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Donne: “Genocidio nascosto”

di Nico Baratta

FOGGIA  - “Nepote mije, tu è studià. Tu è n’ghianà sop a u ciucc” (Nipote mia, tu devi studiare. Tu devi salire sopra l’asinello). Con queste parole, tradizionali ma molto significative che rappresentano il territorio cui appartiene e per cui lavora, la Senatrice Colomba Mongiello (PD) (nella foto) è intervenuta al Convegno “Abuso e maltrattamento: usciamo dall’ombra”. Organizzato dall’associazione socio – culturale “Donne Insieme” di Foggia (che si occupa di dar voce e assistenza prevalentemente a donne, a bambini e uomini, vittime di violenze) e dal Comune di Foggia, con il patrocino del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Puglia, della Provincia di Foggia, dall’ASL e dall’Università degli Studi di Foggia, con il contributo di alcune cooperative e aziende private locali, sabato 24 novembre, presso l’auditorium palazzo AMGAS del capoluogo dauno, il convegno ha voluto porre in evidenza i molti e artefatti aspetti della violenza che subiscono le donne, e non solo. Una violenza spesso subdola e latente, molto silenziosa, che s’insidia e si consuma frequentemente tra le mura domestiche, una violenza sottaciuta che mina l’equilibrio sociale di intere comunità, oltre ad arrecare danni psico-fisici alle vittime.

In anticipo alla “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, svolta domenica 25 novembre, al convegno son stati evidenziati temi che oggigiorno sembrano essere identici a quelli del lontano medioevo, dove la donna era solo un oggetto, un essere inutile da utilizzare al bisogno. Difatti i numeri parlano chiari: il 71% delle donne di tutto il mondo vengono uccise tra le mura domestiche. Un dato che fa rabbrividire l’opinione pubblica ma che non smuove quanto dovrebbe coscienze a porre fine a questo “femminicidio”, un genocidio nascosto, dove il 91,6% di chi subisce la violenza non denuncia la brutalità fisica subita, mentre il 42,3% la subisce psicologicamente con intimidazioni, emarginazione, con il controllo della propria vita. Oggetto di violenza non è solo la donna, di ogni età e ceto sociale; lo sono anche i bambini, il 62,4%, spesso violentati psicologicamente, oltre fisicamente, spettatori obbligati del male consumato. Al convegno erano presenti molte personalità del mondo politico, delle associazioni, delle istituzioni. Ma la presenza più rilevante è stata quella di alcune classi del Liceo Artistico Peruggini di Foggia e dei soci dell’associazione Donne Insieme con la loro presidente Celestina Guastamacchia e la fondatrice storica Annarita Palmieri.

A presiedere il tavolo di dialogo c’era il Sindaco di Foggia, l’ing. Gianni Mongelli, la Senatrice Colomba Mongiello (PD), gli Assessori alle Politiche Sociali del capoluogo dauno e della Regione Puglia, rispettivamente Pasquale Pellegrino (UdiCAP) e Elena Gentile (PD) il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Avv. Maria Teresa Nigro, il Dirigente del Comune di Foggia per l’Ambito Territoriale, Dott. Ernesto Festa, la giornalista Antonella Caruso, moderatrice. «Foggia, seppur nella sua recente aggressività a esercenti, non è una città violenta per le donne –ha affermato Mongelli- . Deve trovare dentro di se la forza per combattere le forme violente. La violenza più odiosa alle nostre compagne di vita, le donne -ha proseguito il Sindaco-, va combattuta con la denuncia. Le donne devono aver fiducia in loro e nelle istituzioni, in particolar modo quelle giovani che si affacciano a vivere la loro autonomia. Chi fa del male alle donne è più odioso perché è colui che le tenute tra le braccia –ha concluso Mongelli-». In quest’ottica di preservare una vita, tante vite, e non solo delle donne, si colloca perfettamente il progetto del Centro Antiviolenza messo a punto dal Comune di Foggia e l’associazione Donne Insieme. Un numero verde, 800.180903, uno sportello come Punto d’ascolto e di accoglienza, sono solo alcuni dei servizi funzionanti del Centro Antiviolenza gestito volontariamente dai soci di Donne Insieme, attivi 24 h su 24. Il prossimo passo, importante, sarà l’istituzione della “Casa rifugio per donne vittime di violenza” realizzata, con livello sovra-ambito, dall’Amministrazione Provinciale, associando tutti gli Ambiti Territoriali della provincia di Foggia.

Il Centro Antiviolenza, ed è doveroso ricordalo sempre, svolge attività di assistenza sociale, consulenza psicologica e legale, accompagnamento nel rapporto con Enti e Istituzioni, gruppi d’aiuto con un’equipe multidisciplinare integrata costituita da personale specializzato nelle rispettive materie e da quello dell’ASL. «Violenza fisica, violenza sessuale, violenza psicologica, violenza economica, stalking, cyberstalking, mobbing, sono all’ordine del giorno per il lavoro di chi opera nei centri antiviolenza –hanno ribadito Celestina Guastamacchia e Annarita Palmieri-. Crimini efferati contro il genere umano più indifeso e minacciato da prepotenze omertose affrontati con esemplare umanità e professionalità dai tecnici che il Comune e l’Asl di Foggia ha messo a disposizione per il Centro Antiviolenza coadiuvati dai nostri soci volontari. Noi dell’associazione Donne Insieme, con il prezioso contributo delle Forze dell’Ordine, saremo sempre in prima linea per offrire un aiuto e un tetto chi ce lo chiederà. Con l’apertura della Casa rifugio per donne vittime di violenza –hanno terminato le due socie di Donne Insieme- la città di Foggia e la sua intera provincia sarà in grado di offrire maggiori strumenti, sostegno e calore umano. Ringraziamo tutti i soci che operano volontariamente e coraggiosamente, spesso mettendo da parte la loro vita per offrirsi agli altri». «La violenza sulle donne è un abuso e un controllo – ha ribadito il dott. Festa-.

