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Bari. Lotta intestina al Clan “Strisciuglio” del quartiere Enziteto – San Pio per il controllo dello spaccio

Bari, Carabinieri al quartiere San Paolo (foto CC) ndr.
di Redazione

BARI, 10 SETT. (Com. St.) - Raid in una abitazione e minacce di morte: “Vi diamo 15 giorni di tempo per andarvene, altrimenti vi uccidiamo”. Hanno agito come un vero e proprio commando gli autori del violento pestaggio avvenuto nel maggio del 2020 a Palese. Emesse dal GIP di Bari 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, unitamente allo Squadrone Eliportato dei Cacciatori di Puglia ed al Nucleo Cinofili, hanno dato esecuzione all’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica – DDA, a carico di 9 soggetti, allo stato liberi, tutti affiliati e/o contigui al clan “Strisciuglio” operante sul quartiere San Pio - Enziteto della città di Bari.
I reati contestati, a vario titolo e in concorso, sono di lesioni aggravate dall’aver commesso il fatto in più di cinque persone, alla presenza di un minore e con l’utilizzo di un’arma, violenza privata, atti persecutori, violazione di domicilio e, per uno di loro, di violenza sessuale nei confronti della madre del ragazzo aggredito.
Tutti i reati contestati e sopra citati sono aggravati, altresì, dall’aver agito con metodo mafioso e per motivi abietti.


L’indagine trae origine da una violenta aggressione avvenuta il 19 maggio 2020 ai danni di un ragazzo classe ’97, mentre era nella sua abitazione di Bari Palese, unitamente ai suoi genitori ed al nipote minorenne.

A seguito delle attività d’indagine avviate nell’immediatezza dei fatti, gli inquirenti hanno ricostruito la causa dell’evento, scaturito da un contrasto maturato negli ambienti dello spaccio di sostanze stupefacenti, in seno al gruppo criminale del Clan “Strisciuglio” che ad oggi opera, tra l’altro, proprio nei quartieri di San Pio, Palese e Santo Spirito.

Il raid è avvenuto in tarda serata ed è stato condotto da 8 soggetti che hanno agito come un vero e proprio “branco”, in modo organizzato, tutti a volto scoperto, con fare spregiudicato e con la palese convinzione di rimanere impuniti.

Alcuni di loro hanno fatto i “pali” mentre gli altri sono entrati nell’abitazione, hanno aggredito la madre che cercava di proteggere suo figlio e si sono avventati sul ragazzo colpendolo violentemente con un tirapugni.
La donna ha cercato in tutti i modi di salvaguardare suo figlio e mentre provava ad allontanarli, uno di loro l’ha palpeggiata più volte.
Grazie alle immagini di sistemi di videosorveglianza, alle dichiarazioni delle vittime ed alle fonti di prova raccolte, i Carabinieri della Compagnia di Bari San Paolo, coordinati dalla locale Procura della Repubblica - D.D.A., hanno identificato e denunciato 7 degli otto componenti del gruppo, oltre che il mandante della spedizione punitiva.
Il soggetto aggredito, a seguito di quanto accaduto, ha deciso di collaborare con la giustizia ed è stato scortato in una località protetta unitamente al suo nucleo familiare.
A pochi mesi dal brutale pestaggio, anche altri familiari del ragazzo, residenti nel quartiere di Santo Spirito, sono rimasti vittime di gravissime minacce di morte e di atti persecutori compiuti dalla suocera del mandante dell’aggressione, per costringerli a lasciare la propria abitazione. Anche la donna risulta colpita dalle odierne ordinanze e tradotta in carcere.
In relazione a tali ultimi reati è stata contestata l’aggravante dei motivi abietti, rappresentati dal fatto che i medesimi reati sarebbero stati posti in essere a titolo di “reazione punitiva” rispetto alla scelta di collaborare con la giustizia del giovane, per riaffermare il prestigio e il predominio del gruppo nel territorio.
L’evento da cui sono scaturiti gli odierni arresti rappresenta l’ennesimo episodio di violenza caratterizzato da un “modus operandi” indicativo di una “professionalità criminale” degli indagati, che hanno agito in un contesto organizzato e senza avere la minima preoccupazione delle ripercussioni sui genitori e sul nipote minorenne del ragazzo aggredito, oltre che dei parenti di quest’ultimo.



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