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Il logo dell'Ugl. (foto) ndr.

di Redazione

POTENZA, 22 OTT. - "La Segreteria Generale Regionale dell’Ugl Basilicata esprime il suo più sentito e profondo cordoglio ai familiari dei due operai pugliesi che stavano lavorando sul tetto di un capannone che per cause ancora non chiare, sono precipitati. Auspica che, attraverso la rapida conclusione delle inchieste attivate, possa essere fatta piena luce sulla dinamica dell’incidente”. E’ quanto scrivono i segretari dell’Ugl in Basilicata Vincenzo Piccinni, Giovanni Tancredi e Pino Giordano per i quali, “con questo ennesimo drammatico incidente sul lavoro oggi a Forenza, dove per uno dei due non c'è stato nulla da fare è morto sul colpo dopo essere caduto su alcuni ferri ed essere rimasto infilzato, speravamo che almeno l'altro, ferito in modo grave e trasportato in eliambulanza del 118 all'ospedale di Potenza, potesse farcela ma, è morto anch’egli nell'ospedale San Carlo. Siamo davanti all’ennesimo infortunio mortale sul lavoro in questo Regione. Questa è la conclusione della nostra martoriata Regione, la quale non riesce ad affrontare i reali problemi che colpiscono duramente i cittadini ed in particolare i lavoratori. Questa piaga degli infortuni sul lavoro non accenna a diminuire. Manca una efficace politica sia sul versante della prevenzione che su quello della vigilanza. Non è accettabile che la sicurezza sul lavoro venga relegata ad un mero costo economico. La Vita, per l’Ugl e per tutte le Organizzazioni Sindacali, da sempre ribadito, non ha prezzo; e quindi è indispensabile che tutti gli attori istituzionali adottino comportamenti assolutamente coerenti con le missioni loro assegnate che sono alla base di un Paese civile. La Segreteria regionale dell’Ugl Basilicata – concludono Tancredi, Giordano e Piccinni -, pone la SICUREZZA al centro della propria azione sostenendola con iniziative tese a costringere le aziende che operano in questi settori ad una seria presa di coscienza ed è fermamente convinta che occorre mettere in campo azioni incisive per evitare questo triste bollettino di guerra”.





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I prodotti tipici pugliesi. (foto com.) ndr.

