Ultim'Ora

La storia di Igor Protti, lo zar di Bari

Igor Protti. (foto) ndr.

di Simone Clara 

BARI, 6 OTT. - A Bari, la città che gli ha dato fama e gloria, è stato lo Zar. A Livorno, la città che lo ha adottato e amato come pochi, è stato il Re. Lui è Igor Protti, leggenda per gli amanti del calcio di provincia, bomber come pochi, goleador di razza. Capocannoniere in tre differenti categorie, dalla Serie C alla Serie A (unico a detenere questo record insieme a Dario Hubner), una carriera costellata da salite vertiginose e discese improvvise. Attaccante dai piedi buoni, con una tecnica eccellente, ha fatto sognare i supporters baresi con reti spettacolari, prodezze balistiche e acrobatiche, ha fallito il grande salto a Napoli e a Roma (sponda laziale), ha lasciato un buon ricordo a Messina, ma è a Livorno che è stato un vero e proprio idolo scrivendo pagine di storia indelebili per il club. Protti nasce a Rimini il 24 Settembre 1967. Nel 1985 la prima esperienza livornese. Vi rimane per tre stagioni. Igor è un giovane attaccante e il Livorno annaspa in Serie C. Non sa ancora che dovrà attendere 14 anni prima di tornare ad indossare la maglia amaranto con ben altri risultati. La prima esperienza significativa a Messina, in Serie B. Disputa buone stagioni entrando subito nel cuore dei tifosi giallorossi per la sua grinta e personalità nonostante la giovane età e le iniziali pressioni della piazza che vedevano in lui il successore di Totò Schillaci, per anni simbolo dei siciliani. Poi il trasferimento a Bari, sempre in serie cadetta, nel 1992. Con i biancorossi conquista la promozione in Serie A. Non è ancora lo Zar, ma un discreto centravanti di categoria. Prima punta mobile, capace di svariare sull'intero fronte offensivo, regala al pubblico del San Nicola anche qualche perla di rara bellezza. Finalmente arriva la Serie A. Il Bari è subito la rivelazione del campionato. L'allenatore è Giuseppe Materazzi. Il gruppo è affiatato, i galletti alla fine si piazzeranno al dodicesimo posto. E' anche l'anno del 'trenino', curiosa esultanza dei giocatori baresi dopo ogni rete. Ma è nella stagione 1995-96 che il calcio italiano si accorge di Igor Protti. Alla vigilia del campionato, nessuno lo annovera tra i grandi attaccanti della Serie A. Lui nel frattempo, inizia a segnare. A grappoli. Una tripletta alla Lazio, una doppietta all'Inter, e via così per tutto l'arco della stagione. Alla fine saranno 24. Gol mai banali, ma autentiche prodezze. La maturazione di Protti è sorprendente. Segna in tutti i modi, destro, sinistro, colpo di testa, acrobazia. Un exploit che nessuno avrebbe pronosticato. Purtroppo però il Bari non riesce a salvarsi. Protti diventa così l'unico capocannoniere della storia della Serie A la cui squadra sia poi retrocessa. Un' amarezza troppo grande per lui che si abbina alla mancata convocazione per gli Europei 1996. Sacchi lo snobba e non lo prenderà mai in considerazione. Ma il 1996 resta comunque l'anno della consacrazione a livello personale. Lo vogliono tutti. Alla fine la spunta la Lazio. Con Zeman allenatore e Signori compagno d'attacco i tifosi biancocelesti sognano il tricolore. Ma il risveglio, come spesso accade in questi casi, è brusco. Igor fatica ad inserirsi e a febbraio Zeman viene esonerato. Il girone di andata è disastroso. La Lazio viene eliminata prematuramente dalla Coppa Uefa e non entra mai nel giro scudetto. Va meglio nella seconda parte di stagione. Realizza il gol più importante della sua carriera con una zampata in un derby pareggiato all'ultimo minuto, ma rimarrà un episodio isolato. Dopo soltanto 7 reti in 27 presenze, lascia la Lazio a fine stagione. Andrà ancora peggio a Napoli (stagione 1997/98). Accolto con grandi aspettative, si trova suo malgrado inserito nel peggior Napoli della storia, retrocesso in Serie B dopo 33 anni. Infiamma il San Paolo in rarissime occasioni, sembra un giocatore sul viale del tramonto. La sua carriera, dopo l'impennata di due anni prima, subisce un declino pauroso. Nel 1999 il Livorno (militante in Serie C) lo preleva dalla Reggiana. Ritornare in Toscana per lui non è assolutamente un ripiego. Le motivazioni non gli mancano. E i risultati si vedono subito. Capocannoniere per due stagioni di seguito, un vero lusso per la categoria. Ritrova lo smalto degli anni baresi ma soprattutto porta il Livorno in Serie B dopo 31 anni. Beniamino assoluto della Curva Nord (con la quale condivide anche le idee politiche di sinistra), trascinatore in campo e fuori della risalita del club toscano. Ma il meglio deve ancora arrivare. Alla sua prima stagione tra i cadetti con i labronici, si laurea capocannoniere. Alla seconda, contribuisce in maniera determinante a portare il Livorno in Serie A dopo 54 anni. Protti ha 36 anni ma in campo corre come un ragazzino. Forma con Cristiano Lucarelli una coppia gol devastante (53 gol in due). Una scalata impressionante per la squadra allora allenata da Walter Mazzarri. E dunque ritorna a giocare in Serie A nella stagione 2004-05. Lo fa a testa alta, da capitano, simbolo e bandiera livornese. Igor aveva un conto in sospeso con la massima serie, abbandonata dopo sole 4 stagioni. Dopo un inizio difficile, il presidente Spinelli esonera l'allenatore Colomba e chiama al suo posto Roberto Donadoni che condurrà i labronici ad una salvezza tranquilla. Nella sua ultima partita in maglia amaranto (e allo stesso tempo ultima da professionista) si toglie lo sfizio di segnare alla Juventus (il gol numero 102 con il club) . A fine partita lascia la fascia di capitano al compagno Lucarelli, mentre il Livorno decide di ritirare la maglia numero 10 in suo onore. Dopo sei anni meravigliosi e aver riportato il Livorno in Serie A, il re può abbandonare il suo scettro.





***Questo Spazio pubblicità è in vendita***

Nessun commento