Anticamente era una pratica diffusa, consuetudinaria tra le genti che uccideva l’infante deforme (nato e già morto, direi…) e relegava la donna a pratiche poco umane, spesso solo sessuali. Una forma di controllo, ribadisco, atta a selezionare la specie». E proprio questo duro, ma significativo, pensiero, fa ritornare alla mente il raccapricciante “omicidio del casolare”, consumato a San Severo nel 1994, dove una giovane donna, Stefania Delli Quadri, fu uccisa a soli 15 anni da suo cugino con la complicità del fratello della giovane donna. Sequestrata, picchiata, colpita a morte, Stefania lottò con tutte le sue forze per opporsi alle carnali attenzioni del suo futuro assassino che, non potendola “avere”, la uccise. Nel mondo di questi casi ne accadono ogni giorno, anche in Italia che, purtroppo, non riesce ad arginarli del tutto, causando indirettamente l’omertà delle vittime. Uno stato di fatto che passa sotto tono avvallato dai pochi servizi finora messi in campo e che a breve saranno potenziati da un Welfare che pur programmando lodevoli iniziative, stenta a essere finanziato. Basti sapere che a fronte delle crescenti richieste di aiuto, oltre 5000, in Italia i “posti letto socialmente riconosciuti” sono 500. «Sono trascorsi più di 50 anni da quando le tre sorelle Mirabal (Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa e Patria Mercedes), il 25 novembre 1960, furono assassinate perché si erano opposte alla tirannia di un governo brutale come quello di Rafael Leonidas Trujillo, nella Repubblica Dominicana. Trucidate mentre andavano a trovare i propri mariti in carcere -ha commentato l’Avv. Maria Teresa Nigro-. L’ONU, per questo e su indicazione persistente di un gruppo di donne riunitesi in un consesso femminista a Bogotà, nel 1981 designò - con la risoluzione 54/134 del 1999 - il 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

Oggi, - ha proseguito l’Avv. Nigro- è doveroso instituire il “Registro nazionale a tutela delle associazioni che combattano la violenza di genere”. Se ne discute al Ministero e, congiuntamente al lavoro delle Forze dell’Ordine, a breve il relativo Dipartimento delle Pari Opportunità avrà una banca dati da utilizzare sia per una campagna di sensibilizzazione con mezzi informativi e comunicativi, sia per studiare nuove forme che incentivino il rafforzamento di centri contro la violenza di genere. Un lavoro che ci vede impegnati –ha terminato l’Avv. Nigro- a 360° su questa forma di violenza, avvallata da una incalzante richiesta di un’opinione pubblica che vorrebbe il corpo femminile non più associato a forme pubblicistiche dove le prepotenze sessiste dei media fa della donna lo stereotipo del possesso, della mercificazione e del piacere». Un impegno da cogliere e farne una promessa a garanzia di nuove regole e leggi, che, e si spera, intensifichi l’azione di sensibilizzazione e coinvolgimento di chi ora ha paura, vittima o spettatore che sia, che un domani potrebbe diventarne parte lesa. «Le politiche di welfare non possono essere considerate in costi –ha affermato l’assessore Gentile-; con il prossimo governo, qualunque esso sia, bisognerà cambiare strategia, semmai operando per ripristinare i tagli attuali imposti da Monti. Non più attese e scioperi della fame davanti al Ministero. Le risorse del Piano di Zona della Regione Puglia fornite al Comune di Foggia devono essere utilizzate, congiuntamente a quelle europee, -ha terminato Elena Gentile- per un welfare paritario e contributo prezioso per le associazioni che lavorano a tal fine». Ma le Istituzioni presenti non erano solo italiane. Seppur con un video messaggio per impegni istituzionali, al convegno ha partecipato l’On. Barbara Matera (PDL), europarlamentare Vicepresidente Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere.

Dopo i doverosi saluti, l’On. Matera ha voluto ribadire l’impegno che ha il Parlamento Europeo per combattere la violenza contro le donne, compresa quella domestica. Difatti, l’Onorevole, ha ricordato alla platea (che ricordo era gremita da giovani donne delle scuole superiori) che il 20 novembre si è svolta un’assemblea plenaria a Strasburgo dove è stata presentata una dichiarazione scritta chiedendo agli stati membri di agire, di adottare strategie per politiche consensuali mirate a debellare l’atroce problema. «Nel contesto europeo esiste già un programma che si occupa della violenza non solo nei confronti delle donne, ma anche verso bambini e adolescenti –ha dichiarato l’europarlamentare Matera-. Il Programma DAPHNE, giunto alla sua terza edizione, per il periodo 2007 – 2013, mira a prevenire e combattere ogni forma di violenza, e a proteggere le vittime e i gruppi a rischio, al fine di garantire un alto livello di protezione della salute fisica e mentale». Tanta carne al fuoco con rispettivi argomenti, proposte, considerazioni e promesse, che lasciano presagire che sia il genocidio nascosto o femminicidio, sia le violenze occulte e subdole tra le mura domestiche inflitte a donne, bambini e uomini, a breve potrebbero essere, finalmente, smascherate e fornire aiuti a chi le subisce. Aiuti, volontari e istituzionali, che oggi però sono merce rara e fornita da associazioni specifiche, spesso vittime di intimidazioni. Non lasciamo morire la speranza vanificando il lavoro di volontari; diamo una mano comune sia a chi si mette in gioco per difendere la vita, sia a chi vorrebbe denunciare le proprie violenze subite.








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