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Taranto. Melucci: "Calenda benvenuto in Europa, nessuno può ricattare me e Taranto"

Calenda e Melucci sullo sfondo dell'Ilva (Foto L Manna) ndr.

di Luciano Manna


Regione Puglia e Comune di Taranto impugnano il DPCM
TARANTO, 29 NOV. – Il Comune di Taranto e la Regione Puglia decidono di impugnare il DPCM che approva l'Autorizzazione Integrata Ambientale del nuovo acquirente Ilva e nella tarda serata di ieri arriva la dura nota stampa del Ministero dello Sviluppo Economico che attribuisce al sindaco di Taranto Melucci e al presidente della regione Puglia Emiliano il rischio che questa azione possa compromettere l'operazione di cessione dello stabilimento Ilva di Taranto alla cordata Am Investco capitanata da ArcelorMittal, compresi gli interventi ambientali che questo decreto porterebbe. Condizionale d'obbligo dato che dal 2012 sono stati dedicati oltre dieci decreti (con questo DPCM siamo a 12) mirati alla questione ambientale e produttiva del siderurgico tarantino, tutti ben strutturati nella comunicazione ma altrettanto tutti privi di efficacia economica ed ambientale. Ad oggi, infatti, le imprese dell'indotto non possono pagare i propri dipendenti perché attendono i pagamenti conseguenti ai lavori già effettuati e sul fronte ambientale la situazione è più critica: il riesame AIA approvato nel 2012 rimane non attuato e le prescrizioni che dovevano essere ottemperate nel 2015, nella nuova domanda di AIA dell'acquirente, vengono promulgate con le scadenze posticipate sino al 2023.

E' molto dura la comunicazione che passa nella nota stampa del MISE firmata dal ministro Carlo Calenda e che sostiene, facendo riferimento sempre all'impugnazione del comune di Taranto e della regione Puglia, che "si tratta credo del primo caso al mondo in cui un investimento di riqualificazione industriale e ambientale di queste dimensioni viene osteggiato dai rappresentati del territorio che più ne beneficerà”.

Parole che oggi devono trovare spazio in un contesto storico particolare dove gli ex vertici aziendali Ilva ed esponenti politici ed istituzionali sono imputati nel processo penale in corso "Ambiente svenuto" dove vengono contestati vari reati tra i quali: associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento delle acque o di sostanze alimentari;  dove è ancora in essere un'altra indagine penale della Procura che indaga sulla gestione commissariale Ilva a partire dal 2013, e dove dal 2013 è aperta una procedura di infrazione, da parte della Commissione europea, nei confronti dell'Italia per le problematiche ambientali connesse all'Ilva di Taranto. E' proprio il caso di dire quindi "unico caso al mondo" dove si pretende di realizzare opere, come quella della copertura dei parchi, ignorando del tutto le norme ambientali che nella giurisprudenza quotidiana indicano chiaramente come agire di fronte a dati storici e recenti (relativi all'area parchi minerali con fonti Ilva e Arpa) che attestano contaminazione dei terreni e della falda.

Nella stessa serata arriva la risposta del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci che in un tweet scrive al ministro Calenda quanto segue: "io rispondo alla mia coscienza e ai tarantini, non al portafogli di qualche lobbista. Se l’acquisizione non rispetta l’ambiente e le nostre priorità è un problema di chi la ha permessa. Taranto non si fa violentare più, i ricatti non ci spaventano".

Di seguito la nota stampa diramata nella stessa serata dal sindaco Melucci: " Leggo le dichiarazioni che a tarda serata provengono dal Mise e ci sarebbe da prenderla a sorridere per quanto risultano ancora una volta scomposte e scarsamente istituzionali, se non fosse che toccano corde troppo delicate per poter lasciare spazio all’ilarità in questo giorno in cui Taranto urla basta. Basta coi trucchi, basta con i numeri al lotto, basta con gli sgarbi politici ed amministrativi, basta con la flagellazione sistematica di un intero territorio, basta con il furto del futuro dei nostri bambini: si va al TAR, se in questo Paese esistono ancora dei valori non negoziabili dinnanzi al mercato, e magari ora non ci si ferma nemmeno alla giurisprudenza nazionale.

Avevo allertato ministri e viceministri, anche quelli pronti a ricandidarsi a marzo in Puglia, che con Taranto non si poteva scherzare più. Ma nulla, abituati come sono a parlare per slogan e a non dare seguito formale alle parole, mi hanno considerato loro simile. Eppure ero stato chiaro. Avevo chiesto un tavolo esclusivo per Taranto e mi hanno invitato insieme a una quarantina di altri enti. E ho educatamente declinato l’invito. Non disertato. Con una lettera inequivocabile e sentita dall'intera comunità che mi onoro di guidare: le parole sono importanti per chi, come me, dà ad esse ancora un significato di verità e valore. Prendo atto che questo governo a scadenza non dimostra di tenere ad intessere rapporti costruttivi con Taranto. Sanno evidentemente che a breve non ricopriranno più quei ruoli e si prendono delle libertà che altrimenti non si prenderebbero. Nessun governo della civile Europa si permetterebbe di rivolgersi così al sindaco di una città martoriata, di mettere le questioni economico-occupazionali dinnanzi a quelle della salute e dell’ambiente. Mi rammarica constatare solo che si tratti di un governo di centrosinistra, del mio partito. Quanto questo governo abbia ormai tradito gli ideali del centrosinistra lo lascio giudicare ai politologi e ai cittadini.

Spiacente, queste sono battaglie che non possono tenere conto di una corrente o di una tessera di partito. Anche di un certo modo di fare sindacato. Taranto non si fa ricattare più. Impugnare un Dpcm immorale mette a rischio la vendita di Ilva? Pazienza. Benvenuti in Europa, terzo millennio. Vuol dire che l'acquirente non era così convinto della più impegnativa operazione di riqualificazione industriale della storia del nostro Paese. Vuol dire che il fragile piano industriale non conteneva una grande prospettiva temporale. Vuol dire che occorreva soltanto un pretesto a tutti per sfuggire da una pessima procedura. Cosa meglio di un capro espiatorio tarantino? Film già visto, governo poco creativo.

Se al contrario, come io credo ancora, l'investitore è serio e deciderà di puntare comunque su Taranto, senza farsi condurre fuori strada da governo e commissari, si comprenderà che è la città di Taranto il principale interlocutore, l'unico che può a ragione porre la parola fine alla vicenda, in un modo o nell'altro, e senza che vengano tralasciate alcune delle variabili poste oggi dai tarantini.

Venga a Taranto a parlare di miliardi di progetti, il ministro Calenda. Venga qui il viceministro Bellanova a dirlo alle associazioni di cittadini e genitori tarantini che devono attendere il 2023 prima che si valuti quanto e come si ammalano irrimediabilmente. Vengano i commissari a spiegare in piazza alle nostre imprese che in quei miliardi non si trova il becco di un quattrino per l'indotto, mentre imprese lombarde e liguri ancora lucrano in questo momento in uno stabilimento moribondo.

Che guardino negli occhi orfani, malati e lavoratori tarantini e dicano che l'acquisizione è a rischio, se per caso il sindaco o il governatore si azzardano a scandalizzarsi davanti ai fiumi rossi della città nei giorni di pioggia.

No, nessun ministro verrà qui a fare questo. Io i miei concittadini voglio incontrarli per le vie e voglio poterli abbracciare senza vergogna, per questo vado avanti, in tutte le sedi opportune. Lo scorso 29 giugno ho giurato sulla costituzione, per difendere diritti inalienabili, non devo fedeltà cieca a nessun partito. Rispondo ai cittadini, e ripeto: nessuno può ricattare me e Taranto. Nessuno".



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