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Biometria. Uso di dati biometrici: la schedatura delle impronte digitali

La schedatura delle impronte digitali (foto com.) ndr.

di La.Ma

BARI, 23 GIU. - Di recente abbiamo assistito ad dibattito circa l’utilizzo dei dati biometrici (per biometria si intende la misurazione di varie caratteristiche del corpo o del comportamento, più frequenti sono quelli in grado di “tracciare” la voce, la conformazione della mano, le impronte digitali, il riconoscimento dell’iride) al fine di una sicura identificazione personale. Tale diatriba è partita da un provvedimento del Ministro Guardasigilli tendente alla rilevazione delle impronte alle comunità rom (c.d. zingari). Il Garante per la privacy ha deciso di chiedere informazioni alle autorità competenti e in particolare ai Prefetto di Roma, Milano e Napoli, nominati Commissari straordinari di governo per la cosiddetta "Emergenza rom", sull'eventuale ricorso a forme di banche biometriche - cioè di impronte digitali - estese ai minori. Questo tipo di schedatura secondo il Viminale deve essere necessariamente attivata, mentre per il Garante essa è lesiva della dignità personale e discriminatoria in particolare se applicata nei confronti di minori. Ma a fronte di tali di tali pareri personalmente mi chiedo se è più giusto non sapere se quel bambino è costretto a fare l’elemosina o a pulire vetri dinanzi ad un semaforo prima a Bari, poi a Roma e semmai ancora a Torino. Senza una sicura identificazione non è possibile nessun provvedimento, quindi se il fine ultimo è quello di garantire una vita migliore a questi bimbi, o di assicurare alla giustizia coloro che commettono crimini, ben venga l’utilizzo delle impronte digitali. D'altronde l’utilizzo dei dati biometrici per il riconoscimento dell’identità non è cosa nuova per l’Europa difatti, già dal 2006, la UE ha reso obbligatorio il passaporto con foto digitale introducendo, nel 2007, un chip per le impronte, tale direttiva è in attesa di essere recepita dai Paesi membri entro il 2009. La normativa si occupa di passaporti perché questi sono l’unico documento personale su cui abbia competenza l’Europa. Per quanto attiene le carte di identità la competenza è dei singoli stati, che in alcuni casi, hanno già prodotto provvedimenti attinenti le rilevazioni biometriche: 
· la Spagna dal 2002 rilascia carte di identità con impronte digitali; 
· la Germania dal 2009 introdurrà una carta di identità con foto digitale e impronte; 
· in Gran Bretagna da gennaio di quest’anno gli stranieri devono lasciare foto e impronta sia quando chiedono il visto d’ingresso che all’arrivo; 
· in Francia dal 2006 è in progetto una nuova carta d’identità contenente dati biometrici, ma nulla si sa circa i tempi e le modalità di attuazione. 
Negli USA gli stranieri sono obbligati a lasciare le impronte quando entrano nel Paese, non sono previste rilevazioni biometriche per passaporto e patente. In Italia al momento saranno “censiti” solo i Cittadini che vivono nei “campi nomadi” pertanto si attuerà una “schedatura” per chi vive in “campi” autorizzati e in insediamenti abusivi. Ma l’Italia come tutti sappiamo è il Paese dei compromessi, dove giustamente non si vuole discriminare nessuno e quindi in data 15 luglio 2008 il governo approva un provvedimento sulla sicurezza, nel quale si rendono obbligatorie impronte digitali e fotografia digitale su tutte le carte d’identità. La regola entrerà in vigore tra due anni, per dare tempo ai comuni di procurarsi i mezzi necessari a rendere effettiva la disposizione. Tale provvedimento votato bipartisan, (con il consenso di maggioranza e opposizione) trova anche l’approvazione del Garante per la privacy che alla presentazione in parlamento della relazione annuale dichiara : “sarebbe sbagliato un uso discriminatorio delle impronte, diverso è se il prelievo riguarda in linea generale tutti”. Comunque il fine ultimo sembra raggiunto, le impronte digitali saranno raccolte ed inserite in una banca dati al fine di un immediata identificazione. Ora come prossimo provvedimento si dovrebbe pensare a cosa fare quando troveranno persone ed in particolare bambini, con le impronte digitali cancellate definitivamente dalle proprie mani attraverso l’uso di acidi, rendendo impossibile l’identificazione. Concludendo posso affermare di essere pienamente d’accordo alla rilevazione delle impronte anche quando estesa a tutti i cittadini, come diceva Freud gli uomini rinunciano ad un po’ di felicità in cambio di maggiore sicurezza. Sul piatto della bilancia vanno poste le due esigenze per trovare il giusto equilibrio, consapevoli che più libertà vuol dire meno sicurezza e meno sicurezza più libertà.



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