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'La Buona Politica' - Spionaggio via web: l’occhio del Grande Fratello

Spionaggio sul web. (foto com.) ndr.

di Cosimo Imbimbo

BARI, 29 MAG. - Ci sono dati che dovrebbero essere prodotti o quantomeno verificati da soggetti terzi, indipendenti e nell’interesse del pubblico, che invece sono e restano per noi utenti materia di pura fede nei soggetti privati che li computano e diffondono. Una fede che potrebbe essere mal riposta per una elementare questione metodologica: quando il controllato è il controllore, c’è da dubitare della bontà del controllo. La cronaca tecnologica degli ultimi giorni ne fornisce molteplici esempi. Tale scenario, tuttavia, rappresenta una condizione “a tendere” e non riflette pienamente l’attuale stato dell’arte. Nell’attuale fase di trasformazione, infatti, prodotti e sistemi tradizionali convivono con altri di nuova generazione, i quali vengono installati già provvisti di capacità digitali. 
Da un metodo orwelliano, pericoloso ma abbastanza semplice da prevedere e contrastare (si trattava dell’evoluzione del tipico “occhio che guarda”), si è passati a un controllo di tipo kafkiano, estremamente frammentato, complesso, labirintico,oscuro e burocratizzato, composto da dati che si incrociano – lavorativi e privati – e da problemi tecnici difficilmente comprensibili per il lavoratore,da catene di responsabilità (l’amministratore di sistema quale cardine o,comunque, le posizioni di potere di chi vanta maggiori competenze informatiche quale nuovo fenomeno di potere) e da una separazione tra vita privata e vita lavorativa ormai inesistente (le tecnologie hanno eliminato tali aspetti).Del resto non si tratta di una novità: come è noto la rete infatti si basa su una tecnologia identificatoria che, a partire dall’indirizzo IP, permette la sorveglianza su ogni aspetto del comportamento degli utenti. I Social poi si basano sul concetto di condivisione: gli utenti si iscrivono proprio perché le proprie preferenze e comportamenti siano ben visibili e osservabili da una massa spesso indefinibile di altri utenti, benché– con ogni evidenza – l'estensione reale di questo possibile pubblico sembri sfuggire alla stragrande maggioranza degli utilizzatori. Se cambiano i modi di comunicare, cambia anche ciò che si comunica. 
Oggi a farla da padrone è il racconto del sé: dove si va, cosa si sta leggendo, pensando,mangiando. Spesso a questo riguardo si sottolinea il “narcisismo del web”;altri preferiscono parlare di “autocomunicazione di massa” (Self mass communication, secondo lo studioso spagnolo Castells) o di una società sempre più “chiacchierona” (Talketivesociety). Anche l’aggressività trova però le sue vie di espressione attraverso vari fenomeni. I troll, per esempio, che usano le piattaforme sociali esclusivamente per attaccare e insultare; c’è poi la tendenza alla polarizzazione delle opinioni,spesso accompagnata dal cosiddetto blaming: la denigrazione sistematica che caratterizza molte delle discussioni su internet. I social media, poi,possono essere un efficace canale per la controinformazione, ma presentano anche aspetti inquietanti: permettono infatti, a differenza dei media tradizionali, una crescente capacità di controllo sugli utenti. 
Questo non significa che i social network siano necessariamente un mostruoso stratagemma inventato dal Potere per controllarci. Esse rappresentano piuttosto, secondo una ricostruzione che Colombo attinge a Michel Foucault (in particolare a Sorvegliare e punire), l’esito naturale dell’evoluzione del rapporto tra individuo e società, caratterizzato dal passaggio dal concetto di sovranità, tipico dell’Ancién Regime, a quello di autodisciplina, che invece contraddistingue la modernità. Per non toccare l’argomento “confusione” che spesso e volentieri con i suoi aspetti burleschi il web ci riserva. È noto che le bufale si diffondono da sempre,da quando esistono i mezzi di comunicazione di massa e da prima ancora. Con il web si diffondono più in fretta e raggiungono più persone, e quando una bufala è particolarmente riuscita - nel senso che riesce a convincere molti - viene commentata e ri-diffusa dai giornali e sui social network, guadagnandosi molti"like". Evidente segno dei tempi che cambiano, ma più di tutto che cambia la coscienza analitica dei tantissimi fruitori delle autostrade informatiche.



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