di Redazione

BARI, 22 OTT. - I colori, i profumi e i sapori delle produzioni agroalimentari e delle specialità enogastronomiche pugliesi d’eccellenza invaderanno da domani, giovedì 23 a lunedì 27 ottobre, il ‘Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre’ di Torino grazie ai GAL (Gruppi di Azione Locale) Sud-Est Barese, Terre dei Trulli e Barsento, Terre di Murgia, Valle d'Itria coinvolti nel progetto LAPIS (Local Arts Promotion Integrated Strategy) con capofila il GAL veneto Polesine Delta Po. Produttori e aziende presenti al Lingotto Fiere (pad. 1 - stand 1D034) proveranno a far conoscere i loro luoghi di origine attraverso i sapori ottenuti grazie alla coltivazione, ai metodi di lavorazione e alle ricette che si tramandano da generazioni. A rappresentare le eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche ci saranno la cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti (presidio Slow Food) e le ciliegie per il GAL Sud Est Barese; la treccia di mozzarella e l’olio di oliva DOP ‘Terra di Bari – Murgia dei Trulli e delle Grotte’ per il GAL Terre dei Trulli e Barsento; le lenticchie e il pane di Altamura DOP per il GAL Terre di Murgia. Infine, per il GAL Valle d’Itria, i vini DOC e IGT e il capocollo di Martina Franca (presidio Slow Food). Testimonial scelto dal GAL Polesine Delta Po sarà il riso IGP. “Ogni prodotto che presenteremo – spiega Francesco Carriero, tecnologo alimentare e produttore del capocollo di Martina Franca – sa raccontare le specificità del suo territorio di origine perché è frutto di un terreno, di un microclima o di una posizione geografica che non si possono ritrovare altrove. La connessione tra territorio e gusto è imprescindibile. Grazie ai GAL e al progetto LAPIS, piccole realtà che realizzano specialità enogastronomiche con procedimenti quasi artigianali hanno la possibilità di raggiungere i grandi pubblici delle occasioni importanti”. Al Lingotto il progetto di cooperazione interterritoriale LAPIS insisterà sulla valorizzazione delle risorse naturali e storico-culturali caratterizzanti il patrimonio rurale pugliese e veneto. E non è un caso: quest’anno la fiera piemontese è dedicata all’agricoltura familiare, cioè alle tecniche di coltivazione e lavorazione tradizionali che permettono all’uomo di sostentarsi rispettando i tempi della terra e i suoi cicli, con un impatto contenuto sull’ambiente. Principi, questi, che ancora caratterizzano le lavorazioni delle più tipiche espressioni dell’agroalimentare pugliese. “La tappa del progetto LAPIS a Torino – aggiunge Pasquale Redavid, presidente del GAL Sud Est Barese – rappresenta un’ottima occasione per dare visibilità alle eccellenze agroalimentari del nostro territorio e all’enorme patrimonio rurale che esso custodisce. Il Salone internazionale del Gusto e Terra Madre valorizza la scelta di tutti gli operatori della filiera alimentare che difendono l’agricoltura preservando gusto e biodiversità. Le Nazioni Unite, inoltre, hanno dichiarato il 2014 Anno internazionale dell’Agricoltura Familiare. Per i GAL partner del progetto LAPIS la partecipazione all’evento è vetrina indiscussa per la valorizzazione delle proprie tipicità”. Con la partecipazione alla specializzata torinese, il progetto LAPIS segna un’altra tappa importante, dopo la presenza a: Cultivar di Locorotondo (giugno 2013), Rovigo Espone (ottobre 2013); Arti e Mestieri Expo – Mostra mercato dell’artigianato artistico di Roma (dicembre ’13); Fiera del Fischietto di Rutigliano (gennaio 2014); Carnevale di Putignano (febbraio 2014); Fiera internazionale dell’Artigianato a Monaco di Baviera (marzo 2014); ‘Federicus’, rievocazione storica in onore di Federico II di Svevia organizzata ad Altamura (aprile 2014). "Dopo una serie di appuntamenti dedicati alla promozione dell'artigianato artistico e tipico – spiega Vito Dibenedetto, presidente del GAL Terre di Murgia – il progetto LAPIS si concentra sulla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari dei territori dei GAL partner. L'occasione è offerta dal Salone del Gusto, dove il GAL Terre di Murgia metterà in vetrina il suo prodotto di eccellenza: il pane di Altamura DOP. Si tratta di un appuntamento importante per diffondere la conoscenza della cultura alimentare del territorio, soprattutto in vista di EXPO 2015".





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Gli italiani vittime dei loro peccati. (foto) ndr.

di Adolfo Nicola Abate

FOGGIA, 22 OTT. - Noi italiani, e specialmente noi meridionali, abbiamo talenti, capacità, bellezza, eppure è nel nostro dna il sottile piacere di farci male da soli. Fate caso ai titoli dei giornali, dei telegiornali, al web. Non c’è un solo argomento per il quale possiamo gioire. Passa con estrema facilità il solo messaggio che tutto è una catastrofe, che non c’è un futuro raggiungibile, che siamo maltrattati da tutti, che la colpa è sempre degli altri. È un modo di pensare diventato un modo di essere, che trasversalmente passa nelle istituzioni, nei governi, nei partiti, nei sindacati, nell’associazionismo, fino ad entrare nelle nostre case, nella coscienza di ciascuno di noi. Di qui la rassegnazione, l’abbandono, la parte oscura della civiltà, o inciviltà, di un popolo. Senza speranza, criticando sempre tutto senza avere mai informazioni certe, ci facciamo male da soli e l’immagine che gli altri vedono (ad esempio i cittadini europei che ci guardano) è quella di un paese incapace di rialzarsi e di un popolo che non esiste, e quando sembra esistere è solo “piagnone e festaiolo”. Ma un po’ di responsabilità ce l’hanno anche i giornali, le televisioni, lo sfogatoio web o meglio, i loro padroni. Sarà un po’ “antico” il termine, ma come lo chiamate voi un editore, proprietario di giornale, e non solo di quello, che chiama i giornalisti uno a uno e propone loro di scegliere di decurtarsi la paga o c’è il licenziamento? E ordina di “sparare” contro qualcuno? Ed ecco i titoli che descrivono sempre un immaginario fatto di minacce, bocciature, cataclismi economici, meteorologici, sociali. Ma di notizie non c’è traccia oppure sono inventate: “pare che”, “circola nei corridoi”, “si dice in giro”, ma mai una fonte identificabile e dichiarata. Quando la smetteremo di raccontare la realtà che appare e non quella che è? Salvo poi a verificare che chi doveva fare bene il suo mestiere ha sbagliato tutto: si è visto a Genova come sul Gargano, si è visto con i grandi esperti di economia e con gli studiosi di sociologia, con i licenziamenti e il precariato, con le macchine del fango che travolgono vite umane. Perché non vogliamo fermarci un attimo a riflettere su quello che leggiamo e su quello che vediamo? Vale sempre la regola di mio nonno: conta fino a dieci prima di aprire la bocca. E, aggiungerei, di scrivere.





