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Roma. Operazione 'Ave Lupo' dei cc. per la tutela ambientale in tutta Italia

L'brido di cane-lupo. (foto com.) ndr.

di Redazione

ROMA, 14 GEN. (Comunicato St.) - Eseguiti 229 sequestri di ibrido tra cane e lupo selvatico in tutta Italia. L’operazione prende il nome dal capostipite della genealogia canina oggetto dell’inchiesta. Nella mattinata odierna, il Servizio CITES di Roma del Comando Unità Tutela Forestale Ambientale ed Agroalimentare Carabinieri (CUTFAA), nel quale è confluito il personale del Corpo Forestale dello Stato, ha portato a termine l’ultima fase della lunga e complessa indagine, coordinata dalla Procura presso il Tribunale di Modena, sul traffico illegale di lupi selvatici usati per incrociare la pregiata razza Cane da Lupo Cecoslovacco (CLC), in violazione delle norme sulla detenzione e commercio di specie selvatiche tutelate dalla Convenzione di Washington (CITES). Più di 200 sequestri simultanei di cani incrociati con lupo e dei relativi pedigree che ne attestavano falsamente la purezza ed il pregio; 54 le province interessate ed oltre 200 i proprietari truffati, cittadini che, a vario titolo, avevano acquistato a caro prezzo i cani (sino a 5.000 euro a esemplare); 9, invece, gli allevamenti attenzionati, a carico dei quali sono state emesse le misure di sequestro, nel corso della complessa indagine durata 3 anni. Gli animali sono stati tutti affidati ai proprietari curando il massimo rispetto per il loro benessere, essendo stati acquistati da cuccioli e legati ormai agli attuali detentori da un forte legame di affezione. Questa attività costituisce un’importante operazione di prevenzione e tutela verso i proprietari che, ignari, potrebbero acquistare a caro prezzo cani non di razza, sottovalutando il potenziale rischio di aggressività dei propri animali da compagnia, frutto di questi incroci pericolosi. L’attività criminosa scoperta prevedeva, infatti, l’utilizzo di lupi selvatici appartenenti alla specie Canis lupus, tutelata dalla normativa nazionale sul prelievo venatorio e da quella internazionale sul commercio di specie in via di estinzione, per l’incrocio con cani da Lupo Cecoslovacco. I lupi venivano prelevati illegalmente nella zona dei Carpazi, nei paesi scandinavi o in Nord America per essere incrociati, con cani da Lupo Cecoslovacco selezionati, per ottenere un patrimonio genetico nuovo e capace di dare origine a esemplari di grande bellezza e più resistenti a disfunzioni e malformazioni ossee, in violazione dei disciplinari stabiliti dall’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana). Questa condotta permetteva di ottenere soggetti più belli e simili al lupo selvatico e, pertanto, più apprezzati nel circuito dei concorsi di selezione canina e dagli amatori i quali, pagando cifre elevate, ottenevano animali con maggiore somiglianza alla specie selvatica e più spiccato atteggiamento “lupino”. L’attività fraudolenta era possibile dichiarando il falso nelle certificazioni ufficiali ENCI e truffando gli ignari acquirenti i quali, in aggiunta al raggiro, si sono trovati spesso in casa animali dalle potenziali caratteristiche aggressive. L’indagine è iniziata nel 2013, dopo una complessa attività di intelligence nel settore della cinofilia, con il sequestro di 42 ibridi di lupo, cui seguì l’incriminazione di 9 soggetti per i reati di falso ideologico, importazione e detenzione illegale di specie tutelata dalla CITES, con 2 condanne definitive. L’attività in passato si è concentrata su un importante allevamento di cani da Lupo Cecoslovacco sito a Serramazzoni, nel modenese, da cui generazioni di cani ibridati si sono diffuse in tutta Italia e all’estero, contaminando geneticamente tutta la filiera della razza canina CLC. Fondamentale è stato l’utilizzo di tecniche di identificazione genetica approntate dall’ISPRA (ex Istituto Nazionale Fauna Selvatica), la preziosa collaborazione dell’ENCI, l’intervento di veterinari e zoologi qualificati e del personale dei Carabinieri del ruolo forestale, esperto in materia CITES. In Italia è proibito l'accoppiamento di animali domestici con quelli selvatici ed è vietato detenere lupi fino alla quarta generazione in assenza delle prescritte autorizzazioni poiché considerati specie protetta dalla CITES (Appendice I). A ciò si aggiunge il danno causato dal potenziale inquinamento genetico delle popolazioni di lupo selvatico italiano per la diffusione accidentale di alcuni di questi cani incrociati. Le pene per le condotte contestate sono quelle stabilite dalla normativa CITES (arresto e ammenda) e dal Codice Penale per il reato di falso ideologico e frode in commercio. L’operazione assume un importante rilievo perché rende gli appassionati consapevoli del rischio di acquistare animali non di razza e potenzialmente aggressivi, senza saperlo. Ulteriori misure potranno essere intraprese dall’ENCI e dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che detiene i registri ufficiali ENCI.





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