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Cronaca. Il dopo Summit di Minniti. Carabinieri e Cacciatori Calabria e Sardegna, un mese di attività nella Capitanata

I Cacciatori Calabria (foto Repubblica.it) ndr.
di Redazione

FOGGIA, 18 SET. (Com. St.) -Per un totale di “16 pistole, 15 fucili, 500 munizioni per fucili e 750 per pistole. 2 ordigni esplosivi e 6 kg di polvere, 2 giubbotti antiproiettili", sono i dati forniti dal Comando provinciale dell'Arma dei carabinieri di Foggia dopo l'intensa attività di controllo svolta su tutto il territorio della provincia di Foggia in collaborazione con lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria e Sardegna.

Eccoli nello specifico.

Controlli dal 10 agosto 2017 ad oggi
Questi i dati relativi ai sequestri di armi e munizioni operati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia, dal 10 agosto ad oggi, in seguito ai controlli predisposti dopo la cd ‘Strage di San Marco in Lamis’, nel corso della quale 4 persone sono morte in seguito ad un agguato: Mario Luciano Romito, 50enne di Manfredonia, boss dell’omonima famiglia, il 44enne incensurato Matteo De Palma, i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, agricoltori incensurati di 47 e 43 anni.
Un bilancio positivo ottenuto con il lavoro di squadra delle FF.OO., incrementate dal Governo all’indomani del summit del 10 agosto 2017, con affiancamento alle Forze territoriali dei rinforzi della Polizia di Stato, con 27 equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine per 81 unità, con 73 militari dell’Arma dei Carabinieri e 18 degli Squadroni dei Cacciatori di Calabria e di Sardegna e con 8 pattuglie della Guardia di Finanza per 20 unità.
I dati riportati fanno riferimento agli interventi dei Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia.

Dati Carabinieri Comando Compagnia di Manfredonia
Tra i sequestri dei Carabinieri del Comando Compagnia di Manfredonia, con il supporto dei Carabinieri di Foggia, dei cacciatori di Calabria e Sardegna, del Nucleo Elicotteri dell’Arma e dei Cinofili, un pregiudicato è stato tratto in arresto a Monte Sant’Angelo, il 09 settembre 2017, per detenzione di sostanza stupefacente, arma clandestina e munizioni; mentre il 23 agosto 2017, Vincenzo Miucci, 34enne pluripregiudicato residente a Monte Sant’Angelo – ritenuto dagli inquirenti un “elemento del clan Li Bergolis” – era stato arrestato in flagranza, dai Carabinieri della Compagnia di Manfredonia, nello specifico quelli della Stazione di Monte Sant’Angelo, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sardegna, per “detenzione illegale di una pistola“. La perquisizione è stata effettuata a Monte Sant’Angelo.

Inoltre, sempre il 9 settembre 2017, i Carabinieri del Comando Compagnia di Manfredonia, con il supporto di numerosi altri componenti del Comando Provinciale di Foggia, dei Carabinieri Cacciatori di “Calabria” e “Sardegna”, di personale dell’11° Battaglione Carabinieri “Puglia”, del 6° Nucleo Elicotteri di Bari e del Nucleo Cinofili di Modugno, hanno dato corso ad un’estesa operazione di polizia sul territorio del Comune di Monte Sant’Angelo.
Nel corso dell’operazione, svoltasi ieri, le attività di perquisizione e rastrellamento, estese anche ad altri edifici e masserie del territorio di Monte Sant’Angelo, sono proseguite, consentendo di rinvenire, inoltre, ben occultate in aree demaniali difficilmente raggiungibili, ma poste nei pressi di talune abitazioni di interesse:
– 88 cartucce calibro 7.65;
– 6 cartucce calibro 9;
– 6 cartucce da caccia calibro 12;
– 2 guance di plastica per impugnatura di pistola;
– una busta contenente esplosivo da cava per un peso di kg 6, con 4 detonatori e una miccia a lenta combustione di quasi 5 metri.

I controlli – riferiti all’area di Monte Sant’Angelo – sono stati effettuati anche lungo delle zone costiere, all’esterno delle abitazioni. “Anche se non possiamo legare i ritrovamenti delle munizioni e della busta con esplosivo a nessuno in particolare, dal punto di vista giuridico, nè ad episodi avvenuti di recente a Monte Sant’Angelo – ha detto in sede di conferenza stampa il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Tenente Colonnello Marco Aquilio -, è chiaro che quanto sequestrato (dall’esplosivo alle munizioni) sarebbe stato nascosto per essere messo a disposizione, in favore di ignoti, per probabili azioni criminali”.



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