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Vigili del Fuoco in soccorso alluvione. (foto) ndr.

di Redazione

FOGGIA, 22 OTT. - Allerta meteo e rischio idrogeologico nelle zone del Gargano già colpite dall’alluvione. Il centro funzionale decentrato della Protezione Civile ha emesso un avviso di criticità moderata per rischio idrogeologico. Si prevedono, alcune già in corso, precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o temporale, accompagnati da attività elettrica e forti raffiche di vento. La preoccupazione maggiore nei comuni già colpiti dall’alluvione è legata alla condizione dei canali dove si sta lavorando per eliminare i detriti.





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I pendolari "stipati". (foto) ndr.

di Nico Baratta

FOGGIA, 22 OTT. - Non accade sempre. Ultimamente spesso e quando accade il disagio è enorme. Lo si sente sul corpo specie per chi deve trascorrere otto ore in fabbrica a lavorare in piedi sulla catena di montaggio. La notizia è di circa due settimane fa. 
Prima di renderla pubblica ho dovuto, come giusto che sia, fare le verifiche del caso. Il servizio di trasporto che conduce i lavoratori foggiani presso la zona industriale di San Nicola di Melfi, da quanto si è appreso e si è visto, ha dimezzato i mezzi. Un tempo erano tre i pullman con corse di andata e ritorno; oggi è uno pur mantenendo doverosamente le stesse corse agli stessi orari. Colpa della riduzione, la chiusura temporanea, con cassa integrazione degli operai, dello stabilimento Fiat-Sata che da Foggia da lavoro a centinaia di concittadini. Una scelta ponderata e responsabile da parte dell’azienda regionale dei trasporti, la S.I.T.A. Oggi che la cassa integrazione è rientrata con punte limitate in alcuni turni, e il flusso dei lavoratori è ritornato quasi nella normalità, quella che un tempo impiegava i tre mezzi è diventato un ricordo. Oggi le corse previste impiegano un solo pullman per più di
A quanto pare però la S.I.T.A. sembra che non se ne sia accorta. Essa i conteggi li fa sul numero degli abbonati, giacché il servizio per l’area industriale pare sia fornito solo su abbonamento, mensile e settimanale. Ed ecco che nasce il problema.
Giorno 7 ottobre 2014 i lavoratori foggiani dell’area industriale di San Nicola di Melfi, alle 04:45, hanno come sempre preso il solito pullman per recarsi sul posto di lavoro. Sono 60 Km di strada, per la maggior parte rettilinea ma tortuosa per il cattivo stato del manto stradale, affrontati per 6 giorni la settimana in andata e ritorno. Circa un’ora in un mezzo che dovrebbe fornire comfort e sicurezza, molto spesso senza aria condizionata (come detto da chi viaggia), concedendo anche qualche spensierata pennichella sia per l’ora di andata, sia per  riposarsi dalle otto ore trascorse in fabbrica. Invece non è così. E ciò si sussegue da tempo. Difatti giorno 7 i turnisti del primo turno hanno dovuto viaggiare stipati nel pullman, dove 5 si son dovuti (diciamo…) accomodare sui gradini delle porte del mezzo.
«Il pullman era strapieno e 5 persone sono rimaste senza posto – ha affermato uno degli “stipati” che era a bordo del mezzo-. Vi sembra normale? È da un po' di tempo che si viaggia solo con un pullman e capita spesso che qualcuno rimanga in piedi. Si può fare qualcosa allertando stampa e telegiornali? –hanno chiesto gli operai pendolari-. Ora c'è solo un pullman e non vogliono mettere il secondo perché dicono che non si trovano con gli abbonamenti...... C 'è sempre qualche portoghese . Ma comunque il punto è che c'è gente – ha continuato uno di loro- che paga il mensile come noi e rimane in piedi. E poi se non si trovano con gli abbonamenti perché non fanno i controlli e le multe? Anche se la Fiat non lavora ancora a pieno regime, perché dobbiamo viaggiare in condizioni non sicure e al limite della sopportazione? Tra noi non ci sono solo lavoratori della Fiat, ma anche quelli della Barilla e di altre aziende meno importanti. La S.I.T.A. da priorità alla Fiat o alle persone? – Ha concluso un pendolare che mette in evidenza i problemi cui è sottoposto quotidianamente per recarsi sul posto di lavoro».
Quando gli operai pendolari mi hanno contattato, ho cercato di chiamare la S.I.T.A. Ci sono volute ore prima di conferire con la Responsabile Movimentazione Mezzi. Ad una precisa domanda come mai il servizio di trasporto per la zona industriale di S Nicola di Melfi avesse un solo mezzo e non i tre o al massimo i due previsti, dopo la cassa integrazione della Fiat-Sata, in sintesi mi è stato detto dalla responsabile che non sapeva niente della situazione e che l'autista del pullman non l'aveva avvisata. Tuttavia la responsabile ha assicurato che si sarebbe attivata per risolvere l’incresciosa situazione. Il ritorno, dopo le otto ore in fabbrica, da quanto mi è stato detto da più lavoratori pendolari è stato più confortevole poiché il mezzo era di capienza maggiore, anche se qualcuno ha preferito farsi dare un passaggio da qualche amico che viaggia con la sua auto. Forse è questo il comfort sul ritorno? Certo non è la soluzione di una situazione che spesso si ripete.
Inoltre, sempre dai pendolari, mi è stato confermato che l’autista del pullman per il ritorno abbia detto che molto probabilmente all’inizio della prossima settimana (quella che era in corso durante l’accaduto, perciò ad oggi dovrebbe essere già attivo) la S.I.T.A. avrebbe messo in corsa due pullman. Ciononostante, il giorno dopo, il pullman in corsa era uno più grande ma i lavoratori pendolari erano di più tant’è che uno di loro è rimasto in piedi.
Ad oggi, 21 ottobre 2014, dopo aver riascoltato alcuni dei lavoratori pendolari, il servizio pare essere regolare in quanto il pullman in servizio è quello grande (50 posti a sedere) e i posti sono tutti, ripeto tutti, occupati. Se un foggiano di quelli che oggi prendono la propria auto e decidesse di ritornare al pullman rimarrebbe in piedi; le normative vigenti in materia di sicurezza, mi pare, che non prevedano il trasporto in piedi.
A quanto pare la S.I.T.A. è recidiva per questi problemi. Già negli anni trascorsi si sono avuti di questi disservizi e la risposta è stata sempre la stessa, si conteggiano gli abbonamenti e si provvede al servizio. Tuttavia secondo i lavoratori pendolari non è normale che chi paga un abbonamento mensile debba usufruire di quel tipo di disservizio. «Tanto per ricordare a chi giace negli uffici foggiani di Via Montegrappa –afferma un turnista pendolare- , 50, e spesso anche più, uomini di età superiore ai 40 e 50 anni, che si alzano alle 4 del mattino, non possono viaggiare, seppur in condizioni non sicure, seduti sui gradini delle scale del pullman. L’età ha  le sue complicanze, i suoi acciacchi. Se c'è qualcuno che non paga, che non compra gli abbonamenti mensili o settimanali, la S.I.T.A. è pregata se non proprio dovuta,  di aumentare i controlli  e i cosiddetti controllori di multare chi viaggia senza abbonamento. Purtroppo -conclude il pendolare- così funziona in Italia: meno viaggiatori abbonati e aumento degli abbonamenti per far quadrare dei conti che non riescono a sopportare, pur sapendo dove risiede il problema e che la Regione Puglia dovrebbe sovvenzionare».





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Gotze abbracciato dai compagni. (foto Agi) ndr.

di Redazione

ROMA, 22 OTT. (AGI) - Il Bayern Monaco travolge la Roma nella terza giornata del girone E di Champions League. I tedeschi si impongono all'Olimpico per 7-1. Nel primo tempo le reti di Robben, Goetze, Lewandowski, ancora Robben e Muller su rigore. Nella ripresa Gervinho sigla l'unico gol giallorosso, poi Ribery e Shaqiri fissano il risultato sull'1-7. Le forza e lo strapotere del Bayern Monaco di Pep Guardiola ridimensionano la Roma, annichilita dalle sette reti siglate dai tedeschi. Unica consolazione per i giallorossi, che non prendevano sette gol in casa dal 1946 ad opera del 'Grande Torino', il pareggio del Manchester City sul campo del Cska Mosca, che di fatto permette alla formazione italiana di chiudere al secondo posto l'andata del girone. Il Bayern passa subito in vantaggio grazie ad prodezza dell'olandese Robben, il quale riceve palla in area da Lahm, controlla e si gira in un fazzoletto, lasciando sul posto Cole e battendo con un preciso sinistro De Sanctis. La Roma prova a reagire immediatamente con Gervinho, ma Neuer e' bravissimo a dirgli di no. Poi pero' sono ancora i bavaresi a riprendere in mano il possesso e a dilagare. Il raddoppio lo segna Mario Gotze, il quale trafigge De Sanctis dopo un bell'uno-due con Muller. La terza rete la mette a segno il polacco Lewandowski, bravo ad incornare su di un perfetto cross di Bernat. Il Poker lo cala nuovamente Robben che, imprendibile per Cole, lascia sul posto il difensore inglese e poi batte facilmente il portiere romanista. Sembra il remake di Germania-Brasile dei recenti Mondiali, con la squadra di Garcia nei panni dei verdeoro e infatti prima della conclusione del primo tempo il Bayern segna la sua quinta rete. Alaba si inserisce in area e prova a crossare, la palla carambola su Manolas che chiude in scivolata ed Erikkson decreta il calcio di rigore. Se ne incarica Muller che non sbaglia. Nella ripresa Garcia lascia a riposo Cole e Totti inserendo Florenzi e Holebas, e la squadra gioca molto piu' bassa per evitare di prendere altri gol. La Roma prova a rialzarsi, ma la conclusione di Gervinho si stampa sul palo e quella successiva di Florenzi vede opporsi un grande Neuer. Ci prova ancora Gervinho che nella ripresa appare imprendibile per Bernat, ma il portiere della Nazionale tedesca si conferma impenetrabile. Finalmente al 20' della ripresa la Roma segna il gol della bandiera con Gervinho, bravo a ribadire in rete una bella iniziativa di Florenzi. Ma prima della mezzora il Bayern dilaga mandando in rete anche gli appena entrati Ribery e Shaqiri per il 7-1 finale.





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La nuova Renault Megane Coupè RS. (foto I.M.) ndr.
Long Test Drive per la Renault Mégane Coupè RS 16V 265 CV MY14, sportiva in grado di regalare emozioni vere grazie ad un'elettronica non invasiva. Scatta da 0 a 100 km/h in 6 secondi netti ed il suo prezzo di listino è pari a 26.950 euro

di Redazione

BARI, 22 OTT. (INFOMOTORI) - Impossibile o quasi restare indifferenti di fronte alla Renault Mégane Coupè RS 16V 265 CV protagonista del nostro test drive: nel corso della prova su strada gli sguardi dei passanti erano tutti attratti dalla Megane RS colore Giallo Sirio. Partiamo con il dire che la Renault Mégane Coupè RS 16V 265 CV è una vettura spinta dal motore 2.0 16V, che oltre a sprigionare 265 CV è capace anche di una coppia massima di 360 Nm; questi valori permettono alla sportiva francese di scattare da 0 a 100 km/h in 6 secondi netti e di toccare una velocità massima di 254 km orari. La sola sigla RS è sinonimo di passione e di alta velocità, anche se bisogna dire che sulla Renault Mégane Coupè RS 16V 265 CV si viaggia in tutta sicurezza grazie ad un'elettronica non invasiva che permette di assecondare la volontà di chi è al volante. In soldoni, se volete spingere, la Megane RS scatta in maniera felina, mentre se volete godervela in modalità turistica, lo potete fare tranquillamente. La Mègane Coupè RS è un'auto in grado di far felice un appassionato di motori, ed è proprio a questo pubblico che il marchio francese si rivolge, anche perchè la presenza del superbollo potrebbe scoraggiare altri tipi di guidatori. La Mégane Coupè RS è stata recentemente sottoposta ad un restyling che l'ha resa ancora più moderna e grintosa, in linea con l'attuale family feeling del Gruppo Renault. Il frontale è stato ridisegnato, con il cofano motore che integra il grande logo Renault su fondo nero brillante; anche i fari sono nuovi, di forma ellittica, e si allungano lateralmente sui parafanghi. Di serie troviamo poi le luci diurne a LED. L'aspetto aggressivo è dato anche dai cerchi in lega da 19 pollici Steev nero brillante con profilo rosso (optional, costano 1.200 euro), dal deflettore aerodinamico F1 e dal diffusore d'aria in tinta nero brillante. Per non parlare del già citato Giallo Sirio, il colore più caro tra quelli disponibili (800 euro) ma davvero fantastico su di un'auto del genere. Posteriormente la Renault Megane Coupe RS è caratterizzata dall'ampio scarico centrale che spunta dal diffusore, elementi questi che donano una connotazione molto "racing" alla vettura. Molto belli gli interni, resi unici dalla firma R.S. sul battitacco, sulla strumentazione di bordo e sulla modanatura della plancia. L'esemplare da noi testato è inoltre dotato di sedili sportivi Recaro in cuoio scuro (un optional da 2.000 euro tondi tondi) e dal tetto panoramico fisso (690 euro). La Renault Megane Coupè RS è dotata del sistema multimediale R-Link con schermo touch-screen e del sistema R.S. Monitor 2.0. Questo sistema è utile per monitorare lo stile di guida tenendo conto ad esempio della ripartizione della coppia tra le ruote anteriori oppure per mostrare proprio i diagrammi di accelerazione longitudinale e laterale, la velocità di rotazione dell’albero motore, la potenza istantanea, l’angolo di rotazione del volante o ancora la forza applicata ai pedali. Su strada la Megane Coupè RS è impeccabile, con le performance garantite dal telaio sportivo Renault Sport, dall'ESP con RS Setting Management (permette di modificare il comportamento dell’ESC) e dalle pinze dei freni Brembo, un marchio di garanzia. Stupendo l'assetto, ottimo per chi adotta uno stile di guida sportivo ma magari un po' meno comodo se si utilizza quest'auto tutti i giorni per alcune ore, dato che la schiena viene sollecitata abbastanza, soprattutto se il manto stradale non è perfetto. Il cambio manuale è davvero ben realizzato, risponde in maniera prontissima così come lo sterzo, precisissimo in inserimento di curva ma anche in tutte le altre manovre. I consumi non possono certo essere il punto forte di un'auto del genere e nel corso della nostra prova su strada abbiamo percorso circa 11-12 km con un litro di carburante, senza però spingere troppo a fondo il pedale dell'acceleratore. In definitiva un'auto giovane, sportiva, grintosa, che colpisce, pur senza essere troppo estrema. Ben fatto, Renault!





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Rubrica - Recensioni Cinematografiche



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