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Cronaca. Maltrattavano bimbi. Arrestate a Biccari (FG) quattro maestre

Maltrattamenti bimbi (foto Panorama) ndr.
di Nico Baratta

BICCARI (FG), 15 APR. - “Io sono basso e bugiardo” un bimbo costretto a dire di fronte ai propri compagni di classe, con costanti mortificazioni del tipo “Fai schifo! Chiudi quella boccaccia che escono solo cose brutte da là!”, “Hai il cuore cattivo!”, con minacce  verbali  “Dai che questo lo devo sconciare un po'!”, “Io ti faccio nuovo nuovo di botte!”, “Se ti do una botta in testa tu capisci che hai sbagliato e devi correggere l’errore, va bene? Facciamo questo gioco…” e minacce fisiche inflitte con l’utilizzo di aste in legno ed anche fatti oggetto di insulti e turpiloquio, sono le prove documentate dai Carabinieri di Lucera e dal Tribunale di Foggia contestate a quattro maestre della scuola primaria presso l’istituto comprensivo “Paolo Roseti” di Biccari, ritenute responsabili, a vario titolo, del reato di maltrattamento di minori all’interno di istituto di formazione.

Le cronache locali balzano a livello nazionale, tant’è che i vari telegiornali delle tv ne hanno parlato. Ancora una volta i bambini all’attenzione delle cronache e sempre per maltrattamenti, come avviene del resto per gli anziani. Ed ancora nel mirino della giustizia finiscono chi dovrebbe accudirli, formarli, educarli, farli star bene, senza tener conto che tutto è accaduto in un piccolo paese del Sub Appennino dauno, a Biccari, sui Monti Dauni, con circa appena 2900 anime.

Ed è per questo che i Carabinieri della Compagnia di Lucera hanno dato esecuzione, nella mattinata odierna, sabato 15 aprile 2017, pre-pasquale, a un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Foggia, che dispone la misura degli arresti domiciliari a carico delle quattro insegnanti della scuola sopra detta. Difatti, dopo una complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri della Stazione di Biccari, dalla fine del 2016 a marzo 2017, oggi le indagini hanno incastrato le quattro donne. Le indagini sono partite dalla denuncia presentata, nell'ottobre scorso, dal padre di un alunno della classe quarta elementare, nei confronti di una sola delle arrestate. Tuttavia le avvisaglie si erano palesate fin dall’inizio dell’anno scolastico in corso, tant’è che il primo sentore di malessere all’interno dell’istituto era stato l’insolita migrazione di scolari verso istituti di altri paesi limitrofi.

Due sono state principalmente le fasi investigative: 
- la prima, caratterizzata dall’acquisizione di informazioni testimoniali, ha visto l’escussione di quindici persone, tra cui insegnanti e altri genitori;
- la seconda fase è stata condotta con l’ausilio di strumenti di videoregistrazione, posizionati all’interno di un’aula ove venivano svolte le lezioni.

Nel corso della seconda parte investigativa l’attività si è sorprendentemente estesa. Infatti, durante lo svolgimento di un’ora di supplenza nella classe IV, è stata rilevata la presenza di un’altra insegnante che ha fin da subito adottato condotte molto gravi nei confronti dei bambini, tali da rendere necessaria agli inquirenti l’installazione di un’ulteriore videocamera all’interno dell’aula utilizzata dagli alunni della classe seconda elementare. Con ciò sono state documentate le violenze usate anche dalle altre indagate nei confronti dei piccoli loro affidati, spingendo gli investigatori a concludere le attività il più velocemente possibile per porre finalmente termine a una situazione anche ai loro occhi ormai intollerabile.
Significativo, sotto questo punto di vista, è stato l’episodio in cui un’indagata, mentre trascinava con forza uno scolaro all’esterno dell’aula, afferrandolo per un braccio, lo apostrofava con parole scurrili, quelle scritte virgolettate all’inizio dell’articolo, tanto per esser chiari. Così si è giunti ai provvedimenti odierni, ovvero che le arrestate, dopo le formalità di rito espletate presso il Comando Compagnia Carabinieri di Lucera, sono state condotte presso le rispettive abitazioni in regime di arresti domiciliari, a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, che ha coordinato le indagini.






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