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Teatro. "CHI HA PAURA DI ALDO MORO", un dramma sociale che ha segnato l'Italia

Una immagine dello spettacolo. (foto M. Caravella) ndr.

di Maria Caravella

BARI, 9 GIU. - Commovente, intrigante e melanconica al punto giusto, è la performance  in scena al Teatro Duse firmata da LA COMPAGNIA TEATRO PRISMA, in anteprima nazionale, dal titolo:"CHI HA PAURA DI ALDO MORO". Spettacolo teatrale in un  atto unico, scritto e diretto da Giovanni Gentile e brillantemente interpretato da una determinata Barbara Grilli. Ancora una volta Il sodalizio artistico  Gentile – Grilli ha fatto centro. Dopo il successo di “Palmina – Amara Terra mia”, che ancora a distanza di un anno sta regalando grandi soddisfazioni con una serie di repliche andate in scena nei teatri di tutta Italia, riscuotendo ovunque riconoscimenti soprattutto in  merito all’ impegno civile profuso dai protagonisti, oltre ai meritati riconoscimenti artistici, arriva un nuovo dramma sociale che ha sconvolto L'Italia. Questa volta Giovanni Gentile e Barbara Grilli affrontano sul palcoscenico con sensibilità e originalità  i 55 giorni del sequestro del Presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro. In poco più di un’ora il duo Gentile - Grilli ripercorre una delle  vicende  che hanno cambiato il corso della Storia d’Italia. Ripercorronno gli eventi di allora, guardandoli da più punti di vista, senza mai tralasciare il proprio. Il pubblico guardando dalla platea ha l'impressione di vedere da diverse angolazioni, come se ci fossero diverse telecamere a riprendere gli eventi sia concreti, sia riconducibili ai percorsi personali dei protagonisti. Ad esempio si intravede la fabbrica di Barbara Balzerani, una delle poche irriducibili, c'è poi Francesco Zizzi, che altro non chiedeva se non di fare onestamente il proprio lavoro, c'è il fragore dei cancelli delle carceri fisiche e metaforiche che vengono chiusi e riaperti in virtù di una promessa di pentimento. "L'indagine" tenta di dare delle risposte ai tanti dubbi posti dalla Commissione parlamentare, allora costituita, facendo emergere come tutto è stato gestito dalle Brigate Rosse fin dall’inizio. Gli autori parlano di un partito che fu disconosciuto dal suo stesso presidente che ritenne lo stesso "attore principe" della sua morte. Si tenta inoltre di riprendere il filo con quella generazione che, "da una parte e dall’altra della barricata", sconta ancora oggi lutti e dolore. L'idea della piéce è nata da un interesse personale di Giovanni Gentile manifestato fin dai tempi dell'Università. Secondo l'autore, il caso Moro rappresenta da un lato la radice di ciò che in Italia è successo dal 1980 ad oggi e dall'altro l'aver dimenticato in carcere tutta una generazione. I fatti narrati sono stati attinti da fonti giornalistiche o giunte a Gentile attraverso dialoghi e incontri con membri del commando di via Fani; incontri realizzati durante la scrittura dello spettacolo. Un incontro fondamentale e molto forte è stato quella con Barbara Balzerani.



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