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Foggia. Terremoto in casa Forza Italia: Di Donna, suocero del Sindaco Landella, indagato dalla Procura di Foggia per appalti ATAF

La sede dell'ATAF (foto Web) ndr.
di Nico Baratta

FOGGIA, 26 GEN. - A poco meno dell’apertura ufficiale della campagna elettorale per le politiche 2018, dove il cognome “Di Donna” è tra quelli che potrebbero essere inseriti nelle liste elettorali di Forza Italia per la candidatura di Michaela, cognata dell’attuale sindaco di Foggia, Franco Landella, la Procura di Foggia ha aperto un fascicolo a carico anche di Massimino, padre della probabile candidante e suocero del Sindaco. Difatti, in un articolo comparso questa mattina sul quotidiano “Repubblica”, nella pagina dell’edizione di Bari, a firma di Antonello Cassano e Giuliano Foschini, si parla di “Un gruppo di potere che farebbe da padrone nel Comune di Foggia, gestendo parte degli appalti pubblici della città. Per esempio quelli della società Ataf”. 
L'ATAF -Azienda Trasporti Automobilistici Foggia- è l'azienda cittadina che si occupa del trasporto pubblico, divenuta nell'anno 2001 una S.p.A., a totale partecipazione del Comune di Foggia.

La notizia ha scosso la città e soprattutto la forza politica di appartenenza di Landella, Forza Italia, poiché sarebbe una mannaia sulla figlia di Massimino, ovvero Michaela, che avrebbe espresso la volontà di candidarsi alla elezioni politiche del 4 marzo prossimo. Ma sarebbe anche, e in particolare, un colpo duro all’attuale amministrazione comunale, Sindaco in primis, giacché i Di Donna sono i familiari di Landella. Ovviamente tutto è ancora in fase di indagine, dove non vi sono colpevoli ma solo indagati, perciò non condannati, sia chiaro. Sembra l’ennesimo colpo duro, a fronte delle imminenti elezioni, contro una parte di una classe politica e in particolare contro Michaela Di Donna e, per consequenzialità familiare, contro il Sindaco Landella. Resta inteso che nel procedimento investigativo in corso non compaiono i nomi di questi ultimi due soggetti, pertanto è doveroso non assoggettare loro affinità legali.

Entrando nel vivo dell’articolo di Repubblica, si legge a proposito dell’Ataf: “La Procura di Foggia sta infatti indagando su alcuni esponenti del centrodestra pugliese di Capitanata: tra loro Massimino Di Donna, suocero del sindaco Franco Landella….” Pare ovvio, secondo quanto riportato da Repubblica, la centralità ricoperta da Massimino Di Donna, tant’è che La Procura foggiana nella giornata di ieri ha disposto, come prassi, la perquisizione dell’abitazione dello stesso Massimino e di altre persone iscritte nel registro degli indagati, ovvero del Direttore Generale dell’Ataf, Massimo Dicecca, del Presidente del CDA Ataf, Rosario Raffaele Ferrantino, di un funzionario dell’Ataf, Leonardo Ciuffreda, di Giovanni Longobardo, Michele Di Maio, Sergio Giannini, Massimo Rendinella e Marco Damiano. A loro è contestata la turbativa d’asta. 

Il ruolo del Di Donna, come detto, pare centrale. Infatti, e sempre quanto riportato su Repubblica e nel decreto di perquisizione, c’è scritto che: “…dagli atti di indagine appare in grado di influire sulle procedure di gara, avvalendosi dei suoi stretti rapporti con il sindaco di Foggia, suo affine…”. Inoltre, nel decreto di perquisizione è ben definita la motivazione: ”…questo gruppo avvalendosi di mezzi fraudolenti, avrebbe gestito tutto, dall’acquisto di autobus, alle polizze assicurative fino al noleggio degli spazi pubblicitari sui mezzi… Alla luce delle indagini svolte vi è infatti il fondato motivo di ritenere che i suindicati indagati abbiano gestito illecitamente le procedure di gara…”.

La turbativa d’asta contestata riguarderebbe aggiudicazioni di gare per la stipula della polizia assicurativa RC Auto dei mezzi aziendali utilizzati dall’Ataf, quella del contratto di vendita di dieci autobus urbani a gasolio e quella degli spazi pubblicitari presenti sugli autobus dell’azienda. Ed è qui che la Procura di Foggia punta il dito contro Massimino Di Donna, affermando, come riportato nell’articolo di Repubblica: “…è lui che rivestirebbe il ruolo di istigatore per l’affidamento illecito del servizio in favore della società di Giannini, predisponendo insieme l’avviso pubblico. In cambio le imprese di Giannini e Damiano avrebbero effettuato lavori di ristrutturazione nella casa di Di Donna…”. Insomma, secondo gli inquirenti e ciò che riporta Repubblica il Di Donna sarebbe il cardine per l’aggiudicazione delle gare di appalto, come per esempio quella che riguarderebbe il servizio di manutenzione degli impianti antincendio dei parcheggi gestiti dalla stessa ATAF, nello specifico quelli del Ginnetto, il Russo e lo Zuretti. 

Immediatamente con una email indirizzata agli organi di stampa è giunta la ferma risposta dell’Avvocato Michele Curtotti, tra l’altro anche legale di Michaela Di Donna, Raffaele Ferrantino, Marco Damiano e Sergio Giannini, che stigmatizza la scelta della redazione di Bari di Repubblica nel comporre un articolo che accosta l’indagine a nomi estranei, tuonando che, nel precipuo caso politico, sarebbe una strumentalizzazione politica. Di seguito la nota stampa dell’Avv. Curtotti
«In relazione alle notizie di stampa sulle perquisizioni effettuate per presunti illeciti nella gestione di gare d’appalto della società Ataf SpA, ritengo opportuno, in qualità di difensore, tra gli altri, del presidente dell’azienda, avvocato Raffaele Ferrantino, e del signor Massimo Di Donna, precisare quanto segue:
L’unico atto, allo stato, notificato agli indagati, è un provvedimento di perquisizione finalizzato alla ricerca di elementi di prova. È chiaro, quindi, che si tratta di doverosi accertamenti d’indagine, disposti dalla Procura della Repubblica di Foggia con apprezzabile e prudente scrupolo investigativo. Far diventare tale attività, peraltro coperta da segreto, una “notizia da prima pagina” – strumentalizzando per fini evidentemente politici una notizia di cronaca giudiziaria – è un malvezzo a cui non è possibile abituarsi. È appena il caso di ricordare che, allo stato, non vi è una imputazione cristallizzata, bensì soltanto una ipotesi investigativa che meriterebbe maggior rispetto da parte di quanti sono chiamati al doveroso ma delicato compito di informare l’opinione pubblica. A tal proposito, nell’evidenziare che tutti gli indagati attendono serenamente gli esiti di tali accertamenti e sono pronti, quando e se sarà necessario, a chiarire le proprie posizioni, devo fortemente stigmatizzare la scelta dell’edizione di Bari del quotidiano La Repubblica – ripresa poi da altre testate giornalistiche locali – di accostare ad una indagine, lo si ribadisce ancora nelle sue fasi iniziali, l’esponente di Forza Italia Michaela Di Donna, del tutto estranea ai fatti.»

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