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Economia. "Le Ico delle startup sono la più grossa truffa finanziaria di sempre"

"Le Ico delle startup sono la più grossa truffa finanziaria di sempre. (foto Agi) ndr.

di Redazione

ROMA, 25 OTT. (AGI) - L'uomo che ha ispirato Wolf of Wall Street si è espresso per la prima volta sul fenomeno dell'offerta iniziale di moneta delle neoimprese. Ed è un giudizio durissimo. Scheda: Cosa sono le Ico - L'opinione: I venditori di bolle e di sogni "Le Ico sono la più grande truffa di sempre". Parola di Jordan Belfort. L'uomo che ha ispirato The Wolf of Wall Street, film di Martin Scorsese con Leonardo Di Caprio, punta il dito contro le "Initial coin offering". Si tratta di un metodo di finanziamento che le startup stanno usando sempre di più: raccolgono moneta virtuale (come bitcoin) e in cambio offrono dei "gettoni digitali" (detti token) che si apprezzano o perdono valore in base al successo della società. 
Il mercato delle Ico cresce. In pochi giorni, alcuni progetti hanno raccolto milioni, ingolosendo nuove imprese a fare lo stesso. Dall'inizio dell'anno, scrive il Financial Times, 202 operazioni hanno ottenuto 3 miliardi di dollari. Con o senza un progetto compiuto. Sì, perché le Ico non hanno una regolamentazione e, di conseguenza, permettono alle società di incassare anche in assenza di un prodotto concreto (e talvolta anche senza un'idea precisa). Dall'altra parte, gli investitori sono privi di tutele. Se la startup fallisce, non produce nulla o perde valore, l'investimento va perduto senza possibilità di rivalsa. Per questo Belfort parla di una bolla che prima o poi "scoppierà in faccia alle persone". Non tutte le startup usano le Ico solo per spillare soldi. Anzi, sottolinea, "probabilmente l'85% non ha cattive intenzione. 
Ma basta un 5-10% di persone che provi a farlo perchè tutto diventi un disastro". Belfort, condannato a 22 mesi di carcere per frode e riciclaggio a causa delle sue disinibite condotte finanziarie, di "cattive intenzioni" se ne intende. Ma dice che le Ico "sono peggio di qualsiasi cosa abbia mai fatto". E non è il solo a criticarle. La Cina le ha vietate, mentre le autorità britanniche, per ora, si sono limitate a mettere in guardia gli investitori. Ad avallare le convinzioni dei critici c'è, in questi giorni, il caso Tezos. La startup, nata per costruire "una nuova blockchain" (la tecnologia su cui viaggiano le monete digitali), ha raccolto 232 milioni in bitcoin (una cifra cresciuta fino a 400 milioni grazie all'apprezzamento della criptovaluta). Ma i suoi fondatori stanno già bisticciando sulla spartizione dei fondi e al momento il progetto si è arenato. Risultato: il valore dei titoli che scommettono sul futuro della compagnia è crollato del 75% e due studi statunitensi stanno raccogliendo adesioni per avviare un'azione legale collettiva. 
"Adesso tutti vogliono entrare in questo mercato", spiega The Wolf of Wall Street, oggi autore e conferenziere di successo. "Non dico che le criptovalute siano una cattiva idea. Il problema sono le persone che la 'bastardizzanò".



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