le libertà di pensiero, di parola e di stampa?

AGCOM. (foto web) ndr.
L’AGCOM vieta alla rete la diffusione di notizie sull’emergenza non “accreditate” 

di Daniele Magnifico 

BARI, 23 MAR. -  Di recente l’Autorità garante delle comunicazioni (AGCOM) ha emesso un comunicato stampa con il quale ha reso noto di aver sanzionato il comportamento di un canale televisivo che aveva diffuso un programma nel corso del quale veniva suggerito l’utilizzo di vitamina C e D - presenti nei prodotti commercializzati e pubblicizzati nel corso delle trasmissioni - per prevenire l’infezione da COVID19. Sin qui tutto corretto, in quanto la lotta alla pubblicità ingannevole, specie in tema di salute, è sicuramente attività della massima importanza. Quello che preoccupa in questo comunicato sono le disposizioni che, quasi casualmente, vengono poste nella sua parte finale: “Per contrastare la diffusione di informazioni false o comunque non corrette, l’Autorità ha invitato i fornitori di piattaforme di condivisione di video ad adottare ogni misura volta a contrastare la diffusione in rete, e in particolare sui social media, di informazioni relative al coronavirus non corrette o comunque diffuse da fonti non scientificamente accreditate. 

Queste misure devono prevedere anche sistemi efficaci di individuazione e segnalazione degli illeciti e dei loro responsabili.” Dunque, in aggiunta alla cessazione di tutta una serie di diritti costituzionalmente garantiti, in primis del diritto di libera circolazione e di quello di pacifica riunione, che quantomeno parrebbero direttamente collegati al contenimento della diffusione del virus (sulla qual cosa ci sarebbe comunque da aprire qualche discussione), le autorità intenderebbero persino sopprimere il diritto di pensiero e di parola; diritti questi, strettamente connessi alla libertà di stampa. In particolare l’articolo 21 della Costituzione stabilisce che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”; e queste disposizioni non ammettono deroghe, meno che meno nel caso di diffusione di notizie diverse da quelle “accreditate”. Quali sarebbero poi le fonti accreditate (da chi o da cosa?), nel caso di un virus quasi ancora sconosciuto, che ha disorientato l’intera comunità scientifica, è difficile capirlo; ma l’incertezza non fa che alimentare i timori che l’intento sia quello di contrastare, con la minaccia di pesanti azioni legali, persino penali, qualunque informazione non sia gradita a quello che oggi appare come un vero e proprio regime. 

 In questo coacervo di norme di vario genere, che sono state emanate nel confusionario tentativo di arginare la diffusione del virus, sembra poi saltato ogni riferimento alla gerarchia delle fonti del diritto; così, dopo lo scempio delle libertà compiuto con vari decreti del presidente del consiglio, dei semplici ministri, dei presidenti delle regioni e persino di qualche sindaco di remoti paesini, ora appare possibile dare un colpo di spugna al forse più importante diritto costituzionale con un banale comunicato stampa di una qualunque autorità amministrativa. Tutto nel silenzio assordante, conseguente all’emarginazione di chiunque non sia allineato alla fonte unica del pensiero dominante. Siamo in emergenza, è vero, ma quando ci sveglieremo da questo brutto incubo non vorrei che, a quel punto, scoprissimo di aver perso molto più di quello che oggi temiamo.



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