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Foggia. Meno costi della politica per meno macerie cittadine

Il Comune di Foggia. (foto) ndr.
Foggia, 18 mag - I costi della politica da sempre sono oggetto di discussione. Dai gruppi formalmente costituiti alle piazze, il denaro pubblico speso per far politica son sempre troppi. I casi più recenti sulle diarie dei parlamentari sono l’ennesimo gossip cui tutti noi comuni cittadini siamo sottoposti dai mass media. E non solo per le diarie dei grillini, bensì per quelle extra large di commissioni e commissari “ad acta” sempre più presenti in comuni falliti per leggi salva faccia più che salva Stato.
Diarie dei grillini, un problema “non problema” che trova la risposta in quel regolamento firmato anzitempo la candidatura, che però non “regolamenta” il tam tam internettiano dove la libertà d’opinione si confonde alterata con una sentenza di fatto.  Il caso di Antonio Venturino, vice presidente vicario dell'Assemblea regionale siciliana, è l’ultimo tassello di una sequela che a breve farà tabula rasa nel M5S se il Grillo nazionale non corre ai ripari: il radicalismo perpetuo non ripaga se questo non da fiato a chi si rapporta con la gente. Seguire le regole è prioritario, specie se sottoscritte, ma utilizzarle per sfoltire laddove è possibile smussare credo debba essere un passo da affrontare. Non giustifico Venturino ma aborro la guerra internettiana voluta e studiata al caso. Si sbaglia, ma nessuno deve passare sotto la gogna del boia se siamo in democrazia. E come affermò Enrico Sassoon che mette in risalto come la rete non significhi democrazia, bensì sia solo uno strumento che se usato male possa rappresentare un attentato alla stessa democrazia, semmai tentando di fare crowdsourcing politico, io ribadisco il mio pensiero, libero e politicamente attivo laddove riconosco i valori sociali, umani, di scelta che da anni ho perseguito, tale da essere pronto per altre interessanti vie e sfide politiche.
Nel nostro piccolo, a Foggia, i costi della politica ci sono, anche gli sprechi che son forse di più. Quattro anni dell’attuale amministrazione non son bastati a riportare serenità in una comunità segnata anzitempo dall’attuale miserevole stato sociale. Tuttavia un anno, il rimanente, non risolverà il problema.
La piazza chiede giustizia, un’altra grida vendetta: per fortuna che quest’ultima è limitata e non da gruppi che la contengono, come qualcuno lassù vorrebbe far credere, bensì dall’intelligente consapevolezza che un ritorno al voto potrebbe cambiar volti e modi di fare.
In piazza c’è gente capace di far ciò ma deve comprendere che non è la denuncia a far sortire dal popolo la volontà della scelta, sono i programmi, le proposte, il democratico confronto politico sui temi cari alla cittadinanza. Qualcuno lo ha compreso ma è bloccato da disapprovazioni della massa con cui s’interfaccia, altri glissano il confronto ponendosi al centro laddove l’immortale prova li cementa.
Analizzando, invece, chi oggi ci rappresenta, o rappresenta chi li ha votati, al Comune di Foggia di gente con capacità innovative esiste, sempre che non si faccia bloccare da promesse a lungo termine. Giovani della politica foggiana, di qualunque casacca, che nel Consiglio Comunale hanno fatto scelte importanti e spesso coraggiose, dove si son visti etichettare come vecchi nella politica e che invece hanno dimostrato responsabilità istituzionale. Certo, non sempre hanno votato contro, ma fa parte dell’andamento equilibrato dell’assise, altrimenti oggi avremmo in quel contesto tanti indipendenti e ciò non va bene. Scelte che domani potrebbero rivelarsi importanti per la longevità di Foggia e del suo sistema produttivo, valutazioni a volte contestate perché non erano gradite al “pelo bianco” di turno. Scelte che hanno dimostrato capacità soggettive per instaurare nuovi equilibri con nuove forze politiche in virtù di quel tanto atteso cambio di regime pensando a una Foggia migliore un domani rappresentata anche da nuove leve, cui contestualmente dovranno dialogare.
Oggi si pensa solo al cambiamento e alla presa della Bastiglia: va bene, ma non è ammissibile né salutare avere monocolori in aule consiliari, anche di maggioranza, ne verrebbe meno la democrazia, anche liquida se preferite.
Proprio ieri il Consiglio Comunale di Foggia all’unanimità ha approvato il taglio di alcuni costi della politica, riducendo a 10 ore settimanali (non più di 2 ore al giorno, dalle 11:15 alle 13:15) le sedute delle commissioni consiliari abbattendo le spese del 60% e quelle delle circoscrizioni del 40%. Un abbattimento dei costi che va oltre quelli previsti dalla Legge 267 del 2000 in materia di ordinamento degli enti locali, ovvero il  "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", che prevedevano massimo 15 ore a settimana (si legga il Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale, in cui la dirigenza dell'Ente aveva previsto più ore). Un passo in avanti verso le molteplici esigenze di una comunità prossima agli stenti, che nei giovani in politica intravede speranze future. Raffaele Piemontese, Presidente del Consiglio Comunale di Foggia, seppur veterano in un partito che a Foggia ha segnato negativamente il suo futuro, non è lontano da scelte di riduzione dei costi. In precedenza aveva dato prima segni poi fatto azioni in merito. «Si tratta di una decisione che testimonia la volontà di recuperare razionalità nel funzionamento degli organi consiliari, di ridurre sprechi non più tollerabili e anche di sacrificare qualcosa in più rispetto a impegni politici sempre più gravosi» ha replicato Piemontese. Dello stesso parere è Leonardo De Santis, consigliere comunale di SEL, eletto nel 2009 nelle file della lista civica Mongelli, che dopo aver esposto il risultato della riduzione delle ore, ha stretto un patto con la città affermando «Con ciò mi faccio carico politicamente del periodo di crisi approvando, redigendo e relazionando il nuovo regolamento». Due giovani in politica, chi per età, chi per esperienza diretta, in cui credo che ragionando democraticamente e senza caustiche alterazioni della materia in oggetto, Foggia potrebbe riavere la sua buona immagine. E con loro altri giovani, chi della maggioranza, chi dell’opposizione.
Riduzione dei costi della politica, un passo in avanti per il futuro di Foggia, soldi da spendere per ossigenare la città, riavviarla al lavoro (e non spandere come da vent’anni s’è fatto). Soldi che dovrebbero arrivare anche dal recupero di spese di dirigenti super pagati a fronte del loro misero operato se Foggia è ridotta ai minimi termini. E qui Bruno Longo ha colto nel segno, colpevolizzando una tecnostruttura inerme.
Resta inteso, impegno dei politici a parte, che tra un anno Foggia ritornerà al voto amministrativo e chi si avvicenderà all’attuale Sindaco ha l’obbligo morale, etico, politico e amministrativo di metter in campo nuove forze con un programma ben strutturato che a breve termine deve dar risposte e che faccia risalire la china di una città con azioni chiare e senza troppi mugugni di chi lo sosterrà nel futuro.  Foggia lo esige e gli alterchi per un posto assessorile o altri incarichi non devono più inficiare lo svolgimento dei lavori di rimozione delle macerie foggiane.





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