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Cronaca. Duro colpo alla "società" foggiana, in carcere 4 persone delle “batterie” Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe

La mappatura della mafia in Capitanata al 2019 (foto D.I.A.) ndr.

di Redazione

FOGGIA, 31 DIC. (Com. St.) - Indagini serrate da parte della Polizia di Foggia che lo scorso 26 dicembre 2020, personale della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, in esecuzione di un’ordinanza impositiva della misura della custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Bari all’esito di articolate indagini coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari, con il contributo della Procura di Foggia, e svolte dagli investigatori della Squadra Mobile di Foggia e del Servizio Centrale Operativo, ha tratto in arresto A. C., classe 1991, D. L.G., classe 1973, F. T., classe 1953, e N. V., classe 1986 (questi ultimi due già tratti in arresto lo scorso 16,11/2020 nell’ambito della. c.d. "Decima Azione bis"), in quanto ritenuti responsabili dei reati di tentata estorsione ed estorsione consumata ai danni di imprenditori e commercianti foggiani, commessi al fine di agevolare l’organizzazione mafiosa nota come “Società Foggiana”.

L’operazione si inserisce nel solco tracciato dall’ultima indagine “Decima azione bis”, che aveva già inferto un duro colpo alla mafia foggiana. Nello specifico l'indagine ha:

- realizzato una generalizzata, pervasiva e sistematica pressione estorsiva nei confronti di imprenditori e commercianti di Foggia, gestita secondo un codice regolativo predefinito e condiviso, significativamente denominato come il “SISTEMA”;

- costituito una cassa comune, finalizzata al pagamento degli “stipendi” per i consociati, nonché al mantenimento dei sodali detenuti e dei loro familiari, anche attraverso il sostenimento delle spese legali„ così sviluppando collaudati processi di gestione centralizzata nell’acquisizione e nella ripartizione delle risorse economiche;

- gestito il racket delle estorsioni, come la riscossione di una vera e propria tassa di sovranità, registrando su un libro mastro la lista delle attività commerciali ed imprenditoriali estorte, nonché gli “stipendi” pagati agli associati;

- regolato le dinamiche interne attraverso il sistematico ricorso alla violenza brutale, quale strumento di definizione degli assetti interni e delle gerarchie associative; - sviluppato, negli ultimi anni., una significativa vocazione imprenditoriale, ed una parallela opera di infiltrazione nel settore amministrativo, orientando il sodalizio mafioso verso un più evoluto modello di mafia degli affari.

Quest’ultima indagine, condotta dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Foggia, è stata avviata grazie alla fondamentale collaborazione di alcuni imprenditori, che hanno denunciato alla Polizia di Stato le richieste estorsive e le intimidazioni subite. La stessa indagine aveva già portato all’arresto, lo scorso 03 dicembre, di A. C. e D. L. G., nei cui confronti la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari aveva emesso un decreto di fermo.

Con il provvedimento cautelare eseguito lo scorso 26.12.2020, il GIF di Bari ha contestato ad A. C. la partecipazione al sodalizio mafioso denominato “Società Foggiana” e di essere l’autore materiale, unitamene al capo F. T., di un tentativo di estorsione (denunciato da un noto imprenditore foggiano) e di altri episodi estorsivi, consumati o anche solo tentati, ai darmi di altri imprenditori foggiani.
È stata dimostrata la operatività della “batteria” capeggiato da F. T., il quale, malgrado fosse in regime di detenzione domiciliare, continuava a gestire le attività criminose della “batteria”, impanando agli affiliati precisi ordini sugli obiettivi da taglieggiare. Sono stati provati numerosi incontri tra F. T. e i suoi sodali, ma anche incontri con alcuni imprenditori costretti a recarsi a casa sua per consegnargli denaro.

È emerso che i membri della “Società Foggiana” controllavano anche attività illecite commesse da altri soggetti, da cui riscuotevano quote destinate al sostentamento del capo e di altri associati. È stata contestata, infatti, anche un’estorsione ai danni di un trafficante all’ingrosso di stupefacente, costretto a versare alla organizzazione mafiosa una vera e propria “tassa di sovranità” – pari ad euro 3.000 al mese – perché gli fosse permesso di svolgere la sua illecita attività.

L’inchiesta ha anche certificato l’esistenza di un rapporto di alleanza e mutua assistenza ma la “banana” dei “TRISCIUOGLIO-TOLONESE-PRENCIPE” e quella dei “MORETTl-PELLEGRINO-LANZA”. Sono stati infatti documentati, tra A. C. e V. N., elemento spinale della “batteria” dei “MORETTI-PELLEGRINO-LANZA”, numerosi incontri finalizzati alla spartizione degli utili, accertando altresì il coinvolgimento del V. N. in un ulteriore episodio estensivo, commesso ai danni di un commerciante foggiano, costretto a versare all’organizzazione mafiosa una tangente periodica incisile tra i 500 e i 1.000 curo al mese.

Il successo dell’indagine é il frutto dell’impegno della Polizia di Stato e della magistratura antimafia, ma anche della collaborazione di alcuni imprenditori foggiani, che hanno finalmente deciso di non sottomettersi pin alle prepotenze dell’organizzazione e di affidarsi allo Stato, dando così un chiaro segnale di discontinuità rispetto alla abituale condizione di omertà delle vittime